Scusate se torno ancora a farmi sentire, ma a distanza di oltre un anno del mio grido d’allarme, non è cambiato un bel nulla. La cosa che maggiormente si nota è il ponteggio interno che regge la parte rimanente del soffitto, ma anche la crescita della pianta di fico, non tutto il male vien per nuocere. Sono in uno stato di degrado profondo, “la pioggia mi bagna”, come cantava Don Backy e il freddo mi opprime, non vedo imminenti programmi di recupero di tutto il complesso.
Dal 1980 al 2012 sono stato centro di cultura ed attrazione per tutto il territorio di Avenza e dintorni, e di questo devo ringraziare Carlo Finelli che nel 1854 donò i suoi beni alla comunità avenzina perché ne facesse un uso collettivo con intenti preminentemente culturali. Erano tante le scuole e i bambini che svolgevano al mio interno varie attività, ma anche tanti adulti riuniti in associazione, come “Il Faro” e “La Luce”, riempivano i miei spazi con recitazioni e musica mostre di pittura, poesie. L’associazione “La Luce” con i suoi poeti, opera ancora brillantemente nel territorio e sarei felicissimo se tornasse di nuovo ad onorare i miei spazi. Insieme alla biblioteca e al parco adiacente formavamo uno spazio di notevole importanza per l’impiego del tempo libero e delle passioni culturali degli avenzini. Bei mé tempi, ma cos a i ho fat d’ mal?
Ma perché le istituzioni non hanno provveduto subito alla bisogna, ma perché la comunità non si è sufficientemente espressa per evitare il disastro? Sarebbe stato utile e molto meno costoso. Ora ci dicono che di soldi non ce ne sono più, ma mi risulta che per fare le guerre non mancano mai. Ve lo dico con assoluta sincerità: me a m’ v’rgogn.

Ho apprezzato molto le parole del presidente della Pro Loco di Avenza Sascha Biggi: “Quando si degrada un centro culturale c’è una cancrena in atto e noi abbiamo il compito di denunciare. Vediamo nel rilancio dell’Amendola la possibilità di abbracciare una larga fetta di persone. C’è un’assenza totale di un centro di aggregazione per giovani, per gli anziani e quindi rilanciando l’Amendola si va anche ad occupare uno spazio importante per quel che riguarda la socialità”.
Sono duro ed ostinato, del resto sono fatto di mattoni, ma ho la netta impressione che la cultura dia fastidio ai poteri forti: si governa più facilmente un popolo ignorante. Scusate lo sfogo ma sono visibilmente contrariato e triste. Ora vi leggerò un sonetto, scritto da Avenza R-ESISTE, che ho trovato affisso alle mie pareti:
Caro Babbo Natale
Quest’anno una cosa ti chiediamo, perché solo in te davvero crediamo
quella bella sala ce l’hai in mente, dove da anni e anni mai fan niente
Amendola è il suo nome e un tempo fu, orgoglioso luogo d’incontri e di più
poi di anno in anno l’han lasciata, in balia del tempo in tal modo devastata
gli incendi ha comunque scampato, non per accorgimento applicato,
acqua di pioggia copiosa vien dal tetto, volato in parte nel vicin giardinetto
ora un congruo obolo han stabilito, per un nuovo tecnico insignito
che poi alla fine ci dirà: a l’è da butar zu sta roba qua
lunga fu l’attesa di noi pazienti, ma ora te lo diciamo tra i denti:
Babbo Natale aiutaci cortesemente, o la P’fana asp’tan serenamente.
Con rinnovato affetto: Centro Culturale Giorgio Amendola
