Le storie leggendarie ed il pilota Eugenio Castellotti sembrano essere un connubio indissolubile che ha accompagnato la breve vita del lodigiano, fin dalla più giovane età, quando fu etichettato come un superficiale, un provinciale pieno di soldi, che aveva pagato 60 milioni di lire (cifra enorme per i tempi) in tasse di successione e che si crogiolava nel lusso con un guardaroba da mille ed una notte che comprendeva più di 500 camice e 100 paia di scarpe. Ma la passione vera Eugenio l’aveva nel sangue: la velocità. Poco più che 18enne, nel 1948, si era regalato una Ferrari 166 MM, macchina da sogno, veloce. Ed Eugenio la amava tanto da partire da solo, con qualunque tempo, per mettersi alla prova per misurare la sua voglia di correre. Ecco, quindi, la scelta di entrare nel mondo delle corse a vent’anni conquistando in breve i primi trionfi. Poi la scuderia Lancia, la Mille Miglia, La Ferrari, la Formula 1. La sua fama e la popolarità crescono e le storie che lo vedono protagonista anche. Dicono che nella sua città natale, Lodi, Eugenio entri nel bar per bere il caffè direttamente in macchina e per permetterglielo il titolare ha allargato l’entrata del locale. I rotocalchi rosa lo vedono protagonista per i suoi flirt con Edy Campagnoli e Sandra Milo e con l’attrice Delia Scala. Diventa il “Pilota playboy” invidiato da tutti ed in particolare dalla nera signora “Morte” che non ama chi le ruba la fama e la scena in così giovane età. Eccola, quindi, avvicinarsi inesorabilmente ad Eugenio. Siamo a Monza è il 26 maggio del 1955. Eugenio sta provando la sua Ferrari quando arriva Alberto Ascari che gli chiede di poter fare qualche giro. Però non ha le sue cose e senza quelle Alberto, che è superstiziosissimo, non corre. Non scende mai in pista senza il suo casco celeste e la sua maglia dello stesso colore, ma la voglia di provare la Ferrari è tanta. Si fa prestare casco e guanti da Eugenio e parte, ma all’ultimo giro la macchina sbanda e si capovolge: Ascari muore. Eugenio ne rimane molto impressionato. La Morte ne è stizzita: ha sbagliato persona. Rinvia l’appuntamento con Castellotti al marzo del 1957. Eugenio si trovava a Firenze.

Pilota ormai affermato e, spesso, al centro delle cronache mondane per veri o presunti flirt con attrici o protagoniste televisive, Castellotti aveva trovato il vero amore nell’’estate del 1956: Delia Scala, pseudonimo di Odette Bedogni, allora splendida ventisettenne, attrice e ballerina, il cui nome è principalmente legato alla commedia musicale negli anni degli esordi, in Italia, di questo nuovo genere di teatro, in un ristorante. Il giorno dopo le inondò il camerino di rose rosse. La loro storia riempì interi numeri dei settimanali dell’epoca. Quando Eugenio presentò la soubrette alla madre Angela, iniziarono subito i contrasti. L’accoglienza non fu solo gelida, ma addirittura offensiva. Secondo alcune fonti pare che la madre Angela si sia rivolta a Delia con la frase “Sembri una cameriera. La cucina è da questa parte”. Eugenio si infuriò, la madre lo cacciò di casa. Intanto Delia non voleva che lui corresse. La situazione era veramente ingarbugliata, ma Castellotti prese una decisione: il matrimonio poteva sanare la situazione. Delia accettò la proposta, ma alla condizione che smettesse di correre, lui rilanciò con la condizione che lei avrebbe smesso di recitare. Data fissata per il dicembre del 1957: c’era ancora il tempo per decidere, per correre e recitare. Intanto Delia Scala recitava a Firenze, protagonista insieme a Walter Chiari della commedia di Garinei e Giovannini “Buona notte Bettina”. Eugenio, ogni giorno, faceva la spola tra Modena e Firenze, tra la pista ed il teatro, facendo sempre notte fonda. In terra emiliana tornava la mattina dopo e doveva subito combattere con la voglia di primeggiare degli altri giovani, con quel clima sempre più di tensione che si respirava a Maranello.

13 marzo 1957. Enzo Ferrari chiamò Castellotti. Il Drake voleva che Eugenio provasse la nuova vettura a Modena, perché Jean Berha con la Maserati aveva fatto il nuovo record della pista strappandolo alla Ferrari. Tutti i giornali locali ne avevano parlato, bisognava ristabilire quel record, serviva una prestazione di orgoglio ed Eugenio era il pilota del momento, quello destinato a rimettere a posto le gerarchie nella terra dei motori. Eugenio in quel periodo viveva a Firenze dove Delia recitava, andavano a letto alle tre di notte. Quella mattina partì da Firenze dopo una notte insonne; parlò anche con Ferrari della sua vicenda, “mia madre non intende ragioni, ma io amo e voglio sposare Delia!”. Enzo Ferrari lo capiva, la stessa cosa era successa a lui quando presentò Laura Garello a sua madre Adalgisa Bisbini. Ferrari e la futura signora Laura si erano conosciuti da poco, e subito si volevano sposare, ma la madre Adalgisa era contraria “per me è una p….(poco di buono)” replicò subito al figlio Enzo e tra le due donne non ci fu mai accordo ma solo astio.
La notte, infatti, i due amanti litigano: il teatro, la pista, avevano il sopravvento sul loro amore. Dopo solo tre ore, stanco e nervoso Eugenio arriva a Modena, sale in macchina, fa cinque giri. La pista è scivolosa, la macchina non risponde come vorrebbe e continua a chiedere regolazioni. Poi via, Ferrari glielo chiede e lui vuole quel record, vuole dimostrare al Drake che è meglio del rivale francese; deve vincere questa sfida interna. Ma proprio lì, lo aspettava inesorabile la Morte. Come nel racconto della morte inevitabile della 53ª sukkah del Talmud Babilonese, forse a noi tutti più conosciuta, grazie alle note della ballata “Samarcanda” di Roberto Vecchioni, la “Nera Signora” lo attende ad una curva dell’autodromo di Modena, probabilmente meravigliandosi che si trovasse ancora a Firenze insieme alla sua compagna dell’epoca. La Ferrari tocca il cordolo, sbanda, taglia per il prato; dove ricomincia l’asfalto c’è un altro cordolo, picchia di muso e si ribalta finendo sulla tribunetta. Erano le 17,19 del pomeriggio del 14 marzo: Eugenio viene sbalzato fuori. Aveva indosso una sola scarpa. Nell’ambiente superstizioso delle corse si diceva che, se dopo un incidente un pilota aveva indosso una sola scarpa, non c’erano più speranze. Esalò l’ultimo respiro poco dopo in ambulanza. La stessa sera Delia andò in scena, saltò qualche battuta, ma continuò a recitare e non andò neppure ai funerali, quasi di Stato, per non incontrare la madre, ma andò di nascosto nella camera ardente cercando di non farsi riconoscere. Eugenio Castellotti morì, ma la sua fama e le leggende che accompagnano il personaggio vivono anche ai nostri giorni.
