Nell’immaginario collettivo la monaca, quella che vive in convento in totale clausura, è la monaca di Monza. Eppure, qualche secolo prima, ci fu una donna che decise di vivere in modo monastico e cambiò per sempre la storia. Andiamo con ordine e torniamo al 5 maggio 347, quando Paola Romana nacque in una nobile famiglia patrizia. Suo nonno era Petronio Probino, un console imparentato con la gens Cornelia. Paola Romana sposò all’età di quindici anni il senatore Giulio Tossozio. Ebbe quattro figlie, Blesilla, Paolina, Giulia Eustochio, Rufina e un maschio Giulio Tossozio junior. Nel 379 morì Giulio Tossozio senior e Paola Romana rimase vedova e decise di consacrarsi alla preghiera e penitenza, attirando le critiche che, a Roma, non sono mai mancate nei secoli e presenti ancora oggi, perchè il suo modo di vivere non si addiceva a una nobildonna romana. Nel 382 Paola Romana ospitò Girolamo che era tornato a Roma con i vescovi Epifanio di Salamina e Paolino di Antiochia. L’incontro con Girolamo fu determinante per Paola Romana: si dedicò allo studio della Bibbia insieme a Eustochio e apprese la lingua ebraica alla perfezione. Quando nel 384 morì il vescovo Damaso, Girolamo decise di tornare in Oriente e Paola Romana, dopo aver diviso equamente i suoi beni tra i figli, decise di seguirlo insieme a Eustochio. Sempre nel 384 si ammalò Blesilla, sua figlia che viveva una vita completamente diversa da quella di sua madre, aveva sposato da giovane Furio, della dinastia dei Camilli ed era rimasta vedova solo dopo sette mesi dal matrimonio. Forse proprio a causa del dolore si era gettata in una vita dissoluta che Paola Romana faceva fatica ad accettare. Paola Romana pregò e la giovane sembrò migliorare, anche se nel novembre dello stesso anno la ragazza morì, lasciando sua madre nello sconforto. Forse proprio a causa dello choc, il figlio di Paola Romana, Tossozio, si convertì alla fede cristiana e sposò Leta, figlia del pontifex e senatore Pubblio Ceiono Cecina Albino e si traferì in Palestina. Paola Romana partì alla volta dell’Oriente e dopo molte tappe, tra le quali: l’Isola di Ponza, quella di Cipro, un soggiorno ad Antiochia e dopo aver visitato i luoghi sacri della Palestina e dell’Egitto, si fermò a Betlemme. Paola Romana fece costruire tre edifici, un monastero per Girolamo e i suoi compagni, uno per se stessa e le sue compagne di clausura e un ospizio per i pellegrini che arrivavano in Terra Santa. Nel soggiorno di Betlemme le giunse la notizia della morte di sua figlia Rufina e quella di Paolina che aveva sposato il senatore Pammacchio della stirpe Camilli, un patrizio cristiano di notevole rilevanza a Roma. Come suddetto Paolina morì di parto, all’epoca cosa, purtroppo, molto comune. Per quanto riguarda Giulia Eustochio, l’altra figlia di Paola Romana, seguì la vocazione della madre e Girolamo le dedicò una lettera-trattato sulla verginità. Paola Romana divenne un punto di riferimento a Betlemme, sia per le sue consorelle, sia per i pellegrini che ogni anno arrivavano in Terra Santa dopo un viaggio lungo e faticoso. Paola Romana visse tutto il resto della vita a Betlemme, sempre conservando un rapporto intellettuale e spirituale con Girolamo, anche se non riuscì mai a convincere a seguire i suoi passi la sua antica amica Marcella, che preferì non prendere i voti. Paola Romana si ammalò nel 402 e morì il 26 gennaio 404 in uno dei monasteri che aveva fatto costruire a Betlemme. Paola Romana fu sepolta all’interno della Basilica della Natività di Betlemme e Girolamo le dedicò l’Epitaphium sanctae Paulae e il 26 gennaio la Chiesa Cattolica ne celebra la memoria come santa e come prima monaca della storia della cristianità.
Santa Paola Romana: la prima monaca
