Il più noto e longevo fumetto italiano: Tex Willer, personaggio western immaginario creato da Giovanni Luigi Bonelli e dal disegnatore Aurelio Galeppini nel 1948, deve una parte del suo successo a due disegnatori di Codogno, in provincia di Lodi: Virgilio Muzzi che Sergio Bonelli aveva definito il “Papà di Tex” e Mario Uggeri, che fece il suo esordio nel mondo del fumetto nel 1945. Ricordava Uggeri: “Avrei dovuto fare il perito industriale, ma durante la guerra venni fatto prigioniero. Nel campo di sterminio di Dachau mi ammalai ai polmoni. Tornato in Italia dovetti rimediare un altro lavoro. Disegnare mi piaceva. Un amico aveva tentato, senza fortuna, un concorso per illustratore. Ci provai anch’io. Venni assunto”. Di quegli anni trascorsi in Germania, Mario non è mai stato prolisso di particolari: troppo atroci. Ma non ne faceva comunque mistero, anzi: “La storia – ripeteva sempre all’amata moglie Pina e alle figlie Beatrice e Gloria – va tramandata perché bisogna perdonare, ma mai dimenticare“. Uggeri spiegava che lui di fumetto non ne sapeva nulla e che non poteva far altro che fare quello che facevano tutti: osservare Alex Raymond, fumettista statunitense, noto per aver creato Flash Gordon nel 1934. Nel 1948 Uggeri passò a collaborare con Bonelli e durante questo periodo realizzò due storie di Tex. Il suo stile era ricerca continua di equilibrio tra personaggi ed ambiente. Ai lettori pareva di trovarsi sulla scena stessa della storia, grazie all’uso di soluzioni d’avanguardia per quei tempi: inquadrature in cui i personaggi erano decentrati, nella parte superiore o in un angolo dell’immagine, lasciando larghi spazi “vuoti”, come una sorta di “istantanee”.

Uggeri realizzò anche l’illustrazione sull’ultima pagina della “Domenica del Corriere”, tradizione iniziata ai primi del Novecento da Achille Beltrame e proseguita da Walter Molino, e formò con Mino Milani, ai tempi della loro lunga collaborazione al “Corriere dei Piccoli“, una sorta di binomio fisso, illustrando la saga western di “Tommy River” e altre opere dello scrittore pavese. Sempre per restare in tema Far West, Mario Uggeri realizzò per Bonelli il personaggio di Yuma Kid. La serie, nonostante sia durata per appena diciotto albi settimanali, si distinse per lo splendido e pulitissimo disegno di Uggeri.

Mario Uggeri nella sua attività di illustratore ha prestato matita e pennelli non solo al fumetto, ma anche alla stampa settimanale d’informazione. I disegni accompagnati da didascalie e le grandi illustrazioni, a colori o a mezzatinta, sono stati strumenti di comunicazione immediati ed efficaci per molte testate. Gli incroci più interessanti e curiosi si hanno quando la notizia disegnata ha per oggetto proprio il fumetto. Memorabile, in questo senso, è una copertina di Uggeri per Tribuna Illustrata numero 40 del 2 ottobre 1966, intitolata “Processo ai fumetti dell’orrore”, dedicata a un’inchiesta giornalistica alla quale parteciparono magistrati, scrittori, giornalisti e artisti famosi. L’illustrazione vede alcuni eroi del fumetto nero in una gabbia, dietro le sbarre: Killing, una pseudo-Zachimort senza mascherina, Sadik, Demoniak e Kriminal. Messi ripetutamente sotto accusa, a vario titolo, sulla stampa e nei tribunali per oltraggio e vilipendio, i fumetti neri sono stati infine assolti dalla storia grazie alla lenta, ma costante evoluzione della morale. Un altro esempio di incrocio tra fumetto e cronaca, sempre a firma di Mario Uggeri, lo troviamo sulla Domenica del Corriere numero 68, del 23 gennaio 1966. La copertina riporta “Questa volta Diabolik ha ucciso davvero: A fumetti il delitto del giovane romano che ha assassinato per comperare una chitarra elettrica”. Nelle pagine interne, Arrigo Petacco, giornalista e grande cultore di storia, ricostruisce la vicenda del diciassettenne C.D’A. che progettò e mise in atto l’omicidio del professore A.L., un amico del padre, per procurarsi i soldi con i quali acquistare lo strumento musicale tanto desiderato. Durante gli interrogatori, il funzionario di polizia Nicola Scirè (illustre capo della Squadra Mobile romana negli anni della “Dolce Vita”), forse pensando di trovarsi di fronte a un debole di mente, avanzò un’ipotesi: “Ti sei ispirato a qualche lettura particolare, per esempio ai fumetti di Diabolik e di Sadik?”. E il giovane rispose: “Sì, ma non in modo particolare”.

Mario Uggeri, disegnatore di Codogno, se ne andò per sempre ’8 marzo 2004, in una giornata di pioggia e neve. Per il suo funerale aveva voluto come colonna sonora “La sonata dell’imperatore” di Beethoven, pezzo che Uggeri amava moltissimo. Quasi del tutto dimenticato nella sua terra natale a Mario Uggeri è dedicata una piazza a Roma. Nemo propheta in patria.
