Uno di quegli autori italiani a cui gli attuali musicisti possono spazzargli l’aia, scrisse in alcune sue liriche: “Voglio vederti danzare come le zingare del deserto, con candelabri in testa o come le balinesi nei giorni di festa” e già solo con queste due rime la nostra fantasia è forzata a viaggiare verso lidi inimmaginabili. Il ballo fa parte della cultura umana dalla notte dei tempi ed è sempre associata all’allegria, allo svago, alla felicità, ma anche all’estasi religiosa. Come non pensare ai dervisci danzanti o ai ritmi tribali delle tribù africane ad esempio? Battiato, il buon caro Franco Battiato, non è, però, l’unico ad aver citato questa espressione del corpo in una sua canzone, se andiamo a curiosare nell’ampio panorama musicale mondiale, potremmo trovare centinaia di citazioni sul genere. Una, tuttavia, ha catturato la mia attenzione ultimamente. La canzone si intitola Choreomania ed è tratta dall’album Dance Fever dei Florence and the Machine e nel mezzo del testo recita: “Non so come è cominciata, non so come fermarla, improvvisamente sto ballando su di una musica immaginaria”. Sembrerebbe un testo come un altro, invece l’ispirazione è arrivata da un fatto vero accaduto più di cinquecento anni fa nella città di Strasburgo.

Protagonista fu una certa Frau Troffea che, nel 1518, improvvisamente si mise a ballare per la strada senza che nessuno stesse suonando alcuno strumento. Inizialmente la cosa non fece troppo scalpore, se non fosse che, in quel periodo, essere scambiata per un’indemoniata o qualcosa di simile, poteva portare a conseguenze davvero catastrofiche. Il marito tentò invano di riportarla a casa, senza riuscirvi così che, costretto dagli eventi, lasciò che sfogasse quello strano istinto fino a quando la stanchezza non l’avesse fermata. Accadde tutto il contrario invece: per un qualche stranissimo effetto domino, il ballo sempre più sfrenato di Troffea coinvolse alcuni passanti che, senza un perchè, si unirono a lei volteggiando e muovendo le gambe da una parte all’altra. Nel giro di una settimana i danzatori diventarono quasi un centinaio ed a nulla valsero i soccorsi dei vicini e degli amici che cercarono di fermarli: appena li lasciavano, questi tornavano a ballare con più vigore di prima. Non sapendo come fermare questo fenomeno, le autorità decisero di assecondare la folla, allestendo un palco sul quale fecero esibire dei musicisti, convinti che prima o poi la stanchezza li avrebbe fatti desistere. Quella trovata fu un altro buco nell’acqua tanto che, se a luglio, quando questa cosa ebbe inizio, i danzatori erano un centinaio, ad agosto la folla arrivò a contare quasi quattrocento persone. Come era logico prevedere, alcuni cominciarono a subire danni fisici importanti, altri morirono di infarto o furono colpiti da ictus; a quel punto le autorità ecclesiastiche decisero di prendere in mano la situazione: in una specie di rito esorcista caricarono tutti i danzatori e li portarono in una grotta fuori dal paese, invocando l’intercessione di San Vito. l termine di quella cerimonia, vennero riportati all’ospedale del paese dove lentamente riuscirono a farli smettere di ballare. Una versione della storia dice anche che agli sventurati furono applicate delle scarpe di stoffa rosse e se questo non vi fa suonare un campanello nella memoria di quando eravate bambini, vi suono una campana io: “Devi ballare” le disse l’angelo “ballare con le tue scarpe rosse finché non diventerai debole e pallida! Finché la tua pelle non si raggrinzirà come quella di uno scheletro! Dovrai ballare da una casa all’altra, e dove abitano bambini superbi e vanitosi, devi bussare, così che ti sentano e abbiano paura! Devi ballare, ballare…!” Questo è un brano della fiaba raccontata da H.C. Andersen intitolata proprio “Scarpette rosse”, racconto che sicuramente andrete a ritrovare alla fine di questo articolo, e che è entrato a far parte delle leggende popolari, proprio grazie a questo singolare avvenimento. A dire la verità, nella storia, sono noti altri dieci avvenimenti simili. Il più famoso forse è quello che avvenne nel 1374 in molte città del Belgio, nella Francia nordorientale e nel Lussemburgo. Cosa può aver causato questo irrefrenabile ed insana smania di danzare che prende il nome di choreomania? C’è chi suppone un avvelenamento da segale cornuta, cosa che molto probabilmente si verificò nel caso delle streghe di Salem ad esempio, ma gli storici propendono più per un’altra ipotesi: quella dell’isteria collettiva. Fu lo stesso Paracelso ad ammettere che, probabilmente, la punizione divina c’entrava poco, scostandosi dalle logiche di quel tempo, e soffermandosi più sul deperimento fisico e quindi mentale dovuto alla situazione sociale del momento, senza contare che Strasburgo, proprio in quel periodo doveva affrontare un periodo di fame e carestia che non la affliggeva da tempo.
Quando la mente è sotto stress può fare davvero degli scherzi incredibili e se il malessere è collettivo, può essere anche contagioso, ma immaginatevi se invece delle zingare del deserto, Franco Battiato avesse cantato “Voglio vederti ballare come Frau Troffea a Strasburgo”, avrebbe dato la stessa immagine onirica?
