Alla fine, inevitabilmente, arriva qualcuno che “Tutte le Feste si porta via”. E, poiché serve sempre un capro espiatorio, cui addossare la colpa di qualsiasi cosa, si è pensato di individuarlo nell’Epifania, alle nostre latitudini meglio nota come Befana. E ci vuole un bel coraggio, dico io, a prendersela con una povera vecchietta malvestita e “con le scarpe tutte rotte”, sbolognandole una simile responsabilità.
Sarà perchè Babbo Natale è, tradizionalmente, molto più elegante e discreto… Da bambino gli lasci latte e biscotti davanti al camino, e la mattina non ci sono più; lasci completamente vuoto lo spazio antistante l’albero, e il giorno dopo lo ritrovi pieno di doni; se si mostra fisicamente, palesemente non si tratta di lui, ma di un disgraziato biancobarbuto e rossovestito che, malamente, lo scimiotta e che, se gli tiri la barba, ti accorgi che è finta. Se gli guardi sotto la giubba color rubino, ti accorgi che la sua panza è un guanciale.
La Befana è, invero, molto più caciarona, terra-terra e rumorosa: l’adulto di turno, appena gli volti la schiena, getta gran copia di noci, caramelle e cioccolatini per farti credere che piovano dal soffitto per mano della vecchina; se si palesa fisicamente, lo fa tramite i suoi emissari, i cosiddetti “Befani”, che ti suonano alla porta, mentre sei in importanti faccende affaccendato, per cantarti -male- sempre la stessa canzonaccia da pianerottolo, e pretendendo pure che tu gli cacci qualche euro per ricambiare la cortesia. Ella rimane una figura avvolta nel proprio folkloristico mistero locale e provinciale, lontanissima dall’internazionalità e dal grande potere mediatico, aromatizzato Coca-Cola, di Mr Santa Claus.
Tuttavia, il suo fascino, per quanto assai nostrale e circoscritto è, per me, indiscutibile. Da bambino, oltre al suddetto lancio di dolciumi a tradimento, bastava che l’adulto di turno (grazie, zia Anna❤️) mi portasse alla finestra e mi invitasse a cogliere, nel buio della notte, qualsiasi movimento sui tetti delle case (uno sbuffo di fumo di un camino, un refolo di vento che muovesse dei panni stesi, una persiana che si aprisse o chiudesse all’improvviso), per farmi vedere ciò che non c’era e far diventare reale l’irreale.
Forse, le famigerate “Feste portate via”, sono rappresentate proprio dalla perduta capacità, tutta fanciullesca, di volare sulle ali della fantasia, o, in questo specifico caso, sulla scopa di una vegliarda latrice di doni o di carboni, a seconda dei casi.
Se volete recuperarla, quella particolare abilità atrofizzatasi negli anni e col sopravvenire della detestata età adulta, recatevi in Galleria a Carrara e provate a buttare uno sguardo verso il soffitto, sul quale si spalanca una serie di oblò contenenti le lampade che illuminano il sito in questione.
Beh, prendetemi pure per pazzo, ma, dietro uno di quegli oblò, mi pare proprio di averla vista, la Befana! Carta canta, o, meglio: foto canta…E canta proprio quella canzone😄.
Prima che la realtà rovini l’ennesima bella storia di fantasia, andate a vedere se riuscite ad individuarla pure Voi. “Epifania”, qualora non lo sapeste, significa, pur sempre, “Manifestazione”😄.
Buona ‘Pfana a Voi, gente.
🧦🍬🍭🍫🍡🌰
La befana vien di notte…
