A pochi passi da casa mia, qui a Fivizzano, nacque il 19 giugno del 1805, Anna Maria Carolina Adorni, una ragazza di modeste condizioni che, per usare una terminologia del tempo, grazie all’educazione impostale dalla madre, era molto timorata di Dio. Rimasta orfana di padre, a 15 anni, si trasferì con la madre a Parma, in cerca di migliori condizioni economiche. Nel 1826 sposò Domenico Botti, addetto alla casa ducale di Parma e diede alla luce sei figli, ma la gioia di una vita benestante nella ricca Parma fu presto sostituita dal dolore per la perdita di cinque figli in età prematura e dello stesso marito nel 1844. Solo un figlio sopravvisse, diventando poi un monaco benedettino.
Questa situazione di tragicità avrebbe potuto portarla alla disperazione ed invece non fece altro che rafforzare la sua fede, portandola ad offrire i suoi servigi alla parte più povera della popolazione parmense, diventando anche terziaria francescana. Parma, come molte accadeva spesso in quel tempo, era sì una città ricca, ma mostrava anche un risvolto di estrema povertà, all’interno della quale le ragazze che non avevano possibilità di mantenersi, erano spinte a commettere crimini e a prostituirsi per sbarcare il lunario. Proprio a loro, Maria rivolse le sue attenzioni caritatevoli, andandole a trovare in carcere dove vivevano una situazione di degrado, forse anche maggiore di quella dalla quale erano state prelevate. Riunendo un gruppo di donne, alcune appartenenti all’aristocrazia cittadina, fondò un gruppo di assistenza chiamato “Pia unione delle dame visitatrici delle carceri” che si prefiggeva, non solo di mettere in pratica il passo evangelico in cui è scritto “Ero in carcere e sei venuto a trovarmi”, ma si spingeva oltre fino a richiamare alla fede le sventurate che assisteva. Il passo successivo, grazie anche all’aiuto della duchessa di Parma Maria Luigia d’Austria, fu quello di affittare un appartamento in città, nel quale ospitare le reiette ed aiutarle a reinserirle nel tessuto sociale del tempo, insegnando loro un mestiere per renderle autosufficienti. Nacque così l’“Istituto del Buon Pastore” che si occupava anche delle orfane o delle bambine abbandonate in strada. Nel 1857, insieme ad altre otto compagne, fondò la Congregazione delle Ancelle della Carità, che ancora oggi è presente sia in Italia, sia all’estero. Canonicamente fu riconosciuta dal vescovo di Parma, monsignor Domenico Maria Villa, nel 1876 mentre l’approvazione definitiva fu sancita nel 1893, anno di morte della fondatrice.

Maria Adorni fu dichiarata Beata da papa Benedetto XVI il 3 ottobre 2010 a seguito del riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione, a favore di Giuseppe Buttignol, che nel 1939 guarì da una diagnosi di encefalite letargica che non gli avrebbe dato scampo.
Maria Adorni era particolarmente devota agli arcangeli Michele e Gabriele con i quali aveva stabilito una specie di accordo, chiamandoli in causa sia per difendere i suoi protetti dal demonio, sia per aiutarla nell’opera di redenzione che si era prefissa di svolgere. Quando riscontrava qualche difficoltà nel far tornare la persona in seno alla Chiesa, pregava il suo angelo custode affinchè la sostenesse e la aiutasse nel raggiungere l’obiettivo desiderato.
Beata Maria Adorni è ancora oggi venerata sia a Parma, sia a Fivizzano dove sono conservati il certificato di battesimo ed una reliquia, consistente in un frammento di costola che viene esposto durante le celebrazioni solenni.
