Non abbiamo fatto in tempo a lasciarci alle spalle le festività natalizie con tutti i loro annessi e connessi che gennaio, non si sa bene come, è quasi finito, tanto che alle porte si presenta già la prossima festa, quella del carnevale. Non starò qui a raccontare la sua genesi storica, visto che in rete è molto probabile che esistano siti e espertoni che riescono in quest’impresa molto meglio di me, voglio, però, ricordare una manifestazione abbastanza curiosa per mezzo della quale andremo a scoprirne alcune simili e di tutt’altro significato.

Partiamo allora dal carnevale di Ivrea: come tutti saprete, è una manifestazione carnevalesca che non si svolge, solo, con le consuete sfilate in maschera come avviene, ad esempio all’altrettanto celebre carnevale di Viareggio, o a quello di Cento o di Venezia. No: ad Ivrea, per divertirsi, i partecipanti inscenano una finta battaglia con le arance. Finta per modo di dire perchè gli agrumi, della specie non commestibile, sono veri e se arrivano in testa fanno male. Questa festa mischia gli antichi riti dei saturnalia con tradizioni medioevali legate alla ribellione del popolo contro il signorotto locale. A rappresentare il popolo, la figura della mugnaia Giuditta presa di mira dal solito nobile intransigente ed anche assetato di sesso, che vuole esercitare il diritto allo ius primae noctis, contro il volere di tutti, dall’interessata, al marito, al popolo. A questa memoria si sovrappone anche una controparte storica più recente legata alla dominazione francese. Tra i vari costumi carnevaleschi, ve ne sono alcuni che prevedono di indossare dei cappelli frigi sullo stile di quelli usati dal popolo durante la rivoluzione francese, per indicare che quelle persone non dovevano essere colpite. Tutti i partecipanti alla battaglia indossano dei costumi o delle maschere protettive, ma ciò che rimane ancora oscuro in questa tradizione è il motivo per cui, dall’iniziale usanza medievale di lanciare fagioli dal balcone si sia passati poi all’artiglieria pesante, lanciando arance. Un salto ad assistervi, muniti di casco è sicuramente una delle cose da fare nella vita.

Usanza simile, ma non connessa al carnevale è “La tomatina”, festa spagnola celebrata in agosto che prevede una sonora battaglia a colpi di pomodoro, più scenografica e sicuramente meno pericolosa dell’omologa eporediese, la tomatina nasce spontaneamente come conseguenza di un incidente avvenuto durante la celebrazione della festa dei “giganti e testoni”, altra manifestazione molto nota in Europa e America Latina, durante la quale si fanno sfilare pupazzi rappresentanti vari personaggi, fatti solitamente di cartapesta, con la particolare caratteristica di avere la testa sproporzionatamente più grande del corpo. Ebbene durante questa celebrazione nel comune di Bunol in Spagna nel 1945, scoppiò una rissa tra varie fazioni che portò ad un reciproco lancio di pomodori. La polizia represse la rissa, ma l’anno dopo, alla stessa data i giovani riproposero la sfida con la differenza che quella volta, i pomodori se li portarono da casa. Nemmeno a dirlo è diventato un appuntamento fisso tanto che nel 2011 i partecipanti furono 40 mila da tutto il mondo e furono lanciate la bellezza di 122 tonnellate di pomodori. Immagino il giorno dopo per pulire! Le solite follie occidentali, potrà replicare qualcuno, ma queste tradizioni appartengono anche ad altri paesi più poveri, solo che lì non essendoci cibo in sovrappiù da tirare in testa al primo che passa, si usa dell’altro.

Quando vogliamo indicare qualcosa di strano non diciamo forse cose da turchi? La ragione è storica e si deve al fatto che tutto ciò che arrivava da oriente veniva visto con un occhio un po’ storto. Le due usanze, diciamo un po’ fuori dall’ordinario, che vi descriverò arrivano infatti dall’India, che non è la Turchia ma è sicuramente più a oriente. La guerra dei Pidakala anche detta Pidakala Samaram o Peddanuggulata si celebra nel villaggio di Kairuppala nel distretto di Kurnool ed è legata ai festeggiamenti per il capodanno Hindu. Più precisamente si rievocano le vicende pre nuziali di due dei: ecco in breve la storia che merita di essere raccontata. La dea Bhadrakali infastidita dalle insistenti avance del dio Virabhadra, già suo promesso sposo, minaccia di tirargli addosso del letame di mucca, se lui l’avesse seguita fino al villaggio. Lui, suppongo guidato da istinti riproduttivi, se ne infischia ed il giorno dopo sfida il divieto della sua promessa sposa che, in tutta riposta ordina ai suoi seguaci di ricoprirlo di sterco. Ne scaturisce una violenta lotta a base di letame tra le fazioni dei due dei, che viene sedata dagli anziani del villaggio i quali alla fine conducono i due promessi sposi ad un felice e mite matrimonio. Inutile dire che in questa festività, dopo che per giorni intere famiglie si coccolano tra massaggi e trattamenti di favore, gruppi di devoti si prendono letteralmente a colpi di letame in forma di mattoni seccati al sole e se almeno ad Ivrea si mettono delle protezioni, qui non esiste nulla di simile. La polizia presenzia a questo rituale per evitare che la battaglia degeneri e, pure se negli anni si contano almeno una cinquantina di feriti lievi, nessuno si è mai fatto male per davvero. Come si dice a Roma: a chi tocca, nun s’engrugna!

Simile a questa, ma con una variante da non sottovalutare, è la festa che si svolge sempre in India, ma nel villaggio di Guamatapura nel distretto di Karnataka. Si chiama Gorehabba e si svolge il giorno dopo la celebrazione del Diwali, la festa Hindu della luce, una sorta di celebrazione della vittoria di Dharma su Adharma, la luce sull’oscurità in pratica. È legata alla credenza che il dio Beereshwara Swamy, una delle locali rappresentazioni del dio Shiva, sia nato dallo sterco di vacca: per questo motivo è tradizione che, durante le celebrazioni, i partecipanti si spalmino letteralmente di letame di vacca. Se la cosa a noi può sembrare decisamente repellente ed anche un po’ anti igienica, considerando che la mucca è da sempre considerato un animale sacro e simbolo di vita per gli Hindu, il pensiero della popolazione di fronte a queste recriminazioni occidentali, è sinteticamente racchiuso in ciò che un partecipante ha dichiarato in un’intervista: “Se qualcuno soffre di qualche malattia, sarà sicuramente curato”.
Ognuno tragga pure le conclusioni che vuole, ma se una sera, tornati a casa vi lamenterete col il vostro o la vostra partner della giornata da schifo che avete avuto, ripensate a quanto vi ho appena raccontato e continuate a vivere felici e contenti.
