Qui in collina, sono avvolta dal verde. Terrazze e terrazze di olivi, le cui foglie, mosse dal venticello, mostrano sfumature che cangiano dal verde, al grigio, dall’argento al color crema. Fa caldo, ma l’aria è fina e si sta decisamente meglio che a Firenze. All’ombra di un grande albero, a una tavola con fiori, vino e caraffe colme d’acqua, menta e limone per annaffiare carne alla brace, ho intenzione di festeggiare il Ferragosto, di cui pochi conoscono le origini. Religiose, in primo luogo, perché si festeggia l’Assunzione di Maria, ma anche profane, perché vengono perpetuate, in un certo modo, le tradizioni dell’Antica Roma. Le Feriae Augusti, istituite da Ottaviano, proclamato nel 18 a.C. Augusto – sacro e venerabile – erano festività che celebravano per tutto il mese varie divinità e anche il riposo dopo il raccolto. Nel 21 a.C. tutte le feste furono riunite in un unico giorno, il primo del mese, sotto il nome di Feriae Augustales e solo nell’ottocento Papa Nicola spostò la celebrazione dal 1 al 15 agosto, facendola coincidere con l’Assunzione. Gli antichi romani, in questo periodo dell’anno, per la fertilità della terra, erano soliti eseguire riti propiziatori che si sono tramandati fino ai nostri tempi. Attualmente l’abitudine di bruciare rami secchi durante la notte del 14 agosto, credo che sia ovunque scomparsa per motivi di sicurezza, tuttavia mia madre ancora ricorda i versanti collinosi attorno al suo paese natale, in Toscana, illuminati dai roghi. È impresso bene nella sua mente un atteso ‘spettacolo’ di fuoco che segnalava la fine dei lavori agricoli, che purificava e allontanava il male. Succedeva la sera della vigilia della festa dell’Assunzione, giorno in cui ci si sarebbe rivestiti a festa per andare alla messa. A Firenze, nell’antichità, la funzione in Santa Maria del Fiore era presieduta dall’arcivescovo e vi partecipava l’intera famiglia reale, la sua corte e le civiche magistrature, mentre la sera venivano illuminati i tabernacoli mariani lungo le vie.

Oggigiorno, a Ferragosto, si mangia tanto, si fanno bagni in mare, si guardano i fuochi d’artificio. L’abitudine di decorare i paesi con luminarie o di animare i cieli con lo scoppiettio dei fuochi è ciò che rimane degli antichi riti contadini. Al fuoco che puliva, si assegnava anche il compito simbolico di tenere lontano il freddo che sarebbe inesorabilmente arrivato. Ferragosto, nella mente di molti sancisce la fine dell’estate, anche se attualmente, con il cambiamento climatico, le temperature alte si protraggono fino ad autunno avanzato. Sarà questo del 2025, un Ferragosto torrido e per alleviare il caldo mangerò cocomero e un dolce al cucchiaio con uva e foglie di menta. Omaggerò i quattro elementi, acqua, fuoco, aria e terra e a sera farò una passeggiata nel verde, tra gli alberi. A Ferragosto, come a Capodanno e a Carnevale, in una ampia zona della Toscana, nel senese, si recita il bruscello. Un “arbustello” veniva portato in processione e poi piantato in uno spazio considerato “sacro e centrale” che, poi, si trasformava in palcoscenico per una rappresentazione drammatica. Avveniva anche sulle aie e il ramoscello era semplicemente alzato in alto per attirare gli spettatori. A Montepulciano, dal 1939, ancora oggi viene messo in scena uno spettacolo grazie alla Storica Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano. Fa piacere vedere che, nonostante la modernità e le innovazioni, certe tradizioni restano vive, radicate nel tempo e nella memoria. E così, anche solo apparecchiare una tavola sotto un albero, accendere una brace, alzare lo sguardo verso il cielo, significa rendere omaggio a tutto ciò che è stato prima di noi.
