seconda e ultima parte
Recentemente ci sono state delle polemiche riguardo il coinvolgimento politico di alcuni artisti. Secondo lei è giusto far passare messaggi di questo tipo attraverso la musica o, comunque ostentarli così tanto?
È una domanda interessante e questo è un argomento che mi turba molto. Pensare che la musica sia fuori dalla società è assurdo. Un musicista vive in un contesto dal quale è completamente influenzato. Quasi tutti i compositori hanno scritto un pezzo perché influenzati dall’epoca in cui vivevano. Shostakovich ad esempio per contrastare il periodo storico che viveva l’Unione Sovietica scrisse dei pezzi per prenderli in giro. Quante volte i dittatori hanno usato la musica per i loro fini propagandistici? Hitler proponeva solo compositori tedeschi, Mussolini vietò l’ascolto del jazz, obbligando i musicisti a suonare solo opere italiane. La musica è una cosa umana, è un’espressione di se stessi è quindi normale che ci sia questa connessione con la politica in senso lato. Nel senso del siamo cittadini, non del prendere le parti di uno o dell’altro partito. Pensare che la musica non sia legata al contesto politico è assurdo. Ogni cosa che facciamo è un atto politico.
Quindi anche questo festival…
Certo, ma non nell’interesse partitico, i miei valori risiedono nel voler mettere insieme le persone, voglio dare un messaggio di pace. In orchestra quest’anno avevo russi e ucraini, semplicemente ho messo insieme le persone e con quello che faccio voglio dire che la musica può essere qualcosa che unisce invece che dividere.
Riguardo a Valery Giergiev che ha avuto dei problemi a esibirsi alla reggia di Caserta qualche giorno fa, cosa ne pensa?
Io sostengo chi unisce e non chi divide, mentre Giergiev ha apertamente appoggiato Putin nell’invasione della Crimea. Ci sono tanti musicisti bravi, eccelsi, non ho capito bene perché ci sia stata l’esigenza di mettere in evidenza persone di questo tipo, persone che hanno dei valori molto contrastanti. Ripeto: io sono una persona che vuole mettere insieme, quella è una che vuole dividere, secondo me inizialmente è stato un grosso errore invitarlo, poi la situazione è degenerata ed è stata gestita male. La musica fa parte della società ed è assurdo pensare che i musicisti siano persone eteree, estranee alla società in cui vivono.
Torniamo a Chantal, come coniuga la sua vita privata con tutte le attività che promuove ed i mille impegni in cui è immersa?
Ce la faccio: è una questione di priorità che assegno alle cose, però dò molto valore alle amicizie e tante volte la domanda non è come io gestisco le persone, ma come loro gestiscono me, se capiscono come gestire i miei ritmi.
Qual è il presente ed il futuro di Chantal? Quali sono i suoi obiettivi?
Io al momento sono docente al conservatorio di Palermo con un contratto a tempo indeterminato, ma comunque il mio è un lavoro che lascia molte porte aperte. Il futuro è continuare a fare quello che sto facendo, vado spesso negli Stati Uniti per fare concerti, master, lezioni. Ho dei progetti di musica da camera e d’insieme, ho progetti con un flautista, un duo con un violino. Sto facendo tanta musica da camera e ne sono contenta, poi per il resto si vedrà ma io faccio già quello che voglio fare, vivo un costante presente. Sono però aperta a tutto, chissà.
Che tipo di insegnante è?
Sono estremamente severa ( lo dice scherzando, n.d.r.), però dò tanto e pretendo tanto, cercando di stimolare i miei allievi dando molta presenza. Cerco di organizzare i saggi per loro, cerco di aiutarli nella loro carriera, di accompagnarli perché secondo me un insegnante di musica è anche un mentore, un modello di vita, perché si stabilisce un rapporto di uno a uno, faccio lezione al singolo e il rapporto che si instaura è molto speciale. Io sento una responsabilità gigante nei confronti del mio allievo, perché so di poterlo influenzare positivamente o negativamente. Voglio che i miei allievi si sentano liberi di esprimersi, raccontandomi come gli vanno le cose ed io li aiuto a risolvere i loro problemi dove posso”
Hai mai pensato di abbandonare per un po’ la musica classica per fare , che ne so, musica jazz?
Io sono una musicista classica, ma a me piace tutta la musica nei suoi generi. Ho l’interesse di poter sperimentare altri generi, ma sono un po’ perfezionista e quando sento di non essere al cento per cento nel mio, ci vado cauta. Non mi sono stati ancora proposti progetti musicali diversi ma se dovesse accadere, diciamo che è una porta aperta. Durante il covid ho sperimentato un po’ di jazz, sono molto rispettosa dei miei colleghi che lo fanno ma per me è un po’ difficile, forse a causa della mia formazione classica, però ripeto, chi lo sa? Ho un caro amico jazzista e vorremmo fare qualcosa insieme…
Da insegnante, come vede la musica moderna dalla parte della preparazione professionale, della conoscenza della musica e delle sue regole?
Di base un artista dovrebbe sapere i fondamentali della musica. Quello che da fastidio è vedere a volte degli artisti che non hanno un minimo di preparazione e la differenza tra uno famoso che ha studiato ed uno che non ha studiato, si sente eccome. Famoso, per inciso, non equivale a qualità, non c’entra assolutamente nulla. Poi, quando la fama coincide con qualità abbiamo un connubio bellissimo.
Battiato diceva che siamo sommersi da immondizia musicale…
Ecco Battiato è stato davvero un grande, un genio, ha scritto anche delle opere ed aveva una conoscenza della musica incredibile. Poi ha deciso di fare anche delle canzoni di musica pop, che sono diventate famosissime. Io verso queste persone ho un rispetto grandissimo: sono musicisti veri che rimangono e Battiato rimarrà. Secondo me ci sono troppi musicisti che vengono chiamati così, ma non hanno le qualità per esserlo e questo è molto triste.
Chi è il suo musicista preferito?
Classico? Non ne ho uno, anzi diciamo che a livello pianistico adoro Liszt, perché mi ci ritrovo tanto. Era una personalità molto complessa che a volte poteva sembrare un po’ frivolo ma non lo era. Gli piaceva vivere la vita con leggerezza, ma era estremamente profondo, spirituale. Spesso i suoi brani sembrano allegri e per questo non viene capito, ma in realtà fa un’evoluzione nell’armonia impressionante. Wagner, che sposerà sua figlia, sarà ispirato nell’ evoluzioni armoniche che sappiamo. Consideri che esiste un prima e dopo Wagner nella gestione della composizione, ma certi aspetti sono nati da Liszt. È estremamente effervescente e profondo ed io mi sento un po’ così.

Nel frattempo arriva il maestro Andrea Rossi a cui rivolgo alcune domande.
Ci conosciamo da tempo e so che hai fatto moltissimo per la musica in questo territorio: un tuo commento di questa edizione del festival?
Beh possiamo dire di aver raggiunto un risultato importante
È un progetto vincente…
Direi proprio di sì: posso considerarla la nave ammiraglia di tutte le manifestazioni nel comune di Fivizzano dal punto di vista culturale
Pensi che sia andato oltre le vostre aspettative o era ciò che volevate?
Io sono insoddisfatto per natura, quindi voglio ancora migliorarlo e lo miglioreremo sempre di più. È chiaro che siamo all’ottavo anno e si cominciano a vedere tanto aspetti, il primo dei quali è il numero di persone che seguono i concerti. Lo abbiamo notato anche dalle prevendite online che si esaurivano appena ce n’era disponibilità. Lì abbiamo capito che qualcosa era cambiato rispetto agli altri anni in cui si faticava di più, ma quest’anno ne abbiamo avuta davvero tanta. Nel concerto a Monte de’ Bianchi ad esempio, nonostante le difficoltà per arrivarci e le manifestazioni in contemporanea, abbiamo avuto un grande afflusso anche da parte di stranieri e persone dai comuni vicini. Il festival è un veicolo importante di promozione del territorio perché noi facciamo cultura di un certo tipo ma non lo dico per piaggeria, chi viene da noi trova qualità. Alta qualità.
Chantal ha detto che l’idea del festival è stata tua e che lei è stata scelta, perché hai scelto lei?
Confermo. Chantal, oltre ad essere una brava pianista è molto capace nel gestire le cose, affrontare le situazioni, risolverle e soprattutto è tenace. Le difficoltà in questi casi sono bestiali ed una persona qualunque, di cui è pieno, è difficile che porti avanti queste situazioni. È stata una fortuna che lei abbia accettato perché al tempo era a New York e per me era la persona migliore che potessi scegliere. Poi il fatto che lei avesse una carriera che la portava spesso all’estero ne faceva un’ambasciatrice perfetta. Spesso i comuni spendono un sacco di soldi in agenzie di promozione turistica, organizzano fiere, ma il risultato può essere limitato. Con questo festival invece abbiamo raccolto tantissimo.

Tu sei stato il primo a lanciare anni fa a Fivizzano un progetto musicale per i ragazzi, portandoli in giro e insegnandogli uno strumento. Non solo gli hai insegnato il valore e la potenza della musica, ma gliel’hai anche fatta vivere. Pensi che questo sia il metodo giusto per far conoscere la musica e che aiutino il territorio a costruire qualcosa, visto che questi posti stanno letteralmente morendo?
Io penso che la musica abbia un potere enorme perché è una lingua parlata in tutto il mondo. Qualunque ragazzo tu prenda nel mondo, in Australia o in America, gli metti uno spartito davanti e te lo suona, quasi come lo Spirito Santo che scende e ti fa parlare una lingua.
A volte le lingue sono un muro invalicabile…
Il potere della comunicazione è grande. Tornando a me, io ho fondato l’indirizzo musicale con una mia ex allieva, Licia Nicolai, scegliendola perché in quel momento era la persona più indicata per quel progetto. Devo però dire con un po’ di rammarico che chi frequenta l’indirizzo musicale dopo un po’ si ferma e noi non abbiamo nessun bambino che viene ai nostri concerti anche perché i genitori non li portano. Stiamo studiando qualcosa per l’anno prossimo per ovviare a questo problema.
Questo è uno spoiler per il prossimo festival…
Sì, la formazione musicale non è una cosa che abbiamo avuto, il nostro compito è quello di dargli un futuro, di portarla avanti. Il progetto che io ho fatto dell’indirizzo musicale e che non è stato capito, era quello di formare la banda musicale di Fivizzano. Partiva tutto da lì. Forse ha influito negativamente il fatto che io non fossi l’insegnante a scuola,garantendo una presenza maggiore, che potesse magari seguirli e coinvolgerli.
Come mai secondo te?
Forse perché quelli più grandi non vogliono più suonare con quelli più piccoli, ma se venissero fatte delle junior band, che prendono i ragazzi dai 14 ai 18 anni, l’età delle superiori, riesci a coinvolgere anche quelli. Tornando a prima, queste comunque sono le iniziative da sostenere perché chi viene qua, appartiene ad una categoria di persona che può spendere, che ha un certo grado di cultura, che porta un messaggio di pace e tutto il territorio ne beneficia. Quando c’è il festival tutte le strutture sono piene. Considera che secondo i dati della Banca d’Italia un turista che viene in zona costiera spende 120 euro al giorno, uno che si addentra nelle aree interne ne spende 85/90. Parlo di cena al ristorante, il gelato, l’aperitivo, tu moltiplicalo per 50 musicisti per 11 giorni e guarda cosa ricade sul territorio. Questo è un aspetto che secondo me la politica dovrebbe tenere presente, se l’obiettivo è quello di puntare sul turismo di un certo tipo e di qualità, portando persone che magari si innamorano del territorio, si comprano una casa, investono, restaurano, bisogna sostenerli di più. Non tolgo nulla agli altri, ma bisogna avere ben chiari gli obiettivi sui quali bisogna puntare.
