Il Teatro Cordova di Pescara ha ospitato, il 29 novembre scorso, la cerimonia di premiazione della quarta edizione del “Premio Letterario Nazionale Ubaldo Giacomucci e Riccardo Santini”, dedicato a due illustri personaggi che hanno lasciato una viva traccia in campo culturale, editoriale e poetico. Il Premio, di grande risonanza e partecipazione, è promosso dall’“Associazione Culturale Italia è… Next Generation” e riceve molti importanti patrocini tra cui quello della Provincia e del Comune di Pescara e dell’”Associazione Editori Abruzzesi”, di cui è Presidente Elena Costa, giornalista, Editore, oltre che Presidente del Premio stesso. Imponente la partecipazione all’edizione 2025 che ha visto l’assegnazione del premio alla poesia “L’ultima fenice” della scrittrice Maria Carmela Mugnano. “La poesia – ha spiegato l’autrice – vuole essere un canto all’amore nell’età matura, quello degli “anni grigi” : con grande simpatia e cordialità dedico la mia poesia ai lettori”.

Particolarmente toccante la motivazione che la giuria selezionata ha dedicato all’opera di Mugnano di cui riportiamo il testo integrale:
L’ultima fenice di Maria Carmela Mugnano
Quando ruggine al corpo impedirà
anche il volo dell’ultima fenice
non cercherò più sul mio orizzonte
un nuovo grande amore, amor felice.
Quel giorno il ciel che sempre ci sovrasta
svelerà l’amore per i tempi grigi,
messo da parte un dì nell’inebriante
incanto di voci, volti di sirene e incroci
di sguardi timorosi di domande.
Che l’amore dei miei anni grigi
mi conduca per montagne antiche
a strapparne dal cuore sassi e ortiche
sui cigli di sentieri di bisce rintanate.
O sul greto del fiume, io vorrei,
una volta con lui esser viandante,
a mirar guglie di edere folte
che innalzan radici sconvolte
e forti nell’abbraccio palpitante
del limo che gli infonde nuova vita.
… E mi regali una suonata antica,
prezioso linimento ai miei dolori,
che io possa scordarli volteggiando
al suon di danza degli anni migliori.
Non più luna possente a illuminar veglie
di fiere battaglie e glorioso cimento,
ma luna sorgente su morbide dune
che accolgono, stanchi,
bianchi stormi di cigni migranti.
Come loro mi poso dal remoto mio viaggio.
Grigio splendente di brezza d’argento,
mi accarezza la chioma il tuo raggio…
tenera madre, ti sento.


