Essere o non essere Wiliam Shakespeare? Sembra questa la domanda che in molti si sono posti da quando, tra XVI e XVII secolo, nell’Inghilterra elisabettiana comparve il drammaturgo più famoso del mondo. Autore di opere immortali come “Romeo e Giulietta”, “Il mercante di Venezia”, “Amleto” e molte altre ancora, attirò a se l’ammirazione, ma anche la gelosia e l’invidia, di altri scrittori a lui contemporanei, che non persero tempo nel tentativo di denigrarlo o comunque di ridurre lo spessore del suo puro talento. Nulla di nuovo sotto il sole, non fu nè il primo nè l’ultimo, se pensiamo che, già quando era in vita, qualcuno insinuava che, in realtà, dietro le sue opere si celasse un altro talento dell’epoca, tale Christopher Marlowe (quello che scrisse “La tragica storia del dottor Faust” per intenderci), altri dissero che celasse l’identità del filosofo Francis Bacon, altri ancora che fosse il nome di copertura di Giovanni Florio un grande linguista e scrittore alla corte d’Inghilterra, ma di origine italiana.
Col passare del tempo le ipotesi, anche più strampalate di queste, si sono susseguite senza sosta. Martino Iuvara ad esempio, uno scrittore contemporaneo, asserisce che il Bardo si chiamasse, in realtà, Michelangelo Florio Crollalanza, esule italiano in fuga dalle persecuzioni religiose. Per la precisione sarebbe nato da una famiglia messinese nel 1564, fuggita dall’Italia perché di religione calvinista. Dopo aver girato mezza Europa passando da Venezia e Verona, città dove si svolgono parte delle sue opere più famose, si stabilì a Londra dove assunse il nome di un parente defunto o semplicemente tradusse il nome della madre letteralmente in lingua inglese: Crollalanza infatti starebbe per scrolla/scuoti lancia, ovvero Shakespeare! A sostenere questa tesi ci sarebbe, poi, la perfetta conoscenza di alcune città italiane come Venezia e Verona ma anche Padova e Messina. Pensate che ben 15 opere su 37 sono ambientate nel in Italia e ancora, che in “Molto rumore per nulla” traduce quasi alla lettera alcuni proverbi o giochi di parole propri del messinese. Come avrebbe fatto?
Fortunatamente siamo in possesso di una nutrita documentazione originale che confuta queste tesi, ma, proprio quando possiamo dire con assoluta sicurezza che Willy era chi abbiamo sempre saputo, in questi giorni è spuntata fuori un’altra teoria, esposta da Irene Coslet, una storica femminista inglese, nel suo libro “The Real Shakespeare: Emilia Bassano Willoughby”, in cui ipotizza che in realtà il nostro personaggio sarebbe stato in realtà una donna, Emilia Bassano, una poetessa realmente esistita alla corte di Elisabetta.
Il dubbio nasce dalla constatazione che, secondo questa autrice, William sarebbe stato poco più che un usuraio semianalfabeta, incapace culturalmente di mettere insieme delle opere così complesse. Emilia Bassano era una donna ebrea, di origini marocchine (quindi di carnagione scura), figlia di musicisti veneziani e impersonerebbe alla perfezione quella dark lady, spesso oggetto dei sonetti shakespeariani. Un esempio? L’inizio del sonetto 130: “Gli occhi della mia donna non sono affatto come il sole; il corallo è molto più rosso del rosso delle sue labbra; se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bruni; se i capelli sono crini, neri crini crescono sul suo capo”. Sempre secondo questa teoria, i dipinti che ritraggono il volto della poetessa mostrano una donna dalla pelle bianca, al solo scopo di evitare che venisse emarginata da una società razzista ed eurocentrica. Le ragioni di questo camuffamenti bisognerebbe, quindi, trovarle anche nel divieto alle donne di scrivere per il teatro, senza contare che le opere del Bardo, o della poetessa, fate voi, contengono una visione femminista e multiculturale che solo una donna poteva interpretare così bene. L’ultimo indizio si nasconderebbe proprio nel nome A-She-Speaker, che tradotto suona come “una lei che parla”.
Se questa sia una rilettura in salsa woke del drammaturgo più famoso del mondo, non sta a me dirlo, ma visto il vento riformista che soffia in questi ultimi anni, specie dai paesi di lingua anglosassone, c’è da credere che questa non sarà l’ultima rilettura di qualche personaggio famoso. Dopotutto se il cinema ha trasformato Cleopatra e Annibale in monarchi dai tratti nubiani, non vedo perchè Shakespeare non possa essere donna nera e magari anche lesbica, chi lo sa.
La vera domanda che viene da porsi leggendo queste notizie, secondo me è: ma non staremo esagerando un po’ troppo?
