Quentin Tarantino deve molto del suo successo a un cineasta italiano: Lucio Fulci. La sua storia è davvero particolare. Nacque a Roma il 17 giugno 1927, dopo che sua madre, siciliana di origine, era fuggita dal suo paese natio per stare con suo cugino. Dal loro amore nacque Lucio che crebbe senza suo padre. Frequentò il Convitto Nazionale e, poi, si trasferì a Venezia dove si era iscritto al Collegio Navale e giocò come portiere nelle giovanili della squadra lagunare. Tornò a Roma e si iscrisse al Liceo classico Giulio Cesare, iniziando a seguire gli intellettuali che gravitavano attorno al Partito Comunista Italiano. Dopo aver terminato il liceo, Fulci iniziò a interessarsi all’arte, alla musica e il cinema. Si iscrisse alla facoltà di medicina per accontentare sua madre, tuttavia la sua predisposizione lo condusse a spostarsi alla facoltà di Lettere e filosofia, ottenendo la laurea. Lucio Fulci in quel periodo frequentò il Gruppo Arte Sociale e venne in contatto con Renzo Vespignani. Collaborò con il Messaggero, il quotidiano romano. I rapporti con la madre si fecero problematici e Lucio Fulci si trasferì a casa di Vespignani. Dopo una delusione d’amore, si iscrisse al Centro sperimentale di cinematografia, il presidente che lo esaminò fu un certo Luchino Visconti. Il 14 luglio del 1948 avvenne il tentato omicidio di Palmiro Togliatti, Lucio Fulci pensò bene di andare a manifestare sotto la sede del Partito Comunista e venne arrestato, poi condannato a tre mesi di carcere con la condizionale. Rientrò a casa di sua madre e nel 1950 esordì nel cinema, dirigendo come collaboratore: Gli ultimi giorni di Pompei. In quel periodo ci fu l’incontro con Steno e Totò, grazie a Mauro Bolognini. Lucio Fulci scrisse una quindicina di sceneggiature per Totò, tra le quali quelle di Totò a colori, Totò sulla luna. Inventò il personaggio di Nando Mericoni che Alberto Sordi interpretò portandolo al successo in “Un giorno in pretura” e, soprattutto, in “Un americano a Roma”, rimasto nella memoria collettiva. Nel 1959 Lucio Fulci diresse il suo primo film da regista: “I ladri”, una commedia interpretata da Totò. In quegli anni erano di moda i musicarelli, che non erano altro che film costruiti sulle canzoni di successo del periodo. Lucio Fulci diresse “I ragazzi del juke-box”, interpretato da Adriano Celentano e Tony Dallara, con la partecipazione di Fred Buscaglione. Nel 1960 diresse un nuovo musicarello: “Urlatori alla sbarra” con Celentano, Gianni Meccia, Joe Sentieri e Mina che lanciò la canzone, scritta dallo stesso Fulci 24.000 baci, poi portata al successo da Adriano Celentano. In quegli anni Fulci incontrò il duo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che diresse in vari film e parodie di pellicole di successo come “00-2 agenti segretissimi” e “I due parà”. Nel 1966 Fulci decise di cambiare genere e diresse lo spaghetti western “Le colt cantarono la morte e fu…tempo di massacro” interpretato da Franco Nero, Nino Castelnuovo e George Hilton. Era una pellicola molto violenta, prodromo della produzione successiva di Fulci. Lucio Fulci dimostrò di essere uno sperimentatore. Nel 1969 diresse il suo primo giallo “Una sull’altra”, che era interpretato da Marisa Mell, Elsa Martinelli e Jean Sorel. Sempre nello stesso anno Fulci diresse “Beatrice Cenci”, interpretato da Tomas Milian. Venne considerato dalla critica un ottimo film e dal regista una pellicola maledetta, infatti in quel periodo si suicidò sua moglie a causa di una diagnosi sbagliata di tumore e morì sua madre. Sempre di genere giallo, Lucio Fulci diresse nel 1971 “Una lucertola con la pelle di donna” una pellicola molto violenta con connotazioni oniriche e sfumature erotiche. Nel 1977 girò “Sette note in nero”, un giallo leggermente meno violento, ma con una componente onirica che era il suo marchio di fabbrica. Il 1979 fu l’anno che fece da spartiacque nella carriera di Lucio Fulci. Venne chiamato a dirigere “Zombi 2” e il regista lo rese molto personale inventando lo splatter, che avrebbe influenzato generazioni di registi. La scena nella quale a Olga Karlatos veniva perforato un occhio con un pezzo di legno era violenta e sconvolgente e restò negli annali del cinema horror. Lucio Fulci divenne il maestro dello splatter e diresse altre pellicole horror, tra le quali: Paura nella città dei morti viventi…e tu vivrai nel terrore, L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Fulci si guadagnò la nomea di terrorista dei generi e poeta del macabro, le sue immagini violente e le trame surreali, senza seguire una logica, divennero cult per i cinefili. Dopo altri film minori, sempre di genere horror, diresse Luca il contrabbandiere, un poliziesco violento interpretato da Fabio Testi, correva l’anno 1980. Lucio Fulci diresse nel 1984 Uccide a passo di danza, un giallo. Nello stesso periodo scoprì di avere una malattia che lo costrinse a stare lontano dal set. Tornò nel 1986 dirigendo Il miele del diavolo. Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la vena creativa di Fulci si inaridì e il suo ultimo film fu, Le porte del silenzio nel 1991, interpretato da John Savage. La pellicola era una meditazione sulla morte che sembrò un testamento del regista. Lucio Fulci morì il 13 marzo del 1996 all’età di 68 anni mentre preparava Maschera di cera, diretto dopo da Sergio Stivaletti e dedicato alla memoria del regista. Lucio Fulci riposa nel cimitero Laurentino di Roma e sulla lapide c’è la frase: I did it my way, già Fulci ha fatto il cinema proprio a modo suo.
Lucio Fulci: l’inventore dello splatter
