La vita di San Gaudenzio, primo Vescovo di Novara, è scandita da tanti miracoli che ne hanno accresciuto e conservato la fede. A Novara Gaudenzio inizia a compiere i primi miracoli. Uno dei più famosi è certamente l’incendio della città. Destato dal sonno per le urla, a causa del divampare di un incendio improvviso, Gaudenzio benedice la città e le fiamme “obbedendo” si ritraggono.

Un altro episodio lega Gaudenzio all’imperatore Teodosio che, in viaggio verso le Gallie, fu colpito da forti febbri che lo portarono in punto di morte. Al suo capezzale venne condotto proprio Gaudenzio, non ancora vescovo. Tracciato un ampio segno di croce, il malato si riebbe promettendo di ricompensare Gaudenzio, il quale lo condusse per le vie di Novara, mostrando i danni provocati dall’incendio. Novara risorse dalle sue ceneri più bella grazie a Teodosio.

Ancora si narra l’incontro di Ambrogio, vescovo di Milano, con Gaudenzio. Ambrogio si era recato a Vercelli per cercare di sedare le controversie che erano sorte sulla successione del vescovo Limenio. Di ritorno verso Milano il cavallo di Ambrogio si arresta inspiegabilmente. Facendosi notte Ambrogio si ferma in casa di Gaudenzio, il quale non ha nulla da offrire all’amico. E fu così che nel piccolo giardino di Gaudenzio, tra la neve, un roseto si coprì di fiori e un melo di frutti rossi, anche se era inverno. Leggenda vuole che Ambrogio pronunci una profezia su Gaudenzio “Di questa città, tu sarai vescovo”. Gaudenzio risponde: “Ma non sarai tu a consacrarmi tale”. Era il 396, Ambrogio muore nel 397, Gaudenzio è vescovo nel 398, nominato da Simpliciano, successore di Ambrogio. L’opera evangelizzatrice di Gaudenzio prosegue e si concretizza attraverso l’attenzione ai poveri e ai bisognosi. In questo frangente si colloca anche l’episodio della “cena di Secugnago”. Gaudenzio venne inviato quale ambasciatore nel 407 presso Onorio, imperatore d’occidente a Roma. Proprio al ritorno dal viaggio, in pieno inverno (22 gennaio), Gaudenzio e il suo seguito si fermano a Secugnago, ospitati dal prete locale, che però nulla ha da offrire. Gaudenzio fa seminare l’orto. E poco dopo ecco sbocciare rape rigogliose. Poi convertì in vino l’acqua postagli davanti per bevanda. In anni più recenti, quando lo storico portichetto che aveva dato riparo al Santo ed il relativo forno furono demoliti, per costruire la nuova ampia via da Piacenza a Milano, in molti conservarono le macerie come prova di memorabili fatti.

Nel paese lodigiano, di origini presumibilmente celtica, la tradizionale processione con la statua del Santo non si fa nella ricorrenza liturgica ma in estate. Sembra infatti, dagli scritti storici lasciati dal medico del paese lodigiano dottor Suardi, che il terribile ” Colera Morbus” infestò, mietendo numerose vittime a Secugnago nel periodo dal 27 giugno fino quasi alla fine di luglio 1836. Per festeggiare lo “scampato ” pericolo i secugnaghesi fecero una gran festa con musica e balli in piazza, antenata della manifestazione odierna, con la processione della statua del Santo patrono per le vie dl paese. Gaudenzio morì nel 418 ed il suo corpo rimase esposto nella chiesa di San Vincenzo Martire, incorrotto, per mesi, con i fedeli a venerare le sacre spoglie e a implorare miracoli. Celebre il miracolo della continua crescita della barba e delle unghie che, tagliate, venivano offerte come reliquie ai devoti. I miracoli proseguirono nel tempo. Il più famoso è quello dell’ossessa di Roma: una giovane e ricca fanciulla, posseduta dal demonio. Portata sulla tomba di San Pietro, il primo papa avrebbe ordinato di condurre la fanciulla proprio sulla tomba del vescovo Gaudenzio e qui la ragazza venne liberata dalla possessione.
