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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Messaggio da Cava del Polvaccio

DiPietro Marchini

Giu 30, 2023

Mi presento: il mio nome è Polvaccio, sono una delle centinaia di cave presenti sulle Apuane. Si interessarono ai bacini già gli antichi romani, in particolare nel versante carrarese, ma la mia fama deriva anche dal fatto che un artista come Michelangelo Buonarroti venne a cavare i marmi proprio in casa mia nel 1497, per quella che sarà una delle sculture più celebrate al mondo: La Pietà.

Non parlo per me: rappresento il mondo delle cave, in quanto riconosciuta, in virtù dei miei antichi e favolosi trascorsi, come Presidente dell’associazione Pro-Cave (Protezione Cave). 

Bei mé tempi, quando il marmo delle Apuane veniva interamente usato per abbellire il pianeta, quando con le statue si rendevano più preziose le piazze e i rivestimenti delle ville patrizie davano fama imperitura a queste montagne, quando, per cavarlo, l’uomo doveva sudare le proverbiali sette camicie, più una di riporto, quando per portarlo a valle c’erano le compagnie dei lizzatori e i carri trainati dai buoi, quando i greci lo definivano: la pietra che risplende. Si certo, il progresso ha alleviato la fatica immane dei cavatori: le varate, il filo elicoidale prima e quello diamantato poi, i camion e le vie di arroccamento, ma io mi sento depressa.

Quando penso al monte Sagro, al passo della Focolaccia, all’Altissimo, a Colonnata, a Torano e Miseglia, ai crinali spariti, alle enormi gallerie che depauperano tutto il territorio, mi viene da piangere.

Vorrei trasmettere a tutti il mio grido di dolore: fino agli anni 60 del secolo scorso, nonostante le ferite che mi sono state provocate, ero relativamente tranquilla nella consapevolezza che, comunque, io e tutte le altre cave eravamo più forti dell’uomo e quindi in grado di resistere; da allora in poi il rapporto di forze è cambiato a totale vantaggio dell’uomo e io ho paura.

Ma vi pare giusto che il marmo estratto dalle cave Apuane, oggi, sia ricercato, e di conseguenza cavato, per produrre dentifricio, vernici e coloranti, materie plastiche e colle, nell’industria della carta, dei cosmetici e prodotti farmaceutici? Questo è possibile perché soltanto un 20% del prodotto di milioni di anni di sedimentazione negli abissi marini ha ancora la sua antica vocazione, il resto, frantumato ridotto a carbonato di calcio, che costituisce la sua natura chimica, serve a quanto detto sopra. E i ravaneti, quelle lunghe colate di bianco vestite che incantavano i naviganti sotto le coste apuane e lasciavano di stucco i visitatori venuti da tutte le parto del mondo, come anche la Sirenetta che s’innamorò di Aronte, un tempo erano costituiti da detriti prodotti dall’escavazione del marmo, che oltre la fantasmagorica bellezza avevano anche la funzione di trattenere le più violenti piogge e rilasciarle successivamente ma con andamento più lento e quindi meno devastante? Non è più così perché i detriti, come già detto, hanno un’altra funzione e la consistenza dei ravaneti è derivata soprattutto da terre di risulta dell’escavazione per cui non riescono più a trattenere le piogge più consistenti che precipitano violentemente su Carrara, sulla pianura fino al mare, allagando ville e quartieri.

Prima di salutarvi consentitemi alcune riflessioni: noi cave ci sentiamo come d’autunno sugli alberi le foglie! – Se non sai cogliere l’arrivo della tempesta dall’alzarsi di un soffio di vento, significa che hai perso di vista il mondo che ti circonda e il futuro che ti si presenta! – Da duemila anni si cava marmo dalle Alpi Apuane, se vogliamo che si continui anche per i prossimi duemila e oltre, bisogna cambiare ritmo, noi non siamo come i vegetali, non abbiamo il privilegio di ricrescere. Statuario, Calacatta, Bardiglio, Arabescato, Nuvolato, unitamente a tutte le altre centinaia di marmi Apuani, vi inviano un saluto con la speranza di continuare a vederci anche in futuro.

Polvaccio, cava nel bacino di Ravaccione sopra il borgo di Torano. Vi sembra l’opera di un parrucchiere? Venite a trovarmi, prima che sia troppo tardi, vi racconterò tante storie legate a questo stupendo e sfortunato territorio.