Oggi, 21 dicembre, finisce ufficialmente l’autunno e si entra nella stagione invernale. Simbolicamente, l’ultima foglia d’autunno è volata via in forma dell’installazione (non so quanto voluta), che fino a ieri l’altro sorgeva in Via Rossi a Carrara: proprio come l’autunno, prima c’era, ora non c’è più.

La stessa caducità di foglia che vola via ce l’ha senz’altro – visto il periodo – la realtà del Presepe: la tipica rappresentazione pupazzata della Natività di cui, ogni anno, non facciamo in tempo ad estrarre i pezzi (rimasti sigillati al buio per lunghi mesi dentro vecchi bauli), che subito dobbiamo riporli di nuovo in soffitta, perchè le festività sono, a loro volta, volate via col vento, come foglia rapita dall’albero.
Onde poter eternare la cosa per tutto l’anno, come ha provato a fare l’ignoto artista della foglia di cui sopra, ci vorrebbe una Via dei Presepi, di napoletana tradizione, pure a Carrara.
Un espediente letterario ormai ultratrentennale, creato dallo scrittore Renato Palmieri, aveva fissato il giorno della fondazione di Napoli proprio al 21 dicembre di 2500 anni fa. Quantunque si trattasse di una bufala campana della migliore qualità, l’autore seppe essere talmente convincente che, da allora, ogni 21 dicembre è diventato un’apoteosi di celebrazioni del presunto compleanno della città di Pulcinella e di Totò.
Magari a Carrara non esiste una vera e propria “Via dei Presepi”, tuttavia, risalendo la Salita San Giacomo alla volta di Grazzano, ecco che possiamo trovarne almeno uno, di presepe, in tutta la sua rustica semplicità tradizionale. E, poco più in su, ecco un’iscrizione, datata 1638, che loda, anzi “lauda”, il nome di Maria e, soprattutto, quello di Giesù! ‘Giesù’capito? Non Gesù! Un incredibile lampo di insospettabile napoletanità che giunge dagli abissi del tempo a squarciare il cielo gialloazzurro di Carrara.

E, se percorriamo ancora qualche metro e giungiamo là dove si spalanca Via Monte d’Arme, vi troveremo impressa nientemen che una sirena azzurro Neapolis, che, in origine, si chiamava Partenope, sub-colonia greca edificata tra il Vesuvio ed i Campi Flegrei nell’VIII secolo a.C. dai cumani.
“Partenope”, come la sirena che, secondo il mito, era stata respinta da Ulisse e che, per questo, si era gettata disperata in mare. Il suo corpo, trascinato dalle onde, era giunto sull’isolotto di Megaride, dove i Greci fondarono la prima città, chiamandola Partenope in suo onore, prima di fondare, appunto, la più ampia Neapolis, l’attuale Napoli. Questo mito lega indissolubilmente la città campana alla sirena, considerata la sua figura protettrice, e la sua tomba sarebbe al Castel dell’Ovo, mentre una statua si trova in Piazza Sannazaro.

Come abbiamo detto e ridetto fino alla nausea, in questa sede, pure Carrara è, da sempre, luogo di elezione di Sirene, come testimonia la relativa fontana di bianco marmo locale, posta a fianco del Ponte alle Lacrime, a celebrare la leggenda di Aronte e del suo amore impossibile con una donna-pesce.

Visto, che roba?
In una sola seduta, si è compiuto un improbabile gemellaggio Carrara-Napoli, si è celebrato il duemilacinquecentesimo finto compleanno della metropoli partenopea, si è detto arrivederci all’autunno e dato il benvenuto all’inverno e si è scoperto che anche Carrara ha la sua Via, se non “Dei Presepi”, almeno “del Presepe”! Ma siamo alle porte del Natale e sono in vena di regali😄🎁🎄.
Auguri di nuovo a tutti.
