foto di Silvia Meacci
Come ogni anno, a gennaio, ritorna alla Fortezza da Basso ‘Pitti Uomo’, salone dedicato all’abbigliamento e agli accessori maschili. In vetrina le collezioni Autunno/Inverno 2026/2027 di oltre 750 brand. Densa la partecipazione di compagnie straniere e due i guest designer: Soshi Otsuki e Hed Mayner. Musica accattivante negli stand, aperitivi, eventi, sfilate di modelli, e in città tutto un pullulare di influencer o personaggi stravaganti vestiti con outfit sbalorditivi: la moda non si ferma, incalza, è una macchina inarrestabile.





È sempre interessante soffermarsi con gli occhi sui tessuti e le linee, differenti dalle stagioni passate, ma sempre equilibrati. I colori? Sobri, sia per l’abbigliamento classico, che per quello casual o sportivo: panna, blu, grigio, molti i toni caldi del marrone. Su una tavolozza al limite del monotono, spiccano, in alcuni stand, note decisamente accese. Brand emergenti, spesso asiatici, propongono tinte o pattern vistosi, tocchi di energia e originalità.



Su tutti si staglia, per manifatture al limite del credibile, per tagli e uso smodato di pietre dure e strass, lo stilista GOGO HSU di Taiwan. Il suo biglietto da visita recita: Museum-Grade Couture Artworks for Collections – Limited Masterpieces. Lo stand è infatti organizzato a guisa di museo: ogni giacca (tutti pezzi unici) ha la sua nicchia, le luci dedicate ad esaltarne i dettagli e la didascalia. Colpiscono i prezzi esposti, esorbitanti, da collezionista: anche settantamila euro per un blazer. Il designer in persona, seguito da un piccolo stuolo di assistenti, aggiusta il bavero e accompagna con un gesto sacrale il tessuto sul corpo del modello che ha avuto l’onore di indossare un suo capo. Guizzano i flash dei fotografi ed è subito glamour.

La giacca “Confetti Party” celebra la libertà e la gioia, si legge nella didascalia. Su un pregiato tweed bianco, per alludere alla purezza, esplodono i colori che mimano il lancio dei coriandoli ( “confetti”, in inglese ). I ricami, eseguiti a mano da abili artigiani, la sovrapposizione di tessuti, pietre, perle e fili d’oro richiedono centinaia e centinaia di ore di lavoro. Stupefacente è la zip d’oro e giada: ad ogni apertura della giacca, mi spiegano, si ripete un rito di potere. Vestiti gioiello che lasciano a bocca aperta e che subito dopo, per contrasto, mi rimandano alla povertà e agli stenti in cui versano attualmente molte popolazioni nel mondo. Una riflessione inevitabile che però scaturisce a sottolineare il nostro caleidoscopico mondo: pazzo, ingiusto, per niente equilibrato.
Pitti Immagine 2026 dal 13 al 16 gennaio
