Dal delitto al castigo, ma in chiave ironica, con il minimo comun denominatore della città padana di Casalpusterlengo e dell’anno 1955, settanta anni fa. Compie infatti 70 anni “Teresa non sparare” una canzone scritta da Fred Buscaglione e Leo Chiosso legata a Casalpusterlengo. Incisa nella sua prima versione il 22 ottobre del 1955 da Fred Buscaglione e gli Asternovas. Il testo era ispirato a un fatto di cronaca nera ambientato a Casalpusterlengo: una donna aveva sparato al marito, dopo aver scoperto che il consorte la tradiva con un’amante. Un evento che all’epoca fece scalpore, poiché raccontava di una casalinga che, invece di subire l’infedeltà del marito, lo affronta fucile alla mano. Il disco ebbe gran successo ed il nome di Casalpusterlengo divenne noto a livello nazionale. Sempre nel 1955 Casalpusterlengo divenne protagonista di un fatto di cronaca che ebbe riscontro sulla stampa mondiale.

Si tratta del tentato suicidio del ligure Lionello Natoli all’interno della cattedrale di Notre Dame a Parigi, che dovette essere riconsacrata, a fronte della fine di una travagliata storia d’amore con Gisele Gay, entraineuse francese con la quale ha una figlia Fabienne. Una storia ricca di colpi di scena che diventa un libro intitolato “Pietà per i bambini grandi” edito da Gino Sansoni, marito di Angela Giussani editrice con la sorella Luciana del fumetto Diabolik, che ha avuto come disegnatori Gino Marchesi di Brembio e Virgilio Muzzi di Codogno, residenti a pochi chilometri da Casalpusterlengo.

Il funambolico Sansoni per lanciare il libro, che poi rititolò “Parigi nuda”, con allegate foto osé per l’epoca, organizzò un evento di scusa ufficiale al papa del Natoli per il suo tentato suicidio, che prevedeva un pellegrinaggio a piedi fino a Roma, con una croce sulle spalle. L’11 luglio la croce fu ufficialmente pesata in piazza Duomo a Milano: pesava più di 20 chili. In seguito fu sostituita da una croce di compensato identica all’originale. La partenza di Natoli avvenne da Casalpusterlengo, ma il suo pellegrinaggio si arrestò a Firenze, dove fu ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio, per un collasso. Intanto la storia ed il nome di Casalpusterlengo avevano fatto il giro del mondo.

Un nome “ingombrante” oggetto di battute satiriche e di scherno, ma anche di storie e leggende. Casalpusterlengo, il nome della città lodigiana che proprio questo anno festeggia il riconoscimento storico di 50 anni di intitolazione a città, ben 16 lettere, che, spesso non ci stanno neppure nelle modulistiche standard di richieste o di enti pubblici e che anche in autostrada sono stati costretti a scrivere “andando a capo” per indicare il casello sulla A1. L’ultima battuta in ordine di tempo è del sito Facebook Piacenza Memes che “riscopre” l’antica rivalità tra “Pasgat” (cioè pesce gatto del fiume Po, soprannome dato ai piacentini) e “Magot” (soprannome dei residenti nel basso lodigiano determinato dal prominente gozzo dovuto ad alimentazione povera). Nel particolare Piacenza Memes in un ironico post per “fornire un aiuto a chi è in difficoltà a pensare che poteva andare peggio” ribadisce” Pensa se fossi nato a Casalpusterlengo”.

Molti gli aneddoti a livello nazionale legati a Casalpusterlengo. Nel 1974 il nuovo centro sportivo ospita la finale nazionale del Cantagiro che ha tra gli ospiti Claudio Baglioni, è presentato da Jhonny Dorelli e dal casalino Domenico Morosini, l’inventore del mitico slogan del “Centone”. Quest’ultimo, essendo senza giacca, se ne fece prestare una, non della sua taglia, da Mariello, Mino Reitano ricoverato nell’ospedale; la nevicata del 1985 che bloccò la viabilità per tre giorni e la pubblicità in cui Gene Gnocchi dava appuntamento qui.

Ma Casalpusterlengo è anche fonte di ispirazione poetica popolare con una nota composizione dialettale in versi scritta dal casalino Enrico Cipelletti, e raccolta, insieme ad altre liriche su Casalpusterlengo, in un libro intitolato ” La canson d’un fiol cuntent” edito nel 1982 dall’amministrazione comunale.

In una di queste poesie si sostiene che “Casal l’è un gran Casal” rielaborando una vecchia canzone popolare milanese, un fatto di cui tutti i residenti sono pienamente convinti. I casalesi, infatti, sono orgogliosi di abitare in questa popolosa ed attiva città padana “In mes al mund” come si sostiene nei bar locali, riferendosi alla posizione geografica del paese al centro di due direttive viabili estremamente importanti come la Via Emilia e la statale Mantovana, oltre naturalmente all‘Autostrada del Sole ed al nodo ferroviario con Pavia e Cremona e con Piacenza e Milano. Del resto, proprio da queste quattro città Casale si pone in una posizione geografica equidistante, ma questo, forse, non basta a “salvarla” dalle battute sarcastiche, anche se ispira anche pittori.
L’idea è dell’artista Roberto Scarioni che su una tela ha voluto riprodurre i simboli stessi di Casalpusterlengo a partire dalla Torre Pusterla, che si trova sul gonfalone municipale, per proseguire con il fiume Brembiolo, la ex fabbrica Peveralli, la solitaria fontana di piazza del Popolo, popolarmente nota come “La vedua” cioè ” la vedova” il Santuario della Madonna dei frati Cappuccini, ma anche i fuochi artificiali che da decenni sono il momento clou della sagra patronale di San Bartolomeo di fine agosto e due irrinunciabili specialità gastronomiche: la torta di Casale, altro imperdibile momento della sagra agostana, ed il gorgonzola del caseificio Croce. Una vera e propria “carta d’identità” di Casale con tutte le definizioni in dialetto locale nonché la scritta, sempre in dialetto, “Casale è in mezzo al mondo”. Una opera pittorica nello stile della Pop Art che pone al centro dell’attenzione quegli oggetti da cui siamo circondati, quelli a cui siamo maggiormente abituati e della cui esistenza quasi neppure più ci accorgiamo.
