prima parte
Dal greco lethargos, “lethe” oblio e “argos” inerte, il letargo è uno stato di quiescenza, torpore e sonno più o meno profondo, nel quale alcuni animali entrano nella stagione fredda, riducendo in maniera significativa le loro funzioni vitali, per sopravvivere a condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli, come la scarsità di cibo e le basse temperature. Il letargo è un fenomeno non solo animale: anche molte piante infatti, nella stagione fredda, entrano in una condizione paragonabile al letargo animale. Per le piante si tratta di uno stato di “dormienza” nel quale diminuiscono le loro funzioni vitali, il metabolismo rallenta, perdono le foglie e spostano tutta la loro “attività” in basso a livello delle radici dove si accumulano le riserve, rimanendo vive, nonostante l’apparenza sembri mostrare il contrario, e superando così l’inverno. Il letargo è la dimostrazione delle grandi capacità adattive degli animali e delle piante alle difficoltà dei cambiamenti stagionali attraverso sorprendenti e differenti modi, vere e proprie strategie di sopravvivenza, incredibili e molto sofisticate. Dal sonno profondo ma non troppo degli orsi, a quello talmente pesante della marmotta che si potrebbe prelevare e spostare dal suo giaciglio che quasi non se ne accorgerebbe, fino a quello intermittente dei pipistrelli con accorte pause di ristoro energetico, passando poi per tante altre modalità di altre specie, il letargo è una delle manifestazioni più significative e straordinarie della natura e dell’animale in particolare.

“Adesso il tempo dorme, l’inverno ci mostra tutto il suo letargo e ci rivela il bacio tra il freddo e la terra” scrive ancora Fabrizio Caramagna mettendo l’accento sul freddo che caratterizza il tempo del letargo. È infatti nei periodi più freddi dell’anno, a partire da novembre e poi per tutto l’inverno, quando le condizioni ambientali ed il clima si fanno più ostili alla vita, che avviene il letargo. Questo processo fisiologico di adattamento, detto anche quiescenza o torpore temporaneo o periodico, comporta un rallentamento delle funzioni vitali dell’animale; la temperatura corporea scende notevolmente, il metabolismo rallenta, così come rallentano anche la respirazione ed il battito cardiaco, che può arrivare a pochissimi battiti al minuto. Questi cambiamenti fisiologici riducono drasticamente il dispendio energetico e permettono all’animale che entra in letargo di sopravvivere senza, o quasi, dover mangiare e bere per tutta la durata del torpore che è variabile da specie a specie ma che in genere dura per tutta la stagione fredda. L’autunno generalmente è il momento dell’anno nel quale gli animali che vanno in letargo fanno scorte alimentari, accumulando cibo nelle loro tane o mangiando molto più del normale per aumentare di peso; questo aumento di grasso corporeo è di primaria necessità per la sopravvivenza degli animali, soprattutto per quelli che vanno in letargo profondo, quasi totale, e che lo consumeranno durante tutto il periodo del loro “sonno”. Va da sé che al risveglio questi animali saranno molto magri e molto affamati ed avranno l’esigenza di trovare subito del cibo per mangiare e ricominciare le loro normali abitudini di vita in condizioni decisamente più favorevoli. Va sottolineato che questo “non nutrirsi” in modo tradizionale, questa astinenza dal cibo per lunghi mesi, non compromette e non arreca alcun danno alla loro salute e al loro corpo, né tantomeno rappresenta un pericolo per la loro esistenza. Il mondo scientifico da sempre studia il letargo sia in quanto straordinario fenomeno che incuriosisce e stupisce, sia per capire come sia possibile per gli animali entrare e restare tanto a lungo in uno stato di quiescenza senza appunto subire danni; se si pensa all’essere umano, infatti, questi mai potrebbe modificare, rallentare o sospendere anche solo alcune delle proprie funzioni vitali senza subire danni.

Recentemente uno studio scientifico condotto da un team di ricercatori dell’Università di Hokkaido ha studiato, verificato e spiegato il meccanismo genetico che è alla base del letargo nei mammiferi; osservando ed indagando il criceto dorato “Mesicricetus aurantus” hanno scoperto la presenza di un gene, il “Gpx4”, che sembra essere uno dei principali responsabili del processo di ibernazione, termine anche quest’ultimo usato per indicare il letargo profondo dove la diminuizione delle funzioni vitali è estrema. Secondo la ricerca, il gene “Gpx4” andrebbe ad agire su determinate fasi del metabolismo impedendo alcuni processi che, conseguenti ad un elevato abbassamento della temperatura corporea, potrebbero arrecare importanti danni cellulari.

“La marmotta è scesa in una tana ben sigillata e due tre metri sotto terra ai primi freddi autunnali. Adesso è lì, con famiglia -anche dodici elementi- che dorme un sonno profondissimo, da record” dice Carlo Grande, scrittore, giornalista e sceneggiatore citando la marmotta, il piccolo mammifero esempio tipico di animale che va in letargo; ma quali sono gli animali che vanno in letargo? Gli animali che vanno in letargo sono gli endotermi o omeotermi, ossia gli animali a sangue caldo in grado di regolare la loro temperatura corporea per via metabolica indipendentemente dalla temperatura ambientale. Sono omeotermi gli uccelli e i mammiferi e quest’ultimi sono i veri specialisti del letargo.

Quando si parla di mammiferi e letargo il nostro primo pensiero va all’orso “Ursus arctos marsicanus” che nell’immaginario collettivo è l’animale da letargo per eccellenza. Quando cominciano i primi freddi, gli orsi si mettono alla ricerca di un rifugio adatto a trascorrere l’inverno, e cercano di mangiare quanto più è possibile per “fare scorte”; lo strato adiposo accumulato durante il periodo iperfagico autunnale sarà infatti l’unica riserva energetica a cui l’orso bruno potrà attingere durante il tempo del letargo.

A tal proposito è interessante sapere, come emerso da varie ricerche in campo zoologico, che gli orsi sono in grado di attivare un meccanismo di controllo dell’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che regola i livelli di zuccheri nel sangue, permettendo alle cellule di utilizzare il glucosio come fonte di energia, impedendo così che possano verificarsi squilibri metabolici dovuti al notevole stato di grasso accumulato. L’orso bruno è uno di quegli animali da letargo che non cade in un sonno profondo, ma mantiene un buon livello di reattività agli stimoli esterni. Sebbene generalmente gli orsi scelgano, per il loro lungo riposo invernale, tane in aree che non frequentano nel periodo estivo ed in luoghi piuttosto inaccessibili, come strette cavità nelle rocce con ingressi assai angusti, se disturbati, possono abbandonare il rifugio mettendo così a rischio, se le temperature esterne sono ancora troppo rigide, la loro vita e la sopravvivenza di eventuali cuccioli. La femmina dell’orso, infatti, se incinta al momento di entrare in letargo partorisce i suoi piccoli nella tana scelta per svernare durante il periodo di quiescenza.
continua…
