prima parte
Non so chi dei due soggetti abbia rubato “L’anima” all’altro: se Giorgio Oprandi abbia “Catturato” con le sue tele l’essenza più profonda, più intimistica ed affascinante del panorama africano oppure se lui stesso sia rimasto “Catturato” dal fascino della terra d’Africa. A bordo della sua originale “casa viaggiante”, abbigliato più da esploratore che da pittore, Giorgio Oprandi andava a “caccia” di albe, tramonti, panorami, nei territori assolati e lontani, tra deserti e savane del Nord Africa. Poi, improvvisamente, ispirato da uno scorcio di paesaggio si fermava, montava il cavalletto, vi appoggiava il fucile e cominciava a dipingere. E così nascevano le sue tele, in cui la luce è un elemento di spicco, di intensità emotiva che ne fanno un grande artista.

Oprandi nacque a Lovere, in provincia di Bergamo, bellissimo borgo lacustre del Sebino nel 1883. Dopo i suoi primi studi di belle arti alla storica Accademia Tadini seguirono quelli a Bergamo e a Roma. Durante la Prima Guerra Mondiale Oprandi è chiamato a prestare servizio nel battaglione Edolo del corpo degli Alpini, dove l’artista è incaricato, come disegnatore, del rilievo topografico delle linee nemiche. A quel periodo risale la decorazione della cappella della Madonna dell’Adamello presso il Rifugio Garibaldi, nonché una serie di vedute alpine caratterizzate dalle minuscole sagome dei soldati intenti alla guerra.

Nel 1921 si svolge presso la Galleria Pesaro di Milano la prima mostra personale di Giorgio Oprandi. La svolta nel 1923, quando intraprende il primo viaggio in Africa, precisamente in Algeria, a Biskra, con il collega bergamasco Luigi Brignoli. Con ogni probabilità già in quel primo viaggio fu preso dal “Mal d’Africa” che lo portò in più viaggi a visitare e dipingere le colonie italiane. Aggregandosi alle carovane o spedizioni esplorative compì i suoi primi viaggi in Algeria, Egitto e Eritrea. Nel 1925 fu in Egitto, dove il re Fuad gli commissionò la decorazione di una stanza del Palazzo di Ras el Tin ad Alessandria d’Egitto con dei pannelli che ricordano le vicende di Mohammed Alì il Grande.

Nel 1926 progettò la realizzazione di una “Casa viaggiante”. Si tratta praticamente di un rudimentale camper da lui progettato a partire dallo chassis di una Fiat 503, modificato dal meccanico loverese Antonio Adani, che lo accompagnerà anche in Africa. La Fiat 503 modificata a “casa-viaggiante” aveva queste caratteristiche tecniche: 1460 cc., 16 cavalli, 4 cilindri, 4 marce, 72,5 km/h, trazione posteriore, iscritta nel pubblico registro il 31 ottobre 1927, presentava la stessa meccanica della Fiat 501, ma con un telaio più lungo e sospensioni modificate, quattro freni sulle quattro ruote. Ma soprattutto la “casa viaggiante” fu dotata di una piccola cucina e una camera da letto e il tetto poteva diventare una barca, oltre a contenere contenente tutti gli strumenti del mestiere come colori, pennelli e tele. Oprandi e la sua casa-viaggiante non tardarono a far parlare di sé in patria e la stampa lo definì «pittore con la casa in testa» o il «pittore-zingaro motorizzato» unendo sempre il suo nome alla «sua strana casa ambulante» ma soprattutto le sue opere ben presto lo qualificarono come “pittore delle colonie”.
Durante i suoi viaggi in Eritrea strinse anche importanti relazioni con il Governatore Jacopo Gasparini e con Elena d’Orléans, la duchessa d’Aosta, che nel novembre del 1927 patrocinò la mostra di Oprandi presso il Museo coloniale di Roma, acquistando anche tre quadri. La visita del Re Vittorio Emanuele III e del ministro delle colonie Luigi Federzoni, proiettarono Oprandi in un giro di mostre nazionali ed internazionali e l’impiego ministeriale delle riproduzioni delle sue opere per manifesti e illustrazioni di libri a carattere coloniale. Con la sua casa viaggiante percorse le piste della Tripolitania, della Cirenaica, della Siria, della Palestina, dell’Egitto, dell’Eritrea e della Somalia alla ricerca di nuove prospettive, scorci inconsueti, spunti quasi etnografici. Nel gennaio 1928 pubblicò uno scritto autobiografico dal titolo “Il mio vagabondaggio eritreo”. L’ultima testimonianza diretta del rapporto di Oprandi con l’Africa risale al 1935, quando nei locali dell’ex teatro del Dopolavoro di Tripoli è allestita una mostra personale dell’artista inaugurata da Italo Balbo.

Nel 1940 Oprandi compie un lungo viaggio in Albania, che tocca mete come Tirana, Durazzo e Kruja, il fiume Boiana, il Lago Prespa o Scutari, raccontate anche grazie a pregevoli ritratti di taglio etnografico. Le opere vennero esposte nel 1941 nelle sale di Palazzo Marini-Clarelli di Roma in una mostra intitolata “L’Albania nei quadri di Giorgio Oprandi”. Ma a partire dalla metà degli anni Quaranta il nome di Oprandi comincia a scomparire dai circuiti espositivi ufficiali. Nel 1948 sul “Corriere di Informazione” si parla di nuovo del “pittore-zingaro motorizzato” e Orio Vergani scrive di Oprandi e della sua FIAT 503 come di «un romanzo che si potrebbe chiamare “la casa a quattro ruote”». Negli anni 50 lo storico “camper” verrà sostituito da una Fiat “Giardinetta” dotata di una speciale intelaiatura su cui poteva essere montata una tenda. La vecchia auto-casa verrà abbandonata a Bergamo nella Casa Oprandi lungo le mura di via Fara, per poi essere acquisita dalla famiglia Michetti. Successivamente sarà definitivamente acquistata da Valentino Bellicini, che ne ha curato il restauro e permesso l’esposizione pubblica all’entrata della Accademia Tadini di Lovere dove nel settembre del 2018 fu allestita la mostra retrospettiva “Lo sguardo del viaggiatore” dedicata a Giorgio Oprandi. Dalla fine degli anni 40 Oprandi opera la scelta di allestire mostre personali nella casa-studio di Bergamo ma si alterna comunque alla partecipazione a manifestazioni artistiche al di fuori di Bergamo, come dimostrano le esposizioni che la Galleria Ranzini e la Galleria Bolzani di Milano gli dedicarono rispettivamente nel 1948 e nel 1961. La necessità di solitudine, lo spinge a ritornare nel paese natio di Lovere. Qui Oprandi continua a dipingere una serie di suggestive vedute del Lago d’Iseo e dei paesaggi circostanti. L’artista si spegne a Lovere nel 1962. Detto dell’artista Oprandi è sicuramente di particolare interesse anche la storia di Antonio Adani che realizzò concretamente le modifiche progettate dall’artista alla Fiat 503 trasformandola nella mitica “casa viaggiante”.
continua …
