prima parte
In occasione della presentazione del suo ultimo libro “Il mistero svelato”, Diari Toscani incontra l’autrice Donatella Tognaccini. Nata a Gaiole in Chianti, vive a Monti in Chianti. Professoressa di Materie letterarie e Latino al Liceo Scientifico “Galilei”. Appassionata d’Arte, Letteratura e, da dilettante, della Fisica quantistica. Ama viaggiare e conoscere le tradizioni di altri popoli. È attratta dal passato, ma incuriosita dal futuro. Per lei l’ozio è un momento di pausa che prelude sempre a qualcosa di creativo.
Professoressa Tognaccini quanto tempo ha impiegato per riuscire a dare alla luce il suo libro “Il mistero svelato. Storia del tesoro di monete di Cetamura del Chianti”?
Non molto in realtà. Diciamo che, in tutto, ci sono voluti un paio di anni. In verità non avrei mai pensato di arrivare a fare questa scoperta, perché era considerata impossibile. Non mi era nemmeno venuta in mente: io stavo cercando di capire perché il Santuario di Cetamura fosse stato così importante per tanti secoli. Era una domanda alla quale volevo dare una risposta e, mentre studiavo i reperti e il territorio di Cetamura, analizzando toponimi e idronimi ho trovato delle indicazioni interessanti, ad esempio per quanto riguarda l’idronimo “Fontercoli”, la fonte di Ercole, che non era stato messo ancora in relazione con il sito archeologico pur essendo il nome di un corso d’acqua che si trova alle pendici del monte di Cetamura.

La presenza di questa fonte è stata il punto di partenza?
Sì, la figura di Ercole per gli Etruschi era quella di un dio molto importante, in parte differente dall’Ercole greco-romano, certamente più conosciuto. Un altro idronimo interessante che ho analizzato è stato quello di “Fontecaresi”. Già alla fine degli anni ’60 Silvio Pieri, professore di glottologia, studioso di toponomastica e dialettologia, suggerì che “Fontecaresi” derivasse dall’antroponimo Carisius, legato alla Gens Carisia. Questo suggerimento mi ha colpito molto tanto da spingermi a indagare sulla Fonte di Carisio, ricordata anche in alcune pergamene medievali della Badia di San Lorenzo a Coltibuono; perciò ho temporaneamente abbandonato lo studio del santuario per capire la storia di questa gens romana.
Ed è stato semplice capire chi fossero?
No, purtroppo in rete ormai si trova di tutto e molte notizie sono riportate erroneamente e conducono fuori rotta. Ho iniziato quindi ad approfondire alcuni studi universitari sulla Gens Carisia, condotti soprattutto in Francia e in Spagna, e questo mi ha aiutato molto a capire la storia della gens nel I sec. a.C.. Di conseguenza, andando avanti, ho intuito da alcuni aspetti della vita di un personaggio famoso che si chiamava Publio Carisio che poteva esserci la possibilità di un’identificazione tra lui e il militare che depose il ‘tesoro di monete di Cetamura’, trovando indizi e conferme. Solo in seguito ho studiato le monete del tesoro, osservando sempre riscontri positivi all’ipotesi che avevo formulato.

Come si è messa in azione? Con quale spirito si affronta una ricerca e cosa porta poi ad andare in una direzione anziché in un’altra?
Questo è uno studio pionieristico, che ha avuto il vantaggio di potersi avvalere sia di innumerevoli pubblicazioni scientifiche della Florida State University sugli scavi di Cetamura sia di una grande mole di ritrovamenti archeologici. Il problema è stato quello di operare una sintesi di tutte queste informazioni e approfondire seguendo una tesi precisa, che continuamente dovevo sottoporre a verifica. Ad esempio l’individuazione della sorgente di Ercole mi ha portato a capire le caratteristiche dell’Hercle etrusco e, in seguito, che l’epilessia era chiamata “morbo Erculeo”. Poi sono andata a cercare tutti gli oggetti ritrovati a Cetamura correlabili al culto di Ercole. Mettendo insieme tanti ‘frammenti’, pian piano ho capito quale fosse la strada da intraprendere.
Una sorta di ‘puzzle’, in pratica…
Sì, però bisogna intuire dove collocare le tessere, altrimenti è troppo difficile. Non c’è una guida che ti conduca in una direzione precisa, che ti dia le coordinate. Bisogna affidarsi alle proprie conoscenze, competenze e all’intuizione. Ogni aspetto deve essere sottoposto a verifica e trovare conferme, se il percorso è corretto. Solo alla fine della ricerca quindi ho potuto sostenere la validità dell’ipotesi di identificazione sotto tutti i punti di vista: storico, cronologico, numismatico etc..
Questo tipo di pubblicazione richiede fatica: quando questa fatica si palesa come la si fronteggia?
La fronteggi se sai dove andare e come fare ad andare avanti, altrimenti non puoi farcela ed è meglio abbandonare l’impresa. Se la fronteggi non è una vera fatica perché il motore della fatica è la ‘curiositas’.

Il titolo del suo libro è “Il mistero svelato” però, anche se un mistero è stato svelato, il velo del tempo resta?
Sì, il velo del tempo c’è sempre, il passato non si dà mai per intero, però in questo caso è stato abbastanza generoso nel suo palesarsi. Certamente il lavoro degli studiosi, condotto nel tempo, ha creato le premesse per queste scoperte. Mi riferisco a decenni di scavi a Cetamura, ai saggi e agli articoli scientifici degli archeologi, all’impegno profuso dalla professoressa Nancy de Grummond (Direttrice degli scavi), ai miei studi sul Chianti e in particolare su San Donato in Perano e il territorio circostante Cetamura.

Cosa ci ha svelato Cetamura questa volta?
Ci ha svelato chi era il misterioso militare che lasciò qui un tesoro di monete. Si sapeva già che il ‘tesoro’ era stato sepolto prima del 16 gennaio del 27 a.C. o comunque in prossimità di questa data perché nel ‘tesoro’ non ci sono monete che ricordino Ottaviano come Augusto e questo titolo gli fu conferito nel 27 a.C., per il resto l’identità del personaggio era rimasta avvolta nell’oscurità. Ad oggi abbiamo invece l’ipotesi di identificazione di questo militare con Publio Carisio. Inoltre, sulla base delle divinità adorate a Cetamura e dei culti praticati nel corso dei secoli nella zona, con riferimento ‘in primis’ al culto di San Donato, è emerso che il santuario aveva probabilmente un’importanza particolare per la protezione e guarigione dall’epilessia.
Acqua, ritualità e vita quotidiana nel periodo etrusco-romano: che correlazione c’è, se c’è?
C’è senz’altro e c’è sempre stata, perché l’acqua è un archetipo. Hercle, nel periodo etrusco, faceva scaturire l’acqua dalle sorgenti e per gli Etruschi questo era un aspetto magico. È necessario ricordare che la divinazione era praticata anche attraverso le acque sia nel periodo etrusco che romano. I Romani ereditarono l’arte della divinazione etrusca che permetteva a questi popoli di conoscere il futuro, la volontà degli dei al fine di assecondarla.
continua…
