Terza e ultima parte
Diari Toscani incontra la dottoressa Paola Lorenzini, pronipote di Carlo Lorenzini, Collodi. Lavora a Firenze, città nella quale è nata, presso la CNA dove si occupa sostanzialmente di turismo e aziende più strutturate che hanno rapporti prevalentemente internazionali.
Leggendo Pinocchio cosa dovremmo cercare fra le righe? Ci sono delle pagine sulle quale dovremmo soffermarci per farlo amare ai bambini?
Da bambini Pinocchio sta antipatico perché ci sono troppe punizioni.
Trova? In fondo c’è un bel finale!
Lei reputa che sia un bel finale?
Un burattino che diventa bambino, non lo è?
Non è detto che un burattino, diventando bambino, poi diventi anche un grande uomo, se la gioca con le scelte che farà: se sognerà, e perseguirà i suoi sogni, crescerà e potrà avere delle chance nella vita conservando la speranza, che è fondamentale. Se manca la speranza è tutto finito, il cerchio si chiude.

Per far riflettere dei bambini in quale passaggio del libro ‘Le avventure di Pinocchio’ dovrei trattenermi, in quali pagine?
In quelle dove si parla del valore della famiglia, del rispetto della giustizia, le dico quelli che per me sono i veri valori, e in Pinocchio questi si trovano, e poi: la speranza che non deve mancare mai, l’impegno, e il gioco in quanto è attraverso questo che si scopre se stessi e le vere relazioni con gli altri. Non si deve stare mai da soli, sempre in compagnia, anche con un eventuale Arlecchino & Co. in questo caso con Mangiafuoco & Co. comunque mai da soli, i bambini devono stare sempre con i bambini e sperimentare cose nuove e, soprattutto, niente cellulare. Vedo bambini piccolissimi già con il telefono in mano, per farli distrarre e tenerli impegnati, anziché farli giocare con legno, stoffa, insomma con tutto ciò che stimoli loro la creatività, oltre a farli stare a contatto con la natura. Per fortuna adesso molte scuole, non so se tutte, organizzano uscite in fattorie didattiche per sensibilizzare i bambini a uno stile di vita sostenibile, alla conoscenza del cibo, alla nutrizione e allo svolgimento di attività artigianali. Tutto ciò avvicina bambini e ragazzi a queste tematiche. Abbiamo organizzato con la CNA per i ragazzi delle scuole secondarie, insieme alle loro famiglie, delle visite in alcune aziende per conoscere cosa viene fatto all’interno di esse. Torno a ripetermi: il valore della famiglia è alla base.
Mentre lei stava parlando mi sono ritrovata a fare un salto indietro nel tempo, nel mio passato, quando mia nonna mi raccontava alcune storie nel ‘canto del foco’. A lei chi le raccontava?
Il mio babbo, la mia mamma e la mia zia, purtroppo non ho conosciuto i nonni.

C’è un altro aneddoto che mi vuole raccontare? Magari sul Collodi...
Sì, il babbo di Carlo, Domenico Lorenzini, era un cuoco famoso, ed era il cuoco della famiglia Ginori Lisci. Quando venivano organizzati pranzi, cene, grandi eventi, in cui era ospite la grande nobiltà, tutti erano sempre compiaciuti di questo cuoco che preparava pietanze eccelse. Dunque, tutti i fratelli Lorenzini insieme ai loro genitori, Domenico e Angiolina – donna da camera della marchesa Ginori Lisci – vivevano in via Taddea. Ai ragazzi, divenuti poi adulti, questa passione culinaria era rimasta nel sangue, tanto che lo stesso Collodi andava sempre al mercato di San Lorenzo a scegliere cosa portare in tavola e cosa dovesse essere cucinato. Lo zio Paolo, fratello di Carlo, orgoglioso delle discendenza del padre, una volta divenuto direttore generale della Ginori, amava dare cene a Palazzo Ginori, e aveva tanta servitù, tra cui un cuoco. Una sera, durante una di queste cene, Paolo gli fece una partaccia tremenda perché, secondo lui, una pietanza non era stata preparata adeguatamente, allora Carlo si alzò, sollevò il suo cappello e rivolgendosi al fratello disse: “Caro Paolino, ti ricordi quanto erano buoni i fagioli quando si mangiavano a casa ed eravamo in difficoltà?” E con questo gli placò l’animo.

Progetti futuri o desideri?
Sebbene il mio tempo a disposizione sia veramente poco, mio desiderio sarebbe, compatibilmente con i miei impegni lavorativi, andare nelle scuole iniziando dalle elementari per leggere le avventure di Pinocchio, parlare di questo burattino o fare dei progetti inerenti questo personaggio. Sono stati scritti tantissimi testi per l’infanzia che varrebbe la pena leggere e capire, sia con persone adulte che con giovani e ragazzi. In questo mi metterei veramente tanto volentieri in gioco.
