Per questa puntata vi porto a Montisi, piccolo centro abitato nei pressi di Pienza, uno di quei borghi che sembrano quieti solo per distrazione. Montisi ha una storia lunga, stratificata, e come spesso accade, è una storia che passa soprattutto dalle donne. Nacque come luogo sacro: fu scelto dagli Etruschi per il culto, legato alla tradizione della dea Iside, dalla quale pare derivi il sui nome, riconosciuto anche dai Romani che qui le dedicarono un tempio. Fu uno spazio di soglia, dove il sapere rituale e la dimensione invisibile si intrecciavano naturalmente. Segno che Montisi non era un luogo qualsiasi. Poi il tempo gira, come fa sempre. E ciò che era rito divenne sospetto. Nel 1624 Montisi è teatro di una vera e propria caccia alle streghe. C’era stato un precedente a fine Cinquecento, più contenuto, ma è in quell’anno che il borgo esplode in un’isteria collettiva, fatta di accuse, rancori, gelosie, fame e paura. Dopo l’editto di grazia quaresimale vengono denunciate sei donne: Orizia, vedova di Agostino, sua figlia Giuditta, Angela la Cipollaia, Laura la Starna, Filleura e sua figlia Fiore. Orizia, anziana ed emarginata, viene accusata di stregoneria non per sabba o riti oscuri, ma per una magia domestica fatta di pane e vino, capace – secondo l’accusa – di influenzare i corpi e i sentimenti. Accanto a lei, Laura la Starna, più giovane e desiderata, diventa bersaglio di sospetti simili. Il processo appare come una resa dei conti in un piccolo borgo, tra rivalità, paure e memorie mai sopite. Oggi, però, Montisi conserva di quella storia non il dramma, ma un’ironia sottile: l’idea che esista un sapere quotidiano e non addomesticabile, che sfugge al bisogno di controllo.
Il Vino Sogni e Follia Rosso di Montalcino DOC – Podere Le Ripi

Un Rosso di Montalcino che pare tracciato a inchiostro su una pagina di grimorio: rubino vivo, acceso, con bagliori ambrati come resina antica alla luce di una candela. Al naso libera un sortilegio nitido e profondo: ciliegia matura, fragola selvatica e viola essiccata, intrecciate a una fresca scia balsamica di erbe officinali pestate nel mortaio.
In bocca l’incanto si compie con rigore e potenza: struttura ampia, saldo equilibrio, materia che vibra di mineralità. Il finale, lungo e persistente, richiama il sottobosco umido, la terra scura, le radici, un’eco che resta, come una formula ben pronunciata, precisa e irrevocabile.
L’Abbinamento – Focaccia Morbidissima alle erbe Aromatiche

Una focaccia morbidissima alle erbe aromatiche, cotta nel forno a legna, di quelle che profumano già da fuori casa. La crosta è dorata, qua e là più scura dove il fuoco ha baciato forte; dentro resta soffice, umida, con la mollica che si strappa a mano. Quando la rompi, arrivano subito salvia, timo e menta, come l’orto dietro casa nelle ore calde. Il sale è giusto, quello che ti fa venire sete e ti fa cercare il vino senza pensarci. In bocca è piena, rotonda, confortante. Sa di farina buona e di tempo passato ad aspettare. È una focaccia fatta sul tavolo di cucina, con lo zinale legato in vita, le mani infarinate e la porta socchiusa sull’aia. Un sapere antico, imparato guardando, rifatto mille volte senza mai scriverlo. Così avrebbe fatto Orizia: pane vero, senza spiegazioni, da mangiare seduti, con calma.
La mia prescrizione: Credere ancora alla magia

Non per sfuggire dal reale, ma per sfuggire al troppo reale. A quello misero, iperrazionale, digitale fino alla noia. Credere che esistano ancora focacce, vini e luoghi capaci di farci spostare lo sguardo altrove, al di là e di alleggerirci i pensieri. Che un po’ di sogni e follia – ben dosati – siano ingredienti necessari. Il grimorio forse non lo troverete…
Ma a Montisi, chissà: con il bicchiere giusto e un po’ di fortuna, forse potreste anche recuperarlo. E forse Orizia potrebbe aiutarvi.
