“Ragazzi, sveglia!”. Il pastorello con l’agnello sulle spalle era già in piedi, perfettamente operativo e scalpitava nello spazio angusto della scatola delle statuine del presepe. “Ti stai sbagliando, amico, sei in anticipo di almeno tre settimane” rispose sonnacchioso il contadino con i gallinacci in mano, i quali, svegliati dal grido del pastorello, stavano iniziando a becchettarsi tra di loro in un crescendo di chicchirichi. “Ma cosa è tutto questo baccano? Volete far agitare tutto il villaggio?” urlò la venditrice di stoffe, svegliata, anche lei, di soprassalto mentre riposava con la testa sopra il suo banchetto di tessuti. “E’ ora di svegliarci, venditrice, è ora, è ora. È il nostro giorno, è il primo dicembre!” le rispose tutto felice il pastorello mentre, a fatica si spostava nella scatola in cerca del fornaio per fargli accendere il fuoco e avere un po’ di luce e di pane.

“Buongiorno amiche statuine! Ci si ritrova anche quest’anno!” disse il frate campanaro mentre si alzava dal giaciglio di muschio che si era assicurato l’anno precedente e stiracchiandosi un po’, urtò, il cocomeraio appoggiato alla sua cesta di cocomeri e ancora immerso in un sonno profondo. “Che…succede?” biascicò il cocomeraio “Io ho tanto sonno, non può essere già il primo dicembre”. “E invece è proprio il primo dicembre! Ha ragione il pastorello!” dall’altra parte della scatola la pescivendola gridò talmente forte- come era solita fare- che svegliò tutte le statuine. Un coro di sbadigli e di buongiorno e anche qualche “Che fame!” “Dov’è mastro fornaio? C’è del pane?”. Il pastorello, dopo aver urtato praticamente ogni cosa, era riuscito a trovare il fornaio e lo stava aiutando a mettere legna nel forno. La moglie del fornaio era già pronta con una teglia di pagnotte da infornare e tutti si avvicinarono per la prima colazione del loro giorno speciale.

Dalle scatole vicine, intanto, si sentiva un gran vociare. Gli orsetti della scatola degli addobbi dell’albero di Natale, quelli che erano stati comprati quando il bambino più piccolo di casa stava per nascere, per salutare il suo arrivo, erano già tutti svegli e, come ogni anno, stavano facendo capriole e salti per la gioia di tornare sui rami dell’albero. Le palline rosse, oro, verdi, e bianche erano in fermento come ragazzine prima di andare a una festa e, urtandosi le une con le altre, producevano un fragoroso ciacolio. Le cartoline dei Natali passati si rifacevano un po’ il trucco, chiacchierando dei loro vecchi ricordi, orgogliose ogni anno di essere ancora esposte. “State tutti bene addobbi?” strillò dalla scatola del presepe il bananaio. “Sì, sì, ci siamo, siamo tutti pronti!” risposero quasi in coro gli addobbi dell’albero. “Ci siete tutti, vero?” domandò titubante il suonatore di cornamusa che aveva sempre paura di scoprire che qualcuno si era perso, perché rotto e gettato via. “Stai tranquillo suonatore – gli rispose la pallina fatta a palla da basket, una di quelle superspeciali che venivano conservate in un letto di bambagia perché era stata comprata a New York e perché in famiglia erano quasi tutti giocatori di pallacanestro – non ci sono defezioni dalle nostre parti. Tutti ancora integri e pronti a scendere in campo. Ehm… Cioè sull’albero!”. “Noi ci siamo, ma non sappiamo ancora se funzioniamo tutte – dissero incerte le luci dell’albero che, purtroppo, dovevano ogni anno superare la prova della spina di corrente – stiamo incrociando le dita sperando di accenderci ancora tutte”. “Già per voi è sempre in agguato la brutta fine” borbottò con il suo vocione tonante il fabbro del presepe. “Non essere sempre lugubre, fabbro e stai attento che se perdi il martello finisci nel sacco della plastica anche tu” era stata la lavandaia a replicare, perché a lei non piacevano i pensieri tristi a Natale. “Tu assicurati che la fontana dia ancora acqua, altrimenti ci finite entrambe nel sacco della plastica” rispose piccato il fabbro. “Oh già la fontana! Fontana, fontana…stai ancora dormendo?” gridò la lavandaia. “No, sono sveglia…come potrei dormire con questa confusione. Tutti gli anni fate una tale baldoria! Come se fosse sempre la prima volta. Io sto bene, ma finchè non mi mettono l’acqua e mi accendono non lo so se funziono. Anch’io sono sempre a rischio come le lucine”. “Ma figurati se non funzioni! – esclamò allegro il porcaio – tutti gli anni ti fanno lavorare solo poche ore perché il rumore dell’acqua che scorre fa correre tutti a fare pipi’!”. “Sempre raffinato il nostro salumiere!” intervennero insieme i bastoncini di zucchero che si stavano spolverando per tornare sull’albero.

“Avete finito di bisticciare?” tuonò l’albero dalla sua scatola incerottata da tremila giri di scotch. “Ogni anno è la stessa storia…avete sempre paura che si stanchino di voi e vi gettino via, ma ormai li dovreste conoscere bene. Loro ci amano tutti. Ci danno persino i baci quando ci mettono via, a gennaio. Non butterebbero mai via nessuno di noi. Siamo il loro albero e il loro presepe da quasi trent’anni ormai. Al massimo possono aggiungere qualcuno di nuovo, ma cacciare via uno di noi vecchi, non accadrà mai!”- “E’ vero, ha ragione l’albero” disse con la sua voce flautata l’angelo che, da sempre stava sul ramo più alto al posto del puntale “Noi siamo parte della loro storia e dei loro ricordi più belli”. Tutti, addobbi e statuine rimasero in silenzio, qualcuno un po’ commuovendosi. Poi cominciò Baldassarre, uno dei Re Magi: “E’ vero, …vi ricordate quando i due ragazzi erano piccoli? Quando venivano qua nel presepe a giocare con noi?”. “Sì, sì ricordo quando il fratello più grande inventava favole bellissime per il piccolino e questo birbante, alla fine tirava una pallina sul presepe e diceva che era venuto il terremoto. E il fratello grande brontolava e ci rimetteva tutti a posto” disse il salsicciaio asciugandosi una lacrima. “Oh sì, mi ricordo quegli anni…le pecore finivano nel laghetto, le galline sopra gli alberi e tutti eravamo ricoperti di farina perché al piccolo piaceva tanto che nel presepe ci fosse la neve” disse il lattaio. “Io ho ancora un ramo un po’ balengo – esclamò sorridendo l’albero – perché quando il piccolo era proprio , piccino prendeva la rincorsa con il girello e si tuffava in picchiata contro i miei rami bassi ,tra le palline e le luci, tirandosi dietro ogni cosa e suo fratello lo rincorreva cercando di fermarlo”. “Quanti bei ricordi abbiamo visto davanti alle nostre luci: abbiamo visto crescere entrambi i bambini e ormai, anche noi facciamo parte della loro famiglia – disse San Giuseppe mettendo un braccio sulle spalle di Maria. “Anche adesso che sono grandi non mancano mai l’appuntamento con il nostro giorno speciale e come sempre si riuniscono davanti all’albero e al presepe e ritrovano le stesse emozioni di quando erano bambini. Questo è raro, sapete? Specialmente oggi che, in troppi, per stupide ragioni il presepe non lo fanno neanche più e l’albero, lo trasformano in oggetti stilizzati senza più anima, né valori”. “Loro ci aspettano ogni anno – disse Maria – con la stessa gioia e lo stesso cuore. Aspettano un piccolo miracolo di amore, di ricordi, di affetto, di magia: come quello di un bambino che nacque in una mangiatoia duemila anni fa e che cambiò il mondo. E noi siamo il simbolo di questo miracolo d’amore. Quindi, rallegriamoci e non temiamo. Questo amore non finirà mai”. Un coro di sì, giusto e qualche timido applauso si levò dalle varie scatole con sopra scritto Natale di Emi e Ludo. Scatole che avevano più di trent’anni, ma che restavano preziosissime e molto amate.
Poi, si sentirono dei passi sulle scale. La luce si accese nella cantina e le voci allegre della mamma, del babbo e dei due figli riempirono la stanza. Cominciarono a prendere le scatole e a portarle in casa per aprirle e ricreare la magia del Natale. Gli addobbi, l’albero e le statuine, per tutto il tempo restarono in assoluto silenzio in attesa che tutto fosse completato. Infine, l’albero carico di luci e di addobbi venne acceso, il presepe fu allestito su più piani, ogni statuina ebbe il suo spazio e la lampada a luna venne accesa a illuminare la notte santa del villaggio. Erano di nuovo lì ,al loro posto, a ricordare la bellezza del Natale e delle tradizioni, a ricordare la gioia di essere una famiglia. E allora tutti quanti, addobbi, statuine, luci, albero, presepe, i due fratelli e i loro genitori, sorrisero.
