• Lun. Ago 17th, 2026

Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

La resa degli Apuani (settima parte)

DiGian Luigi Telara

Ott 10, 2022

Il gotico è uno stile che si manifesta nell’arte e nell’architettura nel corso del XII secolo, formalmente iniziato con la costruzione del coro dell’Abbazia di Saint Denis a Parigi, chiesa che fu consacrata nel 1144. Il gotico, inteso in questo senso, non è affatto da ricondurre ai Goti, popolo che, all’epoca della nascita dello stile architettonico, era già estinto da cinque o sei secoli, in quanto completamente assorbito dalle popolazioni residenti sul suolo italico, incluso il territorio carrarino. I Goti passarono sul territorio apuano senza lasciare particolari segni né architettonici né linguistici, a parte l’edificazione delle “vicinanze”. La traccia del loro passaggio la si può rinvenire solo in alcuni termini, rimasti nella lingua locale, che, tuttavia, non avendo una tradizione scritta, rischia di perdere totalmente il suo valore. In tempi molto recenti, diversi studi di linguistica hanno iniziato a ricercare una presenza sottotraccia di questa lingua.

Quando iniziò l’impero bizantino, nel 395, con la suddivisione dell’impero romano in oriente e occidente, le gerarchie gotiche adottarono una politica di adattamento. Gli scontri erano inutili, già persi in partenza, tanto valeva integrarsi. I Goti vennero assorbiti, fagocitati, dai nuovi potentati. Si potrebbe ipotizzare che il successivo, noto, detto apuano, derivato da un tipico atteggiamento italico:”Franza o Spagna purché se magna” sia il risultato della presenza degli Apuani e, poi dei Goti.

I bizantini lasciarono un segno funesto nel loro passaggio storico in Italia, imponendo continue vessazioni, gabelle, decime e tasse su ogni cosa. I briganti erano spariti, ma solo perché nessuno viaggiava più. Chi si cimentava in un viaggio, era quasi certo di essere ucciso e rimanere insepolto. Molti posti erano in rovina, non c’era denaro per riparare le case. Lo storico Paolo Diacono, a metà dell’ottavo secolo scriveva che nella Padania si potevano vedere i bisonti. In Lunigiana, tuttavia, le cose erano diverse: la presenza del porto rendeva l’area di primario interesse e, anche se i commerci erano fortemente ridotti, l’area era particolarmente abitata e molto militarizzata, con la presenza di un esercito composto da un crogiolo di popoli. All’epoca si incontravano per le strade genti autoctone, germaniche, africane e mediorientali, e le religioni erano altrettanto varie: si professavano il Cattolicesimo, l’Eresia di Ario, l’Ebraismo e residue forme di paganesimo. Nelle valli apuane, i nuovi arrivati, tra cui anche i Goti passati nelle fila bizantine, erano “graecae loquentes”, cioè parlavano il greco, esattamente come i bizantini. La realtà linguistica, quindi, era composta da invasori che parlavano in greco e in latino e da autoctoni che parlavano un latino mescolato con termini derivati dal loro passato ligure, in una lingua non scritta. C’erano, poi, ovviamente i notabili che usavano il latino, ma solo nella forma scritta. La Lunigiana era diventata realmente una terra di frontiera: al di là del “limes” difensivo, cioè oltre la val di Taro, c’era la lingua germanica e il diritto consuetudinario; al di qua dal limes, nella valle della Magra, permaneva il diritto romano e l’uso del latino e del greco.

Nel sito in cui, in seguito, sarebbe sorta Carrara, si continuava a parlare un latino storpiato, cadenzato, che non si mescolava particolarmente con il greco, usato anche dalle gerarchie militari che dominavano il territorio lunense. In questo periodo i limiti territoriali di Luni erano la Pieve di Pontolo nella valle del Taro, Bismantova nell’Appennino Reggiano, Castelvecchio, Piazza al Serchio, nella vicina Garfagnana, a sud il “Castrum Aghinolfi” (Monti­gnoso). Erano anni di lotte cruente e continue, poiché la non lontana Lucca era divenuta longobarda fin dal 570.

Già nel 593, durante il Regno di Agilulfo, parte della linea di difesa era stata scardinata e il limes era stato spostato dalla valle del Taro alla valle del Caprio (attuale Teglia, a valle di Pontremoli, con Filattiera fortificata a strenua difesa del porto). La cima che divideva i due versanti dell’Appennino divenne da allora il Mons Langobardorum, il “Monte dei Longobardi” (l’attuale valico della Cisa). A quel punto, bizantini erano pressati da nord, con Filattiera come ultimo baluardo e da sud, cioè da Lucca, il cui limes difensivo includeva anche Carrara. La villa romana di Moneta fu riadattata come ottimo castrum, mentre altre fortificazioni furono costruite intorno al percorso del fiume Aventia (Carrione) e che includeva Micauri (attuale Nicola), Castelpoggio e Montignoso.

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

Sesta parte