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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

lo scultore del Buddah di giada

DiDiari Toscani

Giu 13, 2023

di Gianni Viaggi

Per Phra Viriyang Sirintaro, vescovo buddista del tempio di Wat Dhammamongkol, le cose fino ad allora erano andate piuttosto bene. Aveva ricevuto cinque reliquie ed una ciocca d i capelli del Buddah e con le offerte dei fedeli, era appunto riuscito ad edificare il tempio di cui sopra per poterle ospitare. Ma – c’è sempre un ma – ogni tempio che si rispetti deve avere la sua statua del Buddah e questa statua, nelle mente di Phra Viriyang, doveva essere qualcosa di straordinario: una statua di giada, il preziosissimo materiale ritenuto, un tempo, dai cinesi più prezioso dell’oro. E doveva essere grande, la più grande mai scolpita. E qui sorgeva un problema. Dove trovare un blocco di giada che potesse rispondere alle aspirazioni del monaco?

I più grandi giacimenti di giada si trovavano in Canada nella provincia di Vancouver, ma il blocco più grosso non superava la tonnellata, del tutto insufficiente allo scopo. Il  monaco, tuttavia, era fiducioso ed una notte sognò che, nel greto di un fiume, distante una settantina di chilometri dalla cava di Vancouver, c’era un blocco di giada confacente allo scopo.Si recò in Canada, dette le opportune indicazioni in base alle quali fu deviato il corso del fiume ed alla profondità di dieci metri fu rinvenuto un blocco di giada verde, la più preziosa, del peso di 36 tonnellate. Il blocco, pagato 560 mila dollari fu trasportato a Bangkok . Ma, una volta lì,  sorse un altro problema: chi avrebbe potuto scolpire una tale opera?

Phra Viriyang non era certo il tipo da scoraggiarsi, e dopo vari tentativi giunse a Carrara, si reco presso la locale Scuola del marmo e, lì, “vide” il suo uomo. Un insegnante di scultura che accettò di buon grado la proposta del monaco. Lo scultore si recò a Bangkok e fece un bozzetto della statua: un Buddah giovane e magro, che, però non piacque affatto. Lo scultore, però, era  un tipo tosto e affermò che lui avrebbe realizzato quella statua e non altre. In caso contrario se ne sarebbe tornato in Italia.

Possibile che Phra Viriyang avesse scelto la persona sbagliata? Cercando fra vecchi documenti, al monaco capitò fra le mani un dipinto di Guanjin, la dea cinese della misericordia, che aveva impressa sulla fronte un’immagine del Buddah. Con infinito stupore, scoprì che l’immagine era uguale a quella che lo scultore aveva proposto. Cominciò così un duro lavoro: la giada non era certo facilmente lavorabile come il marmo, e mise a dura prova l’abilità dello scultore, il quale dovette inventarsi nuove tecniche di lavorazione mai usate in precedenza. Dopo un anno e mezzo la statua, di una bellezza unica, era pronta, così come era pronta la statua di Guanjin, anch’essa di giada e quella del defunto re Rama V, quest’ultima realizzata in marmo bianco statuario di Carrara.

Oggi nel tempio di Wat Dhammamongkol si può ammirare, oltre che la statua di Guanjin, quella del Buddah in giada, la più grande mai realizzata nella storia, mentre presso l’aeroporto di Bangkok campeggia la statua del re Rama V.

La storia è finita, manca solo una cosa: il nome dello scultore. Paolo Viaggi, mio fratello.