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Diari Toscani

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Le foto di Elliot Erwitt a Firenze

DiSilvia Meacci

Gen 18, 2023

Ancora pochi giorni per vedere i magnifici scatti del fotografo Elliot Erwitt: le oltre 70 foto del grande maestro rimarranno esposte a villa Bardini, in Costa San Giorgio fino a domenica 22 gennaio.

Promossa da Fondazione CR Firenze e Fondazione parchi monumentali Bardini e Peyron, a cura di Biba Giacchetti, la mostra “Elliott Erwitt – photographs” sarà aperta eccezionalmente fino alle ore 22, nei giovedì 19 e venerdì 20 gennaio.

Gli scatti sono stati scelti dalla curatrice e dal fotografo stesso, giunto alla veneranda età di 94 anni: sono ritratti di personaggi famosi, ma anche di gente comune, foto poco convenzionali, sempre condite dall’ironia, suo tratto distintivo. Un linguaggio dissacrante, ma anche romantico, quello di Erwitt. La sua più grande capacità è proprio quella di alternare le due cifre e saper interpretare il linguaggio universale delle emozioni.

Erwitt è nato a Parigi nel 1928. Di origine ebraica, è cresciuto da bambino in Italia, ma poi è emigrato negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali fasciste. Ha viaggiato in tutto il mondo e sempre, ritrovandosi in mezzo a persone di cui non comprendeva la lingua, ha privilegiato l’osservazione visiva dei dettagli.
Del resto, il grande maestro, ha spesso affermato che per fotografare è importantissimo avere il “visual sense”, il senso visivo, che o si ha o non si ha.
Quanto al resto, tutto, si può imparare.

In mostra grandi star del cinema, politici, persone comuni. C’è la storia del mondo, del ‘900: troviamo Marilyn Monroe, che secondo Erwitt aveva una naturalezza innata sotto l’obiettivo; ci sono Che Guevara, Kerouac, Frazier e Alì, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy. Di quest’ultima il maestro ha saputo cogliere il dolore in una foto resa celebre anche dal dettaglio di una lacrima ben visibile ed intrappolata nella retina nera della veletta indossata al funerale. Da molte testate la lacrima è stata poi tolta affinché non si vedesse, per rispetto dei sentimenti di Jackie.
Sono poi immortalati Nixon e Krusciev in uno scatto del 1959, celebre perché frutto della casualità e così simbolico ed espressivo che Nixon lo utilizzò successivamente anche per la sua campagna elettorale, senza chiedere l’autorizzazione al fotografo. Erwitt, in visita ad una fiera di elettrodomestici, aveva trovato i  due personaggi politici immersi in una piccola discussione. Lo scatto è particolare perché Nixon, con il dito puntato verso il suo interlocutore, sembra assumere un tono di superiorità.
Erwitt dedicò la sua arte anche all’amore. Chi non conosce la foto dei due innamorati ripresi nello specchietto dell’auto al tramonto? Si racconta che il maestro abbia lasciato a lungo quel negativo nel suo archivio, senza renderlo pubblico, perché non convinto della sua potenza espressiva. 

Tantissimi gli scatti di Erwitt ai cani. “Ho fatto molte foto ai cani perché mi piacciono e anche perché – ama raccontare il maestro -, non si oppongono alle fotografie e non ne chiedono una copia“.

Tante le opere dedicate alla famiglia, anche. Nuclei di parenti immortalati in campagne pubblicitarie, amici di Erwitt e anche i suoi cari. 

Intensa e intrisa di quel valore universale che è l’amore materno, è la foto che Erwitt ha scattato alla prima figlia Ellen, ancora neonata. La piccolina, nuda, è sul letto ed è osservata dalla madre in una posa struggente: una foto iconica.

Elliot Erwitt, oltre alla fotografia, ha scritto saggi giornalistici, si è dedicato con successo alle campagne pubblicitarie e al cinema. Nel 1953 è entrato a far parte della Magnum Photos, massima agenzia fotografica fondata nel 1947 da Capa, Cartier-Bresson, Seymour e Rodger. Questo evento ha segnato il vero e proprio inizio della sua carriera e gli ha reso possibile girare tutto il mondo. Il suo archivio straripava di foto a volte dimenticate, è per questo che Erwitt ha deciso di farne dei libri, e di pubblicarli almeno una volta all’anno. Sei sono i volumi dedicati ai cani.

Il maestro apprezza il digitale, che però usa raramente. È avvezzo al metodo analogico che lui definisce “la vera fotografia”.
Di solito utilizza una Leica piccola, facilmente trasportabile e maneggevole.

Maggiori informazioni sulla mostra: http://villabardini.it/

Foto di Silvia Meacci