Prima parte
Gli elefanti sono creature straordinarie, tra le più affascinanti e maestose che esistono. Sono animali antichi, incredibilmente intelligenti, con un comportamento sociale complesso, capaci di provare emozioni, sentimenti profondi ed empatia, ed in grado di risolvere situazioni e problemi.

“Gli elefanti sono capaci di piangere – diceva Darwin – di fare amicizia e di avvicinarsi ad ascoltare gli umani che cantano nella savana. Hanno un cervello simile al nostro capace di ricordare, di complesse relazioni sociali e di grandi emozioni: possono provare terrore, compassione, coraggio. Si proteggono a vicenda, emettono un brontolio quando sono soddisfatti...” Queste sono parole, attribuite allo scrittore, giornalista e sceneggiatore Carlo Grande che ha evidenziato quanto le parole di Darwin appartengano all’elefante, l’enorme, grigio abitante della savana, in grado di provare emozioni complesse, svariati e profondi sentimenti, ed in grado di creare amicizie e forti legami sociali.

Gli elefanti “Elephantidae” sono l’unica famiglia sopravvissuta ed ancora vivente dell’ordine animale dei “Proboscidae”. Questa famiglia comprende oggi i più grandi animali terrestri viventi e, per l’appunto, gli unici rappresentanti esistenti dell’ordine dei proboscidati del quale in passato facevano parte anche altre diverse famiglie che si sono estinte nel corso del tempo: mastodonti, gomphoteri, stegodonti. Anche la famiglia degli Elephantidae comprendeva più gruppi ora estinti, tra cui gli Elefanti dalle zanne dritte, Paleooloxodon, e i Mammut.

Gli elefanti sono conosciuti anche come “pachiderma“, termine questo usato anche per indicare ippopotami e rinoceronti; dal greco pakhy dermos, che significa letteralmente “pelle spessa” la parola pachiderma si riferisce infatti ad una caratteristica distintiva comune a queste tre specie animali, ossia alla loro pelle spessa, ruvida e coriacea. Gli elefanti sono animali affascinanti, sia per la loro storia sia per il loro aspetto fisico assai particolare e dalle dimensioni mastidontiche. La storia degli elefanti risale a circa sette milioni di anni fa, al periodo del tardo Miocene, in Africa, e rappresenta la fase finale dell’evoluzione dei proboscidati. Nel corso del tempo e nello sviluppo delle società umane, gli elefanti, laddove presenti, hanno sempre avuto un ruolo importante, di grande valore ed anche molto rilievo. Dapprima questi animali furono oggetto di caccia da parte dell’uomo perché fonte di diverse risorse, risorse sia alimentari che di materie prime utili alla vita quotidiana; acquisirono poi ulteriore importanza con la nascita delle prime, vere e proprie civiltà umane, le quali abbandonarono progressivamente il nomadismo a favore di una vita stanziale in luoghi fissi.

Per capire l’importanza ed il valore che l’elefante ha avuto da sempre nella vita dell’uomo, basta considerare che questo animale è stato raffigurato artisticamente e rappresentato in varie culture già 30.000 anni fa. Tra gli elefanti “moderni”, si riconoscono tre specie: l’ Elefante africano, l’ Elefante di foresta e l’ Elefante asiatico. Di queste tre specie solo l’elefante asiatico è stato addomesticato e messo a servizio dell’uomo. Inizialmente l’elefante era considerato ed utilizzato solo come animale da soma e lavoro, poi col tempo iniziò ad essere impiegato anche in altri ambiti, come nella guerra in quanto simbolo reale di forza, grandezza e di conseguenza di grande prestigio e potere. La prima descrizione scientifica degli elefanti, sia asiatici che africani, di cui si abbia notizia risale al 1758; inizialmente questi furono assegnati allo stesso genere. Fu solamente all’inizio del XIX che venne fatta la distinzione tra i due, mentre il terzo, l’elefante di foresta, sarà riconosciuto come specie autonoma solo a partire dagli anni 2000. La famiglia degli elefanti fu riconosciuta come tale ed introdotta nella letteratura zoologica nel 1821.

Oggi troviamo gli elefanti in Asia ed in Africa. L’areale originario dell’elefante asiatico un tempo era molto vasto; andava dall’Asia orientale attraversando il sud-est fino all’Asia meridionale spingendosi probabilmente fino alla parte occidentale del continente; attualmente invece si presenta molto frammentato e limitato ad alcune regioni dell’Indocina, allo Sry Lanka, al subcontinente indiano, ad alcune delle grandi isole della Sonda e all’estrema pare meridionale della Cina. L’elefante asiatico vive sia in zone e paesaggi più aperti che in aree più ricche di foreste. L’elefante africano, invece, che in passato popolava quasi l’intera Africa, oggi è presente solo in “habitat” spezzettati e discontinui del continente, e vive in una grande varietà di ambienti, dalle savane, alle foreste pluviali tropicali, ed anche in zone semidesertiche. L’elefante africano di foresta invece, come si evince facilmente dal suo nome, vive solo nelle foreste pluviali dell’Africa occidentale e centrale. Nel corso della storia però gli elefanti hanno vissuto anche in territori diversi da quelli descritti finora; erano diffusi infatti anche in parte dell’Eurasia settentrionale, dove però la maggior parte della loro presenza è documentata solo in determinate regioni, risultando quindi localmente circoscritta.

Nei tempi più antichi, alcuni mammut, attraversando lo stretto di Bering, si spinsero fino al Nord America determinando così una nuova distribuzione territoriale, pan-euroasiatica e nord-americana. Tra questi il “Mammuthus primigenius” conosciuto oggi come “mammut lanoso”, durante l’ultima glaciazione colonizzò le steppe aperte, per questo dette “steppe dei mammut”. Il rapporto tra l’essere umano e l’elefante è molto antico, risale infatti a diverse centinaia di migliaia di anni fa. Nei siti umani del Paleolitico inferiore e medio, tra 2,5 milioni e 40.000 anni fa, si rinvengono assai frequentemente resti di elefanti; a quel tempo il corpo dell’elefante era una grande risorsa, sia alimentare, sia di altre materie prime, come le ossa e l’avorio delle zanne, utilizzate per la fabbricazione di utensili e di oggetti d’arte. Nel periodo successivo, il Paleolitico superiore, circa 40.000 – 10.000 anni fa, il rapporto uomo-elefante si intensificò; ci sono molte prove a proposito dell’aumento della caccia attiva agli elefanti e sull’uso sempre più importante e frequente di quelle parti dell’animale utili alla costruzione di strumenti, utensili e manufatti. Anche l’uso artistico delle ossa e soprattutto delle zanne si sviluppò ulteriormente; infatti queste, sia le parti ossee che le parti in avorio, cominciarono ad essere dipinte, incise ed anche lavorate e trasformate in statuette.

Almeno al IV secolo a.C. risalgono le testimonianze dell’utilizzo degli elefanti come animali da guerra; in seguito l’elefante, nello specifico quello asiatico, cominciò ad essere presente nelle cerimonie religiose, e col tempo assunse talmente tanta importanza che iniziò ad avere valore sacro e come tale ad essere trattato. La sua sacralità si riflette ad esempio in “Ganesha”, la divinità induista dal volto di elefante, e nel racconto della nascita di “Siddartha Gaumato” nel buddismo, in onore del quale statue in pietra che raffigurano gli elefanti ornano tempi e palazzi. Ancora oggi, in numerosi templi hindù e buddisti dello Sry Lanka ed India, vivono i cosiddetti “Elefanti da tempio”, che vengono impiegati in rituali, processioni e grandi festival religiosi. Per la cattura e l’addestramento degli elefanti erano state istituite delle speciali scuole, che esistono ancora oggi; gli addestratori sono chiamati “mahout”, termine che indica oltre il ruolo di addestratore in senso stretto, anche quello di conduttore e custode dell’elefante. Il mestiere di mahout è diventato col tempo una tradizione che, ormai millenaria, si tramanda di generazione in generazione.

Contrariamente ad un’opinione radicata e diffusa, l’elefante non è mai stato realmente domesticato; ciò significa che non è mai stato e non è tuttora, completamente dipendente dalla convivenza con l’uomo e al servizio di quest’ultimo, come invece avviene per altre specie e razze animali. L’elefante è infatti addomesticato esclusivamente con singoli esemplari catturati in natura tra le popolazioni libere e selvatiche, e quindi, dopo la morte di uno di questi, è necessario catturarne di nuovi. Nell’antico Egitto gli elefanti erano conosciuti ma non ebbero ruoli particolarmente importanti o rilevanti nella vita quotidiana della popolazione, mentre molto apprezzato era l’avorio delle loro zanne. L’avorio era molto apprezzato anche nella Grecia antica, dove inizialmente fu usato a scopi puramente commerciali; poi i Greci conobbero e vissero il rapporto con l’elefante in modo diverso e molto più importante rispetto al semplice utilizzo delle sue zanne.

Durante le campagne di Alessandro Magno contro l’impero persiano, infatti, i Greci scoprirono l’elefante come animale da guerra, e non solo cominciarono ad utilizzarlo come tale in battaglia, ma ne costruirono un vero e proprio esercito. Anche i Romani usarono gli elefanti per la guerra, e a partire dal 169 a.C. cominciarono anche ad impiegarli negli spettacoli dei gladiatori, sia contro l’uomo che contro altri animali. Nel corso della storia l’uomo continuò a sviluppare e consolidò il suo rapporto con l’elefante, grande fornitore di materie prime, animale da guerra ma anche animale simbolo di grande potere e prestigio, molto importante in varie tradizioni, in alcune delle quali era considerato sacro, capace di connettersi col divino, se non divinità lui stesso.In epoca moderna invece, e purtroppo, gli elefanti sono molto popolari negli zoo per le loro mastodontiche dimensioni che li rendono un’attrazione, e nei circhi per la loro notevole intelligenza, che li rende adatti all’addestramento e quindi molto capaci negli esercizi degli spettacoli circensi.

La “IUCN” Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, l’unione non governativa con sede in Svizzera che ha come “mission” quella di “persuadere, incoraggiare ed assistere le società di tutto il mondo nel conservare l’integrità e la diversità della natura e nell’ assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse umane sia equo ed ecologicamente sostenibile”, riporta che l’elefante è un animale da considerarsi “endangered”, in pericolo e per questo lo ha inserito nella sua “Red List”. La lista rossa IUCN è il più completo inventario del rischio di estinzione secondo i principali e massimi esperti delle varie specie prese in esame; le valutazioni dal 1994 sono basate su un sistema di categorie e criteri scientificamente rigorosi applicabili a tutte le specie viventi ad eccezione dei microrganismi. Per tutte e tre le specie di elefanti la minaccia principale è rappresenta dall’uomo. I motivi sono diversi, ed uno di questi è sicuramente la caccia illegale, che è rivolta soprattutto contro il maschio dell’elefante per il suo prezioso avorio, nonché, in misura minore, per le altre risorse utili che questo fornisce, carne, ossa, pelle. E non dimentichiamo il fenomeno sempre più importante e devastante, della deforestazione dei territori dove vivono gli elefanti, causata dall’espansione delle aree agricole e degli insediamenti umani e che spesso provoca la completa distruzione degli habitat dell’elefante.
continua…
