“Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch’infiammò già ne’ fieri petti umani
un’infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.”
Comincia così un poema tragicomico poco conosciuto, intitolato “La secchia rapita”, scritto da Alessandro Tassoni tra il 1614 ed il 1622, per raccontare un conflitto che vide contrapposte nel 1325 le città di Modena e Bologna. La prima di fazione ghibellina, l’altra di parte guelfa, già negli anni precedenti se l’erano date di santa ragione, ma quella che passò alla storia come la Battaglia di Zappolino determinò la supremazia di una sull’altra, anche se gli screzi continuarono fino alla calata di Carlo I di Spagna in Italia, che costrinse le due città ad unirsi contro il nemico comune. Bologna con un esercito di 32 mila uomini marciò su Modena che ne aveva poco più di 7000, ma nonostante l’inferiorità numerica vinse, mettendo in fuga gli avversari, lasciando, purtroppo, 2000 soldati sul campo. La leggenda vuole che a scatenare la battaglia finale fu il furto di un secchio di legno da un pozzo appartenente ai bolognesi, mentre la realtà, sembra racconti che il manufatto fu rubato durante la fuga degli sconfitti. Sta di fatto che il secchio ancor oggi è visibile nel municipio di Modena a ricordare a tutti che la guerra è sempre la soluzione più stupida.

Altro paese, altro oggetto di luogo comune che, però, fece esplodere una situazione politica e religiosa, già da sola, altamente infiammabile. Nella Scozia del XVII secolo le frizioni tra protestanti e cattolici erano ormai all’ordine del giorno e contrapponevano re Carlo I ad un gruppo aderente ad un movimento politico religioso chiamato i Covenanter. In poche parole, il re aveva imposto un nuovo libro di preghiere per sottolineare l’autorità regale ed anglicana nel paese che, invece, era a maggioranza cattolica e presbiteriana. Durante un comizio dell’arcivescovo William Loud, una donna prese uno sgabello e glielo lanciò dietro in segno di disapprovazione, dando il via a due guerre che presero il nome di guerra dei vescovi o guerra dello sgabello. Riunito un piccolo esercito, la Scozia scacciò per prima cosa Loud e abolì l’episcopato in tutto il regno. Questi due conflitti furono il preludio per una guerra civile che infiammò tutta l’Inghilterra, al termine della quale re Carlo ci rimise la testa.

Se secchi di legno e sgabelli non sono abbastanza per far capire quanto le guerre possano essere stupide, allora quella del maiale che, per poco, non scoppiò tra Stati Uniti e Regno Unito potrebbero farvi cambiare idea. Nel 1859 le due nazioni si contendevano i confini nazionali che correvano tra le isole San Juan poste tra l’isola di Vancouver e la terra ferma. La situazione era abbastanza complicata e per semplificarla, diciamo che, al termine, di accese discussione, le due diplomazie si riunirono per ben cinque volte, senza riuscire mai a trovare un accordo che soddisfacesse pienamente entrambe le parti, per cui tutte e due reclamavano il possesso delle isole. Gli inglesi, spronati dalla “Compagnia della baia di Hudson” trasformarono l’isola di San Juan in un ranch di pecore, mentre tredici coloni americani si insediarono a debita distanza, conservando il potenziale stallo. Il 15 giugno 1859 un contadino statunitense, tale Lyman Cutlar trovò per l’ennesima volta un maiale di razza Large Black che mangiava le sue patate e preso dalla rabbia lo fece fuori. In poco tempo si scoprì che il suino apparteneva ad un cittadino inglese, Charles Griffin, che era anche custode delle pecore del ranch, il quale, subito, andò a chiedere un risarcimento. L’americano offrì 10 dollari, che oggi sarebbero circa 400. Griffin rifiutò, sparando la cifra enorme di 100 dollari che, naturalmente la controparte si rifiutò di pagare.

L’epica del tempo racconta che Cutlar si lamentò dicendo che “Il maiale stava mangiando le mie patate” e l’altro rispose “Stava a te mantenere le tue patate fuori dalla portata del mio maiale”. Sta di fatto che le autorità britanniche minacciarono seriamente di arrestare Griffin, il quale, per tutta risposta, chiese la protezione del governo statunitense che non tardò ad arrivare. Il generale Harney inviò 66 soldati di fanteria per impedire ai britannici di sbarcare sull’isola. Gli inglesi risposero inviando tre navi da guerra, innescando un escalation che nel gito di due mesi vide 461 fanti americani dotati di 14 cannoni contrapposti a cinque navi da guerra britanniche, con a bordo 2140 uomini e 70 cannoni. Il governatore dell’isola di Vancouver James Douglas ordinò al contrammiraglio Baynes di sbarcare sull’isola e annientare il nemico, ma questi in un attimo di lucidità si rifiutò, affermando che “Due grandi nazioni non possono farsi la guerra per un maiale”. La storia però non finì lì perché i due eserciti si barricarono ognuno sulle proprie postazioni, in atteggiamento di difesa, fintanto che la notizia di ciò che stava avvenendo non giunse a Washington e a Londra, dove i governanti, scioccati dall’evolvere dea situazione, decisero di mandare emissari per cercare di trovare una soluzione pacifica a quella strana disputa. Fu deciso che tutte e due le nazioni potevano presidiare l’isola con non più di 100 uomini a testa, entrambi furono anche autorizzati a costruire un forte alle estremità dell’isola. Con gli anni la tensione calò e i ranger attuali spiegano ai visitatori che in quel lasso di tempo i pericoli maggiori erano determinati dall’enorme volume di alcol disponibile.

La storia ci insegna questo, che i conflitti possono scaturire per motivi davvero stupidi, ma che, se le parti convenute si fermano a pensare un attimo, c’è sempre un momento in cui ci si può fermare e trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Personalmente credo che un buon arrosto di maiale con contorno di patate può essere la panacea di tutti i mali.
