terza e ultima parte
Claudia Baldini vive a Firenze, città nella quale è nata. Dal 1998 lavora per il Gruppo Fingen da quando la famiglia Fratini era in pieno sviluppo delle loro aziende. Nel 2019 diventa direttore generale della Fondazione Fiorenzo Fratini affiancando Giovanna Cammi Fratini, presidente della Fondazione.
Quindi gli eventi sono occasione di condivisione e partecipazione?
Gli eventi della Fondazione sono pensati per unire una dimensione solidale a una componente conviviale e relazionale. Rappresentano momenti di incontro tra persone provenienti da mondi diversi, accomunate dal desiderio di condividere un’esperienza piacevole e, allo stesso tempo, di contribuire in modo concreto a progetti di valore sociale.

Per quanto riguarda la ricerca, vengono fatte anche pubblicazioni?
Nel 2019 la Fondazione Fiorenzo Fratini ha contribuito al progetto L’Amore di Matteo Coveri Onlus, per la ricerca sulla molecola antitumorale che blocca la proteina che genera metastasi del neuroblastoma. Il risultato di questa ricerca è stato pubblicato il 15 gennaio 2023 e, come testimonia il volume 246 dell’ European Journal of Medicinal Chemistry: sono stati fatti passi da gigante.
Se dovesse definire in tre parole l’intento della Fondazione per arrivare a un risultato?
Tempo, competenza, risorse.

La raccolta fondi della serata del 15 dicembre era per offrire un pranzo di Natale, a chi veniva offerto e dove?
Il pranzo ha previsto la preparazione e il servizio di circa ottocento pasti, distribuiti all’interno della Basilica di San Lorenzo a Firenze, e presso lo Spazio Reale di Campi Bisenzio; in realtà, il numero complessivo ha superato gli ottocento pasti. In quella giornata molte persone si sono ritrovate sedute presso lo stesso tavolo senza conoscersi: persone che arrivano da Paesi lontani e che oggi si trovano qui a causa di guerre, fame o condizioni di grave indigenza. Almeno per un giorno queste persone — tra le quali anche bambini — hanno potuto vivere un momento di convivialità e ‘respiro’, in un’atmosfera capace di ricordare loro il calore della propria casa, pur non trovandosi nella loro casa. Questo progetto viene realizzato da quattro anni, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio che rappresenta il vero motore organizzativo, mentre la nostra Fondazione non dispone di volontari operativi delle cosiddette ‘braccia’. Oltre ai pasti serviti, sono stati distribuiti anche pasti da asporto destinati ai senzatetto. All’esterno della Basilica erano presenti tendoni, dove persone con storie e fragilità particolari, che magari non riescono a stare con gli altri o hanno difficoltà a trovarsi in ambienti chiusi, hanno potuto ritirare il cibo e scegliere liberamente se fermarsi e partecipare oppure allontanarsi con il loro pasto.
Oltre ai pasti c’è stata anche un’altra distribuzione?
Sì, 1000 coperte. 500 sono state distribuite attraverso la Caritas e le parrocchie, le altre 500 andranno a Gaza, l’obiettivo della signora Giovanna è far arrivare anche lì le coperte per i bambini che adesso sono al freddo.
Qual è il motore emotivo per andare avanti? Tutto questo richiede energie, tempo e, ovviamente, soldi
Il motore è poter essere felici di fare felici persone meno fortunate di noi. Il sorriso di una persona gratifica enormemente, queste persone ringraziano ripetutamente. Alla fin fine quello che facciamo è sicuramente importante, ma in definitiva noi siamo un ponte, — come dice la signora Giovanna — che unisce due mondi: quello di coloro che sono stati più fortunati, o che comunque hanno avuto più opportunità, e quello di coloro che sono nati dalla parte sbagliata e che hanno bisogno. Quindi i bisogni si incontrano: il bisogno di donare e quello di ricevere per vivere più dignitosamente, ecco questa è la molla.
Quindi c’è il bisogno di donare?
Alla sua domanda rispondo con un sì. Le modalità e le forme della donazione, però, variano profondamente a seconda dei contesti culturali e sociali. In molte parti del mondo, dove le risorse economiche sono limitate, la solidarietà si esprime soprattutto attraverso l’accoglienza, la condivisione e la vicinanza umana, anziché attraverso un contributo economico diretto. Questo approccio richiama l’idea che l’aiuto possa assumere molteplici forme, non esclusivamente finanziarie, ma anche legate al tempo, alle competenze, all’esperienza personale e alla disponibilità verso gli altri. È una dimensione che riguarda le persone, prima ancora delle organizzazioni, e che nasce dalla capacità di riconoscere e rispondere ai bisogni di chi si trova in una condizione di maggiore fragilità.

Per concludere la nostra chiacchierata: quale potrebbe essere un invito a donare, a rendersi partecipi nei confronti di chi è meno fortunato di noi. Un motto, una frase…
Qui sarebbe stata necessaria la signora Giovanna, che è molto brava in questo. Potrei dire “Dona e sarai più felice”, ma probabilmente questa frase è un po’ inflazionata. Al momento non saprei cosa dire, anche perché non amo parlare molto, mi piace agire.
Forse abbiamo trovato la frase: meno parole e più fatti!
Sì, concordo: meno parole e agiamo di più!
Per chi volesse fare una donazione o per maggiori informazioni?
Fondazione Fiorenzo Fratini ONLUS Piazza Strozzi,1 50123 Firenze.
Telefono +39 055 266041
e-mail: info@fiorenzofratini.com
Skype: info@fiorenzofratini.com
Website: www.fondazionefiorenzofratini.com

