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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Enea e i pinguini di mare

DiPierluigi Califano

Ago 15, 2023

Finalmente si torna sulla spiaggia del litorale romano, in questa domenica di metà agosto che precede un’altra festa in cui molti mangeranno fino allo svenimento. Ma andiamo con ordine. Arriviamo molto presto in un nuovo stabilimento che sembra molto confortevole. L’unico lieve disagio è che la spiaggia ha la pendenza del Passo del Pordoi, quando sei sdraiato sul lettino devono ancorarti con degli argani, altrimenti rischi di scivolare direttamente sulle coste della Corsica. Non c’è molta gente, qualcuno sarà già partito per altri lidi, come farò anche io e vi racconterò nelle prossime puntate. Quelli che ci sono non fanno rimpiangere la mancanza di gente. Dietro di noi c’è una signora decisamente molto romana, che parla al telefono tenendo il tono della voce modalità Al Bano Carrisi. Sta interloquendo con una certa Franca, che sembra aver smarrito un oggetto personale. La signora la redarguisce prima con calma, sempre con il tono di voce baritonale. Poi, come si dice a Parigi: je parte la brocca. Quindi inizia ad apostrofare la povera Franca con epiteti sui quali sorvolerei, ma credo siano abbastanza palesi. Il culmine viene raggiunto quando la signora alle nostre spalle proferisce la seguente frase: “A Fra (ascolta Franca), er borzellino sta dentro la borza (per una strana conformazione dell’epiglottide per qualche romano, borsa diventa borza e con i suoi conseguenti diminutivi). Alla fine Franca ritrova l’oggetto smarrito e torna il sereno. Il tempo di tranquillizzarci sulla sorte di Franca ed ecco che arriva un signore che cerca suo figlio con un tono concitato. Il pargolo si chiama: Enea, ci auguriamo non incontri un bambino di nome Achille altrimenti finisce davvero male questa giornata al mare. Facciamo un lungo bagno, l’acqua è pulita e davvero corroborante. Quando usciamo la battigia è invasa da pinguini gonfiabili che ricordano Ercolino sempre in piedi(per chi è nato prima degli anni settanta dello scorso secolo). Sono davvero inquietanti e pertanto vengono acquistati da padri ostaggio di pargoli ululanti. Mangiamo della frutta fresca e ci godiamo un sole caldo, ma non afoso. D’improvviso si scatena l’inferno. Arriva un ragazzo con una specie di grande lenzuolo bianco. Lo apre e sistema alcuni capi che non scorgiamo bene. Poi grida il richiamo della foresta. “Tre euroi, solo tre euroi”(sarà una nuova moneta usata sulle spiaggie). Arrivano frotte di donne invasate che alzano dal lenzuolo steso degli stracci da spolvero che vengono equiparati a parei per il mare. Ognuna ne acquista almeno due chili, che possono sempre servire. E’ ora di andare, il colorito è quello di Kabir Bedi e non c’è neppure una tigre nelle vicinanze. Torniamo verso le nostre case con una domanda in testa: “Ma cosa è il granchio blu?”.