foto di Silvia Meacci – illustrazione AI
Cosa lascerete alla Befana per rifocillarla? Vola tutta la notte, sarà stanca e affamata! C’è chi prepara biscotti con il latte, chi frutta secca e mandarini. Quando mia figlia era piccola, noi posavamo sul tavolo un bicchierino di vin santo e dei cantuccini. Buonii biscotti di Prato resi famosi dal pasticciere Antonio Mattei di Prato.

Ne mise a punto la ricetta attorno al 1860. Addirittura nel 1867 vinse una menzione d’onore all’Esposizione Universale di Parigi, dove fu presentata. Mattei utilizzava molte mandorle, assolutamente non pelate, un aroma naturale di mandorla amara, ma niente burro o olio e nessun agente di lievitazione. Doppia cottura tradizionale, taglio obliquo. Erano più duri di quelli in commercio e pensati da inzuppare nel vin santo. Il nome cantuccio deriva dal latino cantellus, cioè “angolo, pezzo o estremità”, ed è legato alla forma del biscotto che si ottiene tagliando di sbieco il filone d’impasto per poi biscottarlo nuovamente — bis coctus, cotto due volte —. Il termine cantucci/cantuccio si riscontra già nel diciassettesimo secolo: la prima attestazione risale al 1629, a Padova, e successivamente a Bologna e a Firenze, nel 1675.

L’amore che ho per le parole ha fatto sì che scrivessi una favola in cui le lettere la fanno da padrona. La storia del topino Max* è densa di palindromi: li avete trovati? Eccoli: i tropici mamma mi ci porti; e le tazzine igienizzatele; i topi non avevano nipoti; Anna ama Anna; ai re solo gelati con noci, tale goloseria; mai rimar a Miriam; a voi goloso, tale gelato solo giova; Aerea; Angelo lo sa ha solo legna.
La favola proponeva anche un indovinello. Siete riusciti a trovare la risposta?
Non è difficile: è sufficiente contare le lettere della parola gridata dalle guardie. “Dieci” è composta da cinque lettere, “sei” è formata da tre lettere, “otto” è composta da quattro; per rispondere perfettamente e poter entrare nel castello, il numero corretto da dire è “sette”, perché i sorveglianti hanno gridato: “quattro”, che è di sette lettere.
Non era una questione di calcoli ma di attenzione verso le parole, contarle, assaporarle. Proprio come si fa con i cantuccini.
Buona Befana a tutti.
*Il topino Max e l’enigma della locanda su Diari Toscani il 3 gennaio 2026
