Marco Germelli regala una chicca ai lettori di Diari Toscani: la traduzione dall’inglese di una delle sole quattro copie del romanzo misterioso “Shadows From The Walls Of Death“. Tra storia, paura, curiosità, ironia e fantasia un altro unicum interessantissimo del più incontenibile degli autori di Diari Toscani nella nuova rubrica: Unicum.
Buongiorno a voi. Succede di incappare, se ti muove una curiosità malatissima, in storie, talmente incredibili, che ti prende una voglia di raccontarle, a dir poco esplosiva. Se no, te le racconti addosso. Questa è una di quelle storie, e culminerà nella traduzione in italiano -che io sappia, per la prima volta in assoluto nei secoli dei secoli, di un libro di cui, ad oggi, sopravvivono soltanto quattro copie in tutto il mondo, delle quali una sola direttamente consultabile, oggi, in sicurezza, un tempo -decisamente- a vostro rischio e pericolo. Se avrete la voglia e la pazienza di attendere qualche, doveroso, episodio introduttivo e propedeutico a questa pionieristica iniziativa, scoprirete che non sempre il verde significa speranza; scoprirete che non è la penna ad uccidere più della spada, ma la carta; scoprirete che collegamenti, parallelismi, coincidenze e combinazioni sono fortuiti solo in apparenza.
Di questo libro del mistero, per ora, vi preannuncio soltanto il titolo:
“Shadows From The Walls Of Death“, ovverosia, “Ombre Dai Muri Della Morte”.
Ammesso e non concesso che ne aveste, questo titolo spaventevole, da film horror di serie Z, vi ha fatto passare al volo le suddette voglia e pazienza di seguirmi? Non abbiate timore…, il titolo di un libro è solo un nome, come dicevano in “Futurama“:
“Ci è permesso di entrare nella Zona Proibita, Professore?”
“Ovvio, signorina. È soltanto un nome. Come la Zona della Morte o la Zona del Non Ritorno. Sono nomi tipici in cui è divisa la Galassia del Terrore!”.
Capito? Ciancio alle Bande, dunque, ed andiamo a cominciare!
CAPITOLO 1
Il rumore di un impero che cade
La storia dell’umanità è costellata di imperi. Imperi che, prima o poi -è la stessa storia dell’umanità a dircelo- cadono. Fin da quando era un bambino moccolone che frequentava le scuole elementari, Marchetto, a forza di sentir parlare di “Caduta dell’impero X, Y & Z”, se lo era sempre chiesto: “Chissà che razza di rumore fa, un impero che cade?”. Un boato apocalittico di millemilamilioni di bombe atomiche che si abbattono all’unisono, con devastante simultaneità? No. Un impero che cade fa, talvolta, il rumore, appena percettibile, di una penna che scorre su di un foglio di carta, a vergare una firma svolazzante, in calce ad un documento storico. Oppure, a creare, su quel foglio di carta, un componimento lirico altrettanto storico. Ma un impero che cade può fare anche il rumore, ancor più attutito, di una testa di uomo gravemente malato che si rovescia su di un cuscino. Il cuscino del letto di morte di quell’uomo. Un uomo che, pur essendo tecnicamente ancora vivo, era, di fatto, già morto, quando il sopracitato documento storico veniva firmato, nel 1815, perchè quel documento era nientemen che il trattato che chiosava il Congresso di Vienna. Un trattato che siglava la sconfitta definitiva di quell’uomo, smembrando, a beneficio dei suoi nemici, l’impero che egli aveva faticosamente conquistato ed impietosamente governato in anni ed anni di battaglie, campagne militari, saccheggi, autocelebrazioni e riforme politiche. Un uomo che, poi, esiliato su di uno scoglio infame dell’Oceano Atlantico, a 1900 chilometri dalle coste africane, alla fine era morto per davvero, il 5 Maggio del 1821. Un evento epocale, la cui notizia era giunta, un paio di mesi dopo, agli orecchi dell’autore del pure sopracitato componimento lirico, tal Manzoni Alessandro, ispirandogli sia il contenuto dell’ode, che il titolo della stessa (“Il Cinque Maggio”, per l’appunto). Un titolo che, decine e decine di anni dopo, avrebbe portato il terrore nelle giovani vite di sventurati studenti, loro malgrado costretti a buttare giù quell’ode e a declamarla a memoria davanti alla classe intera. L’uomo che la carta di un trattato aveva sconfitto e che la carta di una poesia aveva eternato, dalla carta era stato anche ucciso. Così rimuginava Marchetto, provando a replicare, a propria volta su carta, il disegno, trovato su internet (ed opera di un anonimo della metà del XX Secolo), raffigurante proprio il fatidico momento in cui si spegneva per sempre quell’uomo.
Un uomo che di nome faceva Napoleone.
E, se è vero che “Carta Canta” (non Marco Carta, anche se era un cantante), lasciamo dunque che canti la propria incredibile canzone.
continua…
