La Guerra dei trent’anni fu uno dei più devastanti conflitti combattuti sul suolo europeo tra il 1618 ed il 1648. È difficile dire se le cause pesarono più sulla matrice religiosa che su quella politica, sta di fatto che le potenze europee generarono una lunga serie di battaglie che assomigliò un po’ ad un tutti contro tutti, nel quale le varie fazioni cercarono di accentrare dalla propria parte più territori che potessero, causando una cifra di perdite stimata intorno ai 12 milioni tra persone in arme e gente del popolo. Le fasi della guerra, anche se sarebbe meglio dire delle guerre, visto che si tratta di una serie di conflitti legati tra loro, videro alternarsi diversi monarchi europei in differenti luoghi dell’Europa centrale ed è proprio all’interno di questo scenario, che ho sintetizzato ai minimi termini, alla faccia del mio professore di storia, che si inserisce una vicenda al confine tra leggenda e realtà storica.

Nel 1631 il generale bavarese Johann Tserclaes conte di Tilly, sconfitto dagli svedesi nella battaglia di Breitenfeld, decise di ritirarsi, puntando verso il fiume Lech, un affluente del Danubio. Per raggiungere la posizione desiderata, era però necessario passare attraverso la città di Rothenburg, cosa assai difficile, dal momento che il generale era a capo di un’armata cattolica, mentre il borgo era di dichiarata fede protestante.

Incurante del diniego, il conte di Tilly stabilì un campo per i suoi 40 mila uomini alle porte della città, ponendola, di fatto, sotto assedio. A poco servì la resistenza dei cittadini, che dovettero arrendersi alla forza dei, pur indeboliti, soldati di origine spagnola, i famigerati “tercios”, i quali, subendo solo la perdita di 300 uomini, varcarono le porte del borgo con il chiaro intento di sfogare le proprie ire sui cittadini. In più, il generale vincitore andò alla ricerca dei consiglieri comunali per poterli mettere a morte e così avrebbe fatto, se non ci fosse stato l’intervento della figlia del dispensiere, che, immagino, fosse quello che custodiva le chiavi dei magazzini cittadini. La giovane fanciulla offrì all’invasore un boccale di buon vino ed egli, bevendolo, se ne compiacque così tanto da giungere a più miti intenti. Si fa per dire! Ebbe infatti l’idea di risparmiare il governo e la cittadinanza tutta, a patto che tra loro ci fosse qualcuno che fosse in grado di bere tutto d’un fiato il gigantesco boccale di vino che gli era stato offerto. E non stiamo parlando di una coppa di champagne che la leggenda vuole sia stata plasmata dal seno dell’avvenente Giuseppina Bonaparte. No! Stiamo parlando di un mostruoso boccale da circa tre litri ed un quarto. Immagino gli sguardi dei presenti alla ricerca di un individuo capace di accettare una sfida del genere ma, ancora una volta la sorte andò loro incontro.

Si fece avanti il borgomastro Gerog Nush, il sindaco in pratica, che dovette regalare agli astanti un certo senso di tranquillità vista la sua fama di gran bevitore. Il prescelto ingurgitò in un sol sorso l’equivalente di circa cinque fiaschi di vino senza batter ciglio, salvando capra e cavoli e città. Cosa sia successo di lui dopo la titanica impresa, pari solo all’enorme bevuta di acqua Bertier del ragionier Fantozzi al casinò di Montecarlo, per compiacere il Duca Conte Semenzara, non è dato sapere e forse non si saprà mai perchè tutta questa faccenda, intendo quella seguente all’ingresso del Conte di Tilly in città, sembra sia solo una leggenda raccontata dagli storici circa un secolo dopo i fatti. Vera o meno che sia, il Meistertrunk,ovvero il grande sorso è rimasto comunque nell’immaginario collettivo tanto che se ancora oggi vi recate a visitare la città, quando l’orologio della città posto sul Ratstrinkstube, l’allora Taverna del consiglio ed oggi ufficio del turismo, batte le ore 11,12,13,14,15 e 20, 21e 22 dai due portici potete vedere sbucare alcune statuine che rianimano meccanicamente quella gigantesca salvifica bevuta. A seguito di ciò dal 1881 è stata anche creata una piece teatrale, a cui fece seguito un festival in abiti dell’epoca che coinvolge un po’ tutta la cittadinanza. Insomma, a chi, in tempi recenti, dice che il vino fa male, bisognerebbe raccontargli questa storia dove più di tre litri in una sola botta hanno salvato la vita di tutta una cittadinanza, alla faccia della moderna comunità europea e delle sue regole sulla salute.
