La città di Codogno, per celebrare i settanta anni di intitolazione ufficiale al ruolo di “Città” ed i 125 anni di nascita della sua biblioteca, ha reso un doveroso omaggio ai pilastri della lingua italiana, quelli che oggi sono considerati le “Tre Corone Fiorentine”: Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.

Dante, Petrarca e Boccaccio sono conosciuti come i tre grandi nomi del Trecento italiano che hanno contribuito in modo significativo alla grandezza della letteratura italiana, dando al Volgare la visibilità necessaria per divenire lingua letteraria, nobilitandone l’uso, fondando di fatto la nostra lingua italiana. Grazie a loro il fiorentino acquista particolare fama in tutta la penisola e per diverso tempo viene utilizzato come lingua nell’insegnamento della scrittura e usato come modello nella redazione della prima grammatica italiana, redatta nel corso del Cinquecento. Nonostante ciò, fino all’Unità d’ Italia la nuova lingua derivata dal Volgare rimase una lingua prevalentemente scritta, la sua conoscenza avveniva principalmente grazie all’uso di vocabolari, grammatiche e lo studio dei classici della letteratura. Solo dopo il 1861,con l’unificazione politica del paese, l’italiano prese piede come lingua ufficiale e unica della penisola italiana.

Tutto ha inizio con la rivoluzione trecentesca della letteratura: il latino sta vivendo un lento declino come lingua letteraria per eccellenza. Già nel “De Vulgari Eloquentia”Dante sottolineava la capacità del volgare di essere una lingua viva, nata dal parlato, perciò ideale per la vita di tutti i giorni e per gli artisti che volevano raggiungere più persone possibili. Successivamente con la “Commedia” Dante elegge il Volgare a nuova lingua d’uso letteraria. Il suo utilizzo avviene anche da parte di altri due importanti artisti: Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio rispettivamente con il “Canzoniere” (o Rerum Vulgarium Fragmenta) e il “Decameron”.

Nonostante gli argomenti fra loro diversissimi, dal racconto in canti del viaggio ultraterreno di Dante, alla composizione in rime dal tema amoroso del Petrarca e alle novelle in prosa di Boccaccio il Volgare dimostra una considerevole capacità di adattarsi a diversi tipi di narrazioni. Da questa premessa prende il via l’omaggio codognese ai tre grandi della letteratura italiana attraverso un evento condotto da Alessandra Cantoni, laureata in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Pavia, bibliotecaria presso la Civica Biblioteca Popolare Luigi Ricca di Codogno che sta portando avanti un ambizioso progetto di studio tendente alla realizzazione, per ogni volume del fondo antico, di una scheda apposita che comprenda indagini sull’autore del libro, eventuali note manoscritte, fonti bibliografiche, nonché stato di conservazione e collegamenti con altre opere. La Biblioteca Civica Popolare Luigi Ricca di Codogno, dicevamo, compie 125 anni. Nel 1880 l’avvocato Luigi Ricca, ultimo rampollo di una famiglia ricca di nome e di fatto, alla sua morte lega per testamento tutti i suoi averi al Municipio di Codogno. Si trattava di fabbricati, suppellettili e ben 5000 volumi tra i quali spicca una raccolta di musiche sia manoscritte che a stampa, per chitarra e per strumenti vari. Dopo tentennamenti e valutazioni pro e contro, il lascito venne accettato e nel 1893 le nuove opere si fondono con i volumi della biblioteca “popolare” e la nuova biblioteca, che verrà ufficializzata e resa operante nel 1898, si chiamerà, come tuttora si chiama, Civica “Popolare – Luigi Ricca”.

Proprio nella sede bibliotecaria sono state presentate alcune edizioni facenti parte del fondo antico della biblioteca riferite agli autori toscani a partire da due edizioni del “Canzoniere” di Petrarca del 1561 e del 1711, partire o poi con Boccaccio, attraverso un’edizione del “Decameron” degli anni 1841-1844, nonché due edizioni della “Genealogia degli Dei”, rispettivamente del 1588 e del 1644, terminando poi con due edizioni della “Commedia” di Dante, di cui una in formato mignon del 1840 e l’altra del 1869 corredata da illustrazioni di Gustavo Dorè, per arrivare infine alle “Opere” di Dante, in due volumi, risalenti all’anno 1741.

