Gli anni settanta dello scorso secolo sono stati un periodo di grande innovazione, esplorazione musicale. Un interprete di quel momento unico della musica italiana e internazionale, è stato senza ombra di dubbio Enzo Carella, che nacque a Roma l’8 gennaio 1952. Vincenzo Carella fu scoperto da un altro Vincenzo, quel Micocci che Alberto Fortis voleva uccidere in una sua canzone. L’incontro con Pasquale Panella, paroliere visionario e dadaista, che in seguito avrebbe collaborato con Lucio Battisti, fu determinante per la carriera di Enzo Carella. Il suo primo brano nel 1976 fu pubblicato dalla RCA italiana dal già citato Micocci, da un altro musicista alquanto importante, Riccardo Cocciante, con la produzione artistica di Marco Luberti, si intitolava, Fosse vero. Nel panorama della musica italiana di quegli anni fu un esperimento riuscito di rottura con le partiture musicali e i testi di un’Italia ancora legata a tradizioni obsolete. Enzo Carella era accompagnato nei sentieri impervi della sua mente e di quella di Pasquale Panella, dai Goblin di Claudio Simonetti e Massimo Morante, reduci dal successo di Profondo Rosso, ma questa è un’altra storia. In quel periodo Enzo Carella pubblicò il suo primo album che conteneva il brano Malamore, un altro esempio di gioco lessicale di composizione musicale e con un accompagnamento pop funky di grande levatura e di godibile ascolto. Enzo Carella riusciva nei suoi brani a mescolare il romantico con il sensuale, il sacro con il profano, il tutto e il nulla, sempre riuscendo a far convivere le mille anime della sua arte, del suo mondo interiore. Per quelli della nostra generazione viene quasi automatico abbinare un nome a un testo, ad una canzone che è rimasta nell’immaginario. Ogni volta che incontro una donna che si chiama Barbara, non posso che associare, diavola che scivola, un nonsense di un brano di Enzo Carella che ha fatto la storia. Fu presentato al Festival di Sanremo nel 1979 arrivando al secondo posto, alle spalle di Mino Vergnaghi, che poi sparì dalle scene. In verità fu un Festival alquanto particolare con partecipanti quasi tutti esordienti e brani come: Tu fai schifo sempre, dei Pandemonium che sarebbe diventato un modo di dire e oggi è quanto mai attuale. Nel 1979 fu pubblicato il nuovo album di Enzo Carella con il titolo, Barbara e altri Carella, sempre per rimanere nel filone del surrealismo anarchico, come fosse un cantore dei Monty Python. In quegli anni chiuse la sua collaborazione con Marco Luberti e pubblicò un nuovo album dal titolo, Sfinge, arrangiato da Elio D’Anna, già componente degli Showmen, insieme a James Senese e Mario Musella, il nero a metà cantato da Pino Daniele, ma anche questa è un’altra storia. Enzo Carella scomparve per qualche anno dalle scene, tornando nel 1992 con l’album Carella de Carellis, una raccolta dei suoi successi mixati in modo differente. Nel 1995 Enzo Carella pubblicò, Se non cantassi sarei nessuno: l’Odissea di Carella e Panella, un concept album che riscrisse in chiave moderna le avventure di Ulisse, giochi di parole in chiave omerica, tipica del duo Carella e Panella. Un brano dell’album, Partire, divenne la sigla di un programma televisivo di Telemontecarlo, Appunti disordinati di viaggio, il volto di Carella fu sovrapposto all’opera Violinista verde si Marc Chagall, una sintesi perfetta del percorso artistico di Enzo Carella. Dopo qualche anno di assenza Enzo Carella tornò nel 2007 con Ahoh Ye Nànà, nel quale brillava il singolo, Oggi non è domani, sempre composto insieme a Pasquale Panella, che nel frattempo aveva collaborato con Lucio Battisti e Amedeo Minghi, non con la stessa simbiosi artistica che aveva con Carella, anche se il trottolino amoroso resta un’icona della musica italiana. La vita artistica e personale di Enzo Carella fu sempre un sovrapporsi di eventi, come quando nel 2011 venne arrestato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, a causa della coltivazione di Cannabis sativa che le forze dell’ordine trovarono in casa dell’artista. Enzo Carella è morto a Roma il 21 febbraio 2017 a causa di un arresto cardiaco, dopo aver trascorso qualche mese in terapia intensiva, all’età di 65 anni. Vincenzo, Enzo Carella è stato un cantante fuori dagli schemi, un surrealista, un interprete che insieme a Pasquale Panella, ci ha portati nel suo mondo e ci ha fatto innamorare di Barbara, la diavola che scivola e ci ha lasciato il suo Malamore.
Questo nome questo gesto questa cortesia
questo passo questo dire
questa tua mania
Con la gonna che si muove
ma senza parole
l’ombra scende in basso
dove cambierai colore
fosse vero
fosse vero
fosse vero.
Fosse vero
fosse vero
fosse vero.
Qualche gesto sconveniente un indecente invito
ed un niente di rispetto scandali di un dito
E un po’ un tensione tra una gatta ed un candore quel segnale passo ed uso l’ombra del volgare
fosse vero
fosse vero
fosse vero
fosse vero
fosse vero
fosse vero
Ma scegli un trucco di qualità
un invenzione da penetrare
le cose a posto tra me e te
son posizioni da evitare
ma metti un gioco di qualità
tra le focine di un’attività
qualche sentiero da stuzzicare
coi proverò cosi ti parlo di qualità
l’aria che serve a tenermi su
mentre ti muovi la voglia di
mandarmi giu..
Qualche gesto sconveniente mani sul proibito ed un niente di rispetto scandali di un dito
una forma che si muove dietro le veline
gli occhi fanno i bagni a galla sulle cartoline
fossi vera
fossi vera
fossi vera
fossi vera
fossi vera
