seconda parte
In occasione della presentazione del suo ultimo libro “Il mistero svelato”, Diari Toscani incontra l’autrice Donatella Tognaccini. Nata a Gaiole in Chianti, vive a Monti in Chianti. Professoressa di Materie letterarie e Latino al Liceo Scientifico “Galilei”. Appassionata d’Arte, Letteratura e, da dilettante, della Fisica quantistica. Ama viaggiare e conoscere le tradizioni di altri popoli. È attratta dal passato, ma incuriosita dal futuro. Per lei l’ozio è un momento di pausa che prelude sempre a qualcosa di creativo.
Nel libro lei dà molto rilievo alla moneta più antica del tesoro di Cetamura in quanto è un indizio utile per comprendere qualcosa in più sull’origine della Gens Carisia. Perché questa moneta è importante?
Sappiamo che la Gens Carisia, di origine gallica o italica, era una famiglia molto ricca. Nel I sec. a.C. chi accedeva alla carriera politica non poteva farlo solo perché in possesso di grandi qualità, ma poiché appartenente a una famiglia agiata o senatoriale. Il padre del proprietario del tesoro era probabilmente un ricco senatore romano le cui fortune provenivano dal commercio. Nella moneta più antica del tesoro (datata 169-158 a.C.) potrebbe esserci però una nuova chiave di lettura.

Cosa è emerso?
Che è stata coniata da un magistrato monetario che si chiamava Furius Purpureo della gens dei Furii Purpureones, discendente di un famoso uomo politico, Lucius Furius Purpureo(III-II sec. a.C.). Sulla moneta la raffigurazione del murice, un mollusco da cui si ricava la porpora, indica che questa famiglia, come espresso nel cognomen,aveva ricavato grandi ricchezze dal commercio della porpora e non è da escludere che il possessore del tesoro lo abbia voluto ricordare forse perché un suo esponente aveva avuto un ruolo nell’ascesa della Gens Carisia in veste di mentore, socio in affari o parente.
Nel suo libro scrive: “Del resto sappiamo che la discendenza dei Carisii rimase a lungo nella zona di Cetamura…”. A cosa è dovuta questa ipotesi e soprattutto, c’è una correlazione con Gaiole?
Ammettendo che la villa romana che c’era a Cetamura e dintorni sia appartenuta alla Gens Carisia, possiamo fare delle considerazioni: almeno per un paio di secoli, dal I sec. a. C. al I sec. d.C., la gens mantenne la proprietà di questa villa rustica, infatti nel pozzo legato alla divinazione sono state trovate 48 monete in bronzo che esaltano personaggi molto importanti della dinastia Giulio-Claudia, oggetto evidentemente ancora di ammirazione e venerazione. Inoltre, l’origine di Gaiole come area di mercato va messa sicuramente in correlazione con il culto di Ercole a Cetamura, ma se i Carisii ebbero la proprietà di un’estesa villa rustica a Cetamura e dintorni non è escluso che possano aver avuto un ruolo anche nelle aree limitrofe. Emanuele Repetti (1835) mette in relazione Gaiole con la Villa di Gaio ricordata in un documento del X secolo.

Quindi qual era il legame?
Dobbiamo ricordare che Ottaviano concesse terre in Etruria ai veterani della battaglia di Azio, anche il possessore del tesoro aveva combattuto ad Azio. Inoltre, nell’attuale località di San Marcellino in Avane, non molto distante da Cetamura, esisteva nel I sec. d. C. una ricca villa romana. Sappiamo che il luogo fu acquisito da Tiberio Claudio Glipto, il cui nome sembra indicare che fosse un liberto di origine greca dell’imperatore Claudio. Quindi l’area di san Marcellino, oggi oggetto di scavi archeologici, aveva destato interesse da parte della Gens Giulio-Claudia che vi aveva edificato una splendida dimora con marmi estremamente preziosi. Gaiole al tempo degli Etruschi e dei Romani era un semplice luogo pianeggiante vicino a un fiume e all’antica strada che portava a Cetamura, crocevia viario verso Roselle, Fiesole, Firenze e tanti altri luoghi. Il terreno pianeggiante, dove oggi sorge Gaiole, era ideale per farvi confluire il bestiame, l’antica strada lo rendeva facile da raggiungere e il torrente Massellone serviva alle bestie per abbeverarsi. Dato che sin dalle più remote origini Ercole era anche il protettore dei contratti e del bestiame, della transumanza, delle greggi possiamo immaginare che il commercio dei bovini e di altri animali sia iniziato qui sotto la protezione di questa divinità.
Tornando alle monete: il vaso fu deposto ritualmente, perché?
Il vaso fu sepolto ritualmente a 50 centimetri di profondità vicino al pozzo 1, non lontano dal santuario. Probabilmente non fu un dono, ma un ‘tesoretto monetale’ ossia un vaso di monete deposto per avere la benevolenza divina in un momento di particolare pericolo. In seguito il possessore lo avrebbe recuperato e avrebbe provveduto a ringraziare adeguatamente gli dèi per la protezione che gli era stata accordata. Nel vaso sono presenti 7 denarii di Tito Carisio, fratello maggiore di Publio Carisio, quest’ultimo conierà monete con il suo nome soltanto durante la permanenza in Hispania.

Nel libro lei dedica particolare attenzione al ritrovamento di alcuni denarii, in base a quanto da lei scritto questo suggerisce che il proprietario avesse combattuto nelle battaglia di Azio?
È una certezza, abbiamo dei dati: il tesoro è stato sepolto nel 27 a.C. e il donatore aveva sicuramente combattuto nella battaglia di Azio (31 a.C.); 22 denarii provengono infatti dalla cassa di guerra di Marco Antonio. Quando Ottaviano vinse contro Marco Antonio e Cleopatra, usò i denarii della cassa di cui si era impadronito per pagare i suoi soldati. Perciò queste monete, inserite nel tesoro, ci raccontano che il possessore del tesoro era un militare al servizio di Ottaviano. Tale militare, divenuto veterano dopo la battaglia di Azio, costituì a Cetamura e dintorni una villa rustica con i terreni donati da Ottaviano. Si ritiene che anche Publio Carisio abbia combattuto nella battaglia di Azio e che sia divenuto veterano nello stesso periodo. Anche lui è possibile che abbia ricevuto terre in Etruria da parte di Ottaviano, il quale ne aveva una stima tale da nominarlo, nel 27 a.C., ‘legatus Augusti pro praetore’ in Hispania Ulterior Lusitania, per una pericolosa missione che Publio Carisio portò a termine con successo.

Professoressa Tognaccini, essere riusciti a trovare questo legame con la storia dà delle indicazioni precise su quanto quelle monete abbiano un peso nella ‘nostra’ storia?
Certamente! Potremmo chiederci: che legame posso avere io con queste monete? E potremmo rispondere: nessuno! Invece no, non è così, queste monete ne hanno viste delle belle! Se avessero vinto Marco Antonio e Cleopatra anziché Ottaviano la nostra vita sarebbe stata sicuramente molto diversa, date le conseguenze storiche.
Spesso possono esserci più chiavi di lettura in presenza di immagini o raffigurazioni, lei come si è posta nei confronti di queste monete?
Aver capito che il possessore del tesoro era un militare mi ha aiutato molto a leggere le monete in un’ottica particolare, infatti a mio avviso il loro significato è legato alle vicende biografiche del possessore.
Nel tesoro di monete di Cetamura oltre ad alcune immagini in cui sono raffigurati personaggi storici, mitologici, animali e architetture, ci sono anche quelle di alcune divinità, per esempio Ercole, perché?
Il culto di Ercole nel periodo romano, iniziò a perdere l’aspetto più propriamente etrusco. Ercole era una divinità molto importante, simbolo di coraggio e forza; era considerato anche un filantropo, un benefattore, protettore delle greggi e della transumanza. Tutti coloro che percorrevano quindi con le greggi e gli armenti i sentieri di transumanza dei colli del Chianti dovevano vedere in Ercole un preciso riferimento religioso.
continua…
