“La farfalla è un fiore di volo, il fiore una farfalla ancorata a terra”– Ponce Denis Écouchard Lebrun, poeta e scrittore francese della seconda metà del ‘700.

Colori meravigliosi, volo leggero ed aggraziato, le farfalle evocano bellezza ed eleganza, ricordano la primavera in tutto il suo splendore e rinnovamento, sono affascinanti e un po’ misteriose per il loro incredibile, unico e quasi magico ciclo vitale, che le vede trasformarsi da bruchi striscianti in magnifiche creature volanti, vivacemente e graziosamente variopinte.

“La farfalla è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che… era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire e per questo è avvolta in un abito mirabile… Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli… È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno… È un simbolo dell’anima…” Hermann Hesse.

E “Psiche“, anima in greco, significa anche farfalla, ma scientificamente cos’è una farfalla? La farfalla è un insetto che appartiene ai “Lepidoptera“, lepidotteri, e con il termine lepidottero è anche detta e conosciuta. I “Lepidoptera” definiscono un vasto ordine di insetti olometaboli di cui fanno parte oltre 158 mila specie di farfalle e falene. Il termine lepidottero, dal greco antico “lepis” squama o scaglia e “pteron” ala, significa letteralmente “ali con le squame” e si riferisce alla presenza di piccole e delicate squame ovali che rivestono fittamente le ali di questi insetti; queste squame sono posizionate le une sulle altre a ricordare la disposizione degli embrici di un tetto, e all’occhio umano, non visibili per quello che sono realmente, sembrano pulviscolo.

“Farfalle, falene…nomi che evocano prati fioriti, voli leggeri e tiepide sere di primavera e estate” Caterina Gromis di Trana, etologa.

La distinzione tra farfalla e falena non risponde in realtà ad una classificazione scientifica ma deriva dall’uso comune. In base a tale pensiero e “credo popolare” le differenze distintive tra le une e le altre, vedono le farfalle generalmente come insetti con abitudini diurne, colori vivaci, antenne clavate e con ali chiuse a libro quando sono in condizioni di riposo; le falene, invece, sono insetti con abitudini notturne, colori spenti, antenne a pettine e con ali che, in posizione di riposo, sono aperte a libro o a tetto. Inoltre le crisalidi delle farfalle, a differenza di quelle delle falene, non sono mai avvolte in un bozzolo. Come per tutti gli insetti, anche il corpo della farfalla è diviso in tre sezioni ben riconoscibili: capo, torace e addome. La testa dei lepidotteri è assai piccola ed arrotondata, quasi interamente occupata da due grandi occhi composti, formati cioè da centinaia, talvolta migliaia, di piccole lenti, “ommatidi”, che contengono cellule sensibili alla luce e che sono collegate al cervello da numerosissime connessioni nervose e danno alla farfalla una visione a mosaico, panoramica e con un’elevata percezione del movimento; ogni ommatide, infatti, capta una parte di immagine e la invia al cervello che dopo avere elaborato le varie informazioni ricevute dalle piccole lenti, le unisce assieme ricreando, come fosse un mosaico, un’immagine unica. Molte farfalle hanno anche un paio di occhi semplici, gli “ocelli”, sopra a quelli composti, che sono molto sensibili ai raggi ultravioletti, e ricoperti dalla peluria e dalle scaglie del capo. I lepidotteri hanno un eccellente percezione dei colori che è fondamentale per la ricerca dei fiori, delle piante nutrici, ed anche per l’accoppiamento. Nella zona della testa compresa tra gli occhi composti sono inserite le antenne, che sono costituite da molti e piccoli segmenti, anch’esse ricoperte di minuscole scaglie, e che fungono da organi di senso tattili, olfattivi e chimici. Quando una farfalla si posa su un fiore, infatti, appoggia subito le antenne sui petali per “saggiare” e quindi riconoscere il polline da succhiare. L’apparato boccale dei lepidotteri è di tipo succhiatore ed il suo organo caratteristico è la “spirotromba”, una sorta di lunga cannuccia, talvolta lunga addirittura quanto l’intero corpo dell’insetto, che è formata dai lobi esterni delle mascelle, le “galee”, che molto sviluppate si uniscono a formare una sorta di proboscide che a riposo viene avvolta a spirale e tenuta sotto la testa. Attraverso la spirotromba le farfalle succhiano i liquidi zuccherini che sono gli alimenti di cui si nutrono, in particolare il nettare, che è il cibo principale nella maggior parte dei lepidotteri. “È severamente vietato toccare le ali alle farfalle. Potrebbero cadere migliaia di sogni” scrive Fabrizio Caramagna, ed infatti le ali sono la meravigliosa, straordinaria, colorata e delicatissima peculiarità delle farfalle. Nei lepidotteri, in generale, sono sempre presenti due paia di ali, anteriori e posteriori, con quelle anteriori generalmente più grandi, ed ogni coppia di ali è unita per lato in modo che si possano muovere all’unisono durante il volo; nella farfalla invece l’unione avviene solo per un’ampia sovrapposizione delle ali stesse. La struttura alare è costituita da “tessuto vivo” solcato da svariate fibre nervose e tubicini, “trachee”, che trasportano ossigeno. La disposizione delle nervature varia a seconda delle famiglie, cosa questa che risulta importante per la classificazione del lepidottero stesso. L’intera superficie alare, sia quindi la faccia superiore che quella inferiore, è completamente ricoperta da piccolissime scaglie embricate le une con le altre come le tegole di un tetto; la maggior parte delle scaglie contiene pigmenti chimici che determinano le colorazioni e i complessi disegni che caratterizzano le ali delle farfalle e che permettono loro di sfoggiare meravigliose e vivaci livree.

“Il bruco fa tutto il lavoro, ma è la farfalla che si prende tutta la pubblicità” disse George Carlin, comico statunitense, riferendosi al ciclo vitale della farfalla. Durante la loro vita i lepidotteri affrontano una vera e propria “metamorfosi”, cambiando radicalmente la struttura del loro corpo e le abitudini alimentari. Il loro ciclo è vitale caratterizzato da quattro stadi: uovo, larva, crisalide o pupa, ed infine, la forma adulta o immagine. Dalle uova, che sono deposte su un vegetale scelto dalla femmina perché ritenuto adatto, quando si schiudono nasce una larva, chiamata anche bruco, che, priva di ali e quindi incapace di volare, si muove strisciando grazie alle tre paia di zampe toraciche e alle pseudo zampe addominali. Il bruco è anche privo degli occhi composti e della spirotromba; possiede però un apparato boccale masticatore con robuste mandibole che gli consentono di nutrirsi principalmente di foglie, più raramente di fiori, frutti, gemme, semi o legno. Il rivestimento delle larve non cresce nel tempo e con la larva, e quindi deve essere cambiato periodicamente; in genere un bruco fa da 3 a 5 mute. Finite le mute cuticolari e raggiunto il suo massimo sviluppo, la larva, ormai matura, smette di nutrirsi e cerca un luogo adatto dove potersi trasformare in pupa, che sia una foglia un ramo o anche a terra. La larva si attacca al sostegno scelto costruendo supporti con la seta, che è la fibra proteica che il bruco stesso produce, poi la sua cuticola si lacera liberando la crisalide o pupa, che rappresenta lo stadio dello sviluppo post embrionale che precede lo stadio adulto degli insetti olometaboli, ossia di quelli insetti che, come per l’appunto la farfalla, hanno un ciclo vitale radicalmente trasformante e che subiscono una metamorfosi completa. In questa fase, dove avvengono le varie e molteplici trasformazioni che porteranno la pupa a diventare farfalla, l’insetto rimane immobile ancorato a testa in giù mediante il “cremaster”, un uncino posteriore, finché il rivestimento della crisalide non si lacera lasciando uscire faticosamente l’insetto adulto che, dispiegate le ali, prende subito il volo; la metamorfosi può avvenire anche all’interno di un bozzolo sericeo, per le falene, o in una celletta del terreno.
continua…
