L’11 novembre è una data tristemente famosa per il mondo agricolo padano, poichè corrisponde al “San Martin”, cioè ai traslochi di cascina in cascina dei contadini e delle loro famiglie al termine della annata agraria. Convenzionalmente l’annata agraria terminava il 10 novembre, per iniziare di nuovo il giorno 11. Gli avvenimenti preponderanti legati a queste date erano sostanzialmente due: il pagamento del saldo dei conti e, quando purtroppo c’era, la conclusione del rapporto di lavoro. Entro il 10 novembre i salariati ricevevano il saldo dei conti per tutto il lavoro svolto in cascina nel corso dell’annata agraria. Non si pensi a compensi enormi, anche se il lavoro che veniva svolto nel corso dell’annata agraria era particolarmente faticoso e duro. Difficilmente, saldati i debiti sui vari “libretti” dei negozianti e fatta qualche piccola spesa di carattere urgente,, rimandata magari per tutto l’anno, avanzava qualche soldo. In questo caso, il denaro veniva “investito” per preparare la dote alle figlie, unico e vero capitale familiare. Il giorno dopo, l’11 novembre, San Martino, era un giorno cruciale per molte famiglie contadine.
Per meglio comprendere la portata di questo “fenomeno” storico-sociale occorre parlare della regolamentazione del lavoro agricolo contadino. Questa era basata sostanzialmente su di un “patto” che stabiliva che il rapporto di lavoro, con diritto alla casa ed annessi, durasse una annata agricola al termine della quale una delle parti poteva dare la disdetta. La disdetta, con l’obbligo per il salariato di abbandonare la cascina con tutta la famiglia entro le ore 24 del l’11 novembre, doveva essere annunciata entro il 19 agosto, per poter diventare operativa tre mesi dopo.

Ecco perchè San Martino significava dover abbandonare il posto di lavoro e la cascina dove si aveva casa, significava dover rompere i rapporti di lavoro e di convivenza, significava sconvolgere regole e consuetudini con implicazioni di ogni genere, il tutto racchiuso in un unico verbo che tradotto in lingua italiana suona già, di per sé stesso, freddo e tragico: “traslocare”. Traslocare era una tragedia che si sentiva nell’aria giorni e giorni prima. Quando arrivava il carro, masserizie, bimbi e vecchi venivano sistemati alla bene e meglio, insieme alle scorte di viveri e di legname, alle gabbie dei polli ed a quel poco che si aveva. La stessa scena si ripeteva di cascina in cascina, tanto che, in alcuni San Martin, sulle strade del Lodigiano è stato possibile contare molto più di mille carri in movimento.

