Si è conclusa l’ultima edizione di Pitti Uomo 109, uno degli appuntamenti di moda più importanti per Firenze e per il panorama internazionale. Ho partecipato alle giornate dedicate all’eleganza e allo stile con uno sguardo particolare: quello di un’osservatrice extradiegetica, presente dentro la scena ma non completamente parte di essa. Un ruolo che mi ha permesso di farmi domande, darmi risposte e, forse, di essere un po’ meno severa di quanto in realtà io sia. La prima domanda è stata inevitabile: che cos’è davvero l’eleganza? Da cosa è rappresentata? E perché esiste questa ricerca quasi spasmodica di apparire eleganti? L’eleganza, a mio avviso, è innata. Traspare dai modi, dalle reazioni, da come si parla, da come si cammina. L’abito è importante, sì, ma resta spesso un elemento accessorio. A Pitti ho visto molte persone impegnate a sembrare eleganti e, accanto a loro, poche che lo erano davvero. Perché l’eleganza è sobrietà, non ostentazione.

Ho avuto l’impressione che, per alcuni avventori, la situazione stia sfuggendo di mano: una sovrapposizione di dettagli, eccessi e “costruzioni” estetiche che finiscono per soffocare la personalità anziché rivelarla. Ne è derivato uno spettacolo curioso: spesso più interessante tra il pubblico che tra gli stand. Come se molti fossero lì più per studiarsi a vicenda, per mostrarsi al mondo e affermare la propria presenza, che per osservare davvero le nuove collezioni e coglierne l’essenza. In alcuni momenti ho avuto quasi la sensazione di fare un tuffo nel passato. L’eleganza che si mescolava al fumo, le atmosfere sospese, ricordavano un set cinematografico degli anni ’50. Un’immagine affascinante, carica di suggestione.

Eppure, accanto a queste riflessioni critiche, ho visto anche molta bellezza. Voglia di stare bene, di condividere, di dialogare. Stand curati nei minimi dettagli, designer attenti e disponibili verso chi poneva domande sincere. Ho percepito aspettative, desiderio di emergere, nuovi brand pronti a farsi spazio. La Cina che avanza con decisione. Profumi costosi aleggiavano nell’aria, culture diverse si incontravano con naturalezza, pronte alla contaminazione. Il vecchio che diventa nuovo, la rivalutazione dei dettagli, dei tessuti, dell’originalità come valore reale e non solo dichiarato.

Pitti Uomo è promosso o bocciato? Direi promosso a pieni voti. Con un piccolo consiglio finale: a volte un po’ meno funziona meglio di un pochino di più. Pensiamoci quando ci vestiamo. L’eccentricità non è una maschera: è un modo di vivere. O lo sei, o non puoi diventarlo. Altrimenti, stona.

