Per narrare la vita di Beatrice Cenci dobbiamo partire dalla sua esecuzione, alla quale assistettero: Caravaggio, Orazio e Artemisia Gentileschi, era l’11 settembre 1599. Ora veniamo alla sua nascita, che avvenne il 6 febbraio 1577. Beatrice era figlia del conte Francesco Cenci, un nobile che viveva in modo dissoluto e violento, sua madre si chiamava Ersilia Santacroce e morì nel 1584. Beatrice Cenci, insieme alla sorella Antonina, fu affidata alle monache francescane del monastero di Santa Croce a Montecitorio. All’età di quindici anni tornò in famiglia e ritrovò suo padre e tutte le angherie che imponeva ai figli. Beatrice Cenci scrisse una lettera a papa Clemente VIII e gli chiese supplicandolo di fargli trovare un marito o farla entrare in convento. Papa Clemente VIII conosceva Francesco Cenci, anche perché il nobile era stato anche condannato per sodomia, riuscendo a cavarsela pagando multe salate e prosciugando il patrimonio famigliare. Clemente VIII combinò un matrimonio per Beatrice Cenci con un nobile, ordinando a suo padre di provvedere alla dote. Francesco Cenci si trovava in gravi difficoltà economiche e pur di non pagare la dote a sua figlia Beatrice, si fece incarcerare. Nel frattempo lui si era risposato con Lucrezia Petroni e nel 1595, Beatrice Cenci e la matrigna si trovarono segregate a Petrella Salto, in un piccolo castello chiamato la Rocca, che era di proprietà della famiglia Colonna. Beatrice e Lucrezia in quel periodo di detenzione forzata ebbero contatti solo con l’amministratore Olimpio Calvetti. Francesco Cenci uscì dal carcere e si recò a Petrella Salto, dove continuò nelle sue malefatte verso i congiunti. Arrivò a molestare il figliastro, la genitrice Lucrezia Petroni si ribellò e fu sfigurata da Francesco Cenci, che evidentemente non sopportava coloro che dissentivano dal suo comportamento animalesco. Beatrice Cenci, ormai esasperata, cercò conforto e aiuto da uno dei servi del padre, Marzio da Fioran detto il Catalano. Voleva fuggire verso una nuova vita, solo che Marzio non acconsentì, in quanto terrorizzato dalla reazione di Francesco Cenci. L’unica concessione nei confronti di Beatrice, fu quella di consegnare delle lettere ai suoi fratelli e uno zio materno, al fine di trovare un marito o rifugiarsi in un convento. Purtroppo per Beatrice, le missive furono intercettate dal padre, che come abbiamo già sottolineato non aveva il dono della diplomazia. Per tale motivo Beatrice Cenci e la matrigna, Lucrezia Petroni furono segregate nel piano isolato della Rocca, in pratica nella torre del castello come Raperonzolo. Le continue angherie fecero crescere in modo esponenziale l’odio di Beatrice nei confronti del padre violento. Per tale motivo sedusse l’amministratore Olimpio Calvetti, al fine di averlo dalla sua parte nella battaglia intrapresa verso il genitore. Dal canto suo Francesco Cenci, ormai malato di rogna e gotta, oberato dai debiti e rincorso dai creditori che si facevano sempre più pressanti, fuggì da Roma e si rifugiò a Petrella. Ovviamente le condizioni di Beatrice e Lucrezia peggiorarono ulteriormente con la presenza di Francesco al castello. Beatrice Cenci, insieme a Lucrezia Petroni, con la complicità dei fratelli Giacomo e Bernardo e dell’amministratore iniziarono a pensare ad un piano per uccidere Francesco Cenci. In quei tempi andava molto di moda l’eliminazione dei nemici con il veleno e per tale motivo i primi tentativi della combriccola di omicidi tentò quella strada. Francesco Cenci era molto diffidente perciò chiese a chi gli porgeva il cibo di assaggiarlo e al loro rifiuto gli fece subire la sua ira. Beatrice e i suoi sodali organizzarono un piano di eliminazione con dei finti briganti, che si rifiutarono, conoscendo il carattere alquanto scontroso di Francesco Cenci. Dopo vari tentativi, Giacomo stordì Francesco Cenci con l’oppio e mentre il genitore dormiva gli spezzò le gambe con un martello e poi Olimpio lo finì colpendolo alla testa. Al fine di mascherare l’omicidio inscenarono una caduta dal balcone, ma essendo principianti assassini, lo gettarono dalla Rocca dove fu trovato il 9 giugno 1598. I funerali si svolsero in modo veloce e sommario, non partecipò nessun famigliare. Ci furono delle indagini promosse dal feudatario di Petrella, il duca Marzio Colonna e anche da Clemente VIII. La salma fu riesumata e due medici accertarono l’incompatibilità delle ferite con la caduta dalla Rocca. I congiurati furono scoperti e sotto la minaccia delle torture, Olimpio Calvetti rivelò il complotto, riuscì a fuggire, ma fu ucciso. Anche Marzio da Fioran confessò e morì per le ferite delle torture. Beatrice e i suoi fratelli furono processati e malgrado Prospero Farinacci, l’avvocato di Beatrice, tentò di alleggerire la posizione della ragazza asserendo che fosse stata violentata dal padre, Beatrice non confermò la versione del legale e insieme a Lucrezia Petrone fu condannata alla decapitazione. Torniamo all’11 settembre 1599, in una piazza di Castel Sant’Angelo gremita di gente e con osservatori speciali. Beatrice fu giustiziata e dopo l’esecuzione tanta era l’afa e la gente che accalcava che avvennero decessi tra il pubblico presente. Beatrice Cenci fu sepolta in un loculo presso l’altare maggiore di San Pietro in Montorio, sotto una lapide senza nome. La vita e la tragica morte di Beatrice Cenci rimangono ancora oggi nell’immaginario della città e dell’arte, che ne ha celebrato la bellezza e giovinezza e la passione, l’espiazione.
Beatrice Cenci: la figlia ribelle di Roma
