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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Il triste caso di Mowdrick (prima parte)

DiStefano Guidaci

Ott 10, 2022

La tetralogia di Fallot è una cardiopatia congenita che si manifesta nei primi mesi di vita con crisi asfittiche, con scarsa ossigenazione degli organi primo tra i quali il cervello, scarso accrescimento staturale, difficoltà nella suzione e sudorazione durante l’allattamento. Nella mia esperienza in Africa ho cercato di aiutare alcuni bambini affetti da questa malattia, riuscendo a superare i mille sbarramenti burocratici per portarli ad essere operati in Italia, ma, in un caso, la lentezza delle pratiche ha impedito la salvezza di un bambino. È la storia, triste di Mowdrick.

In Africa le credenze tribali e la figura dello stregone sono ancora ampiamente diffuse, soprattutto nelle zone rurali. Per questo motivo, non è facile portare immediatamente in ospedale un bambino che manifesti simili sintomatologie. Quando lo si fa, è spesso troppo tardi, poiché in prima battuta, di sovente, le mamme, dopo essersi consultate a lungo con le donne più anziane, si recano dallo stregone e, solo dopo che i suoi rimedi sono risultati vani, pensano, in ultima istanza di recarsi in ospedale. A rallentare il ricorso alle cure mediche istituzionali è anche la povertà e il fatto che l’assistenza medica sia, per molti, troppo cara. Infatti, dopo la decisione di rivolgersi a un medico, trascorre ancora altro tempo, nel quale, si attua una sorta di “foundrising”, cioè una raccolta di denaro all’interno della famiglia o del villaggio.

È chiara, quindi, la ragione per la quale, nonostante la casistica indichi solo un 15 per cento di bambini affetti da tale patologia su tutte le nascite, l’indice di mortalità risulti molto alto, anche in funzione del fatto che le strutture ospedaliere, persino le migliori a Nairobi, non hanno attrezzature per effettuare il tipo di intervento chirurgico necessario per risolvere il problema.

Mowdrick è arrivato da me quando aveva un anno e mezzo con un quadro clinico in cui erano manifeste sintomatologie tipiche della tetralogia di Fallot sin dai primi giorni di vita. Tuttavia, a causa delle credenze e del rispetto delle tradizioni delle tribù africane, aveva iniziato i test in ospedale solo due mesi prima. La madre, Ann, mi confidò che i medici del primo centro, in cui si era recata, non erano stati in grado di riconoscere la sua cardiopatia e l’avevano inviata ad un nosocomio in cui approfondivano problematiche renali. Dopo alcune settimane, finalmente, Mowdrick venne spostato in cardiologia e i medici diagnosticarono la tetralogia di Fallot.

Quella giovane mamma mi pregò, quasi in ginocchio, di trovare una soluzione come avevo fatto per Neville, il bambino che avevo portato in Italia e che, dopo essere stato operato, era guarito perfettamente. Sperava, con tutto il cuore, che io potessi portare Mowdrick in Italia per farlo operare e salvargli la vita. Appena tornai in Italia cominciai a muovermi per trovare una clinica pediatrica idonea ad effettuare l’intervento. Telefonai a quasi tutti gli ospedali italiani, ma era il 2020, l’anno della pandemia da Covid 19, per cui continuavo ad incassare dei gran “assolutamente no”. Finché un giorno, un amico di Roma, mi suggerì di provare all’ospedale “Bambin Gesù” nella capitale.

Mi recai a Roma personalmente, il giorno successivo, al fine di accelerare i tempi. Furono tutti molto gentili ed accoglienti, ma, in poche parole, mi dissero che parte del nosocomio funzionava solo come reparto Covid e che le strutture pediatriche di emergenza, anche se attive erano limitate rispetto al normale. Questo implicava che le liste di attesa si prolungassero nel tempo molto più della norma. Mi prepararono, perciò, solo una richiesta di possibile ricovero, da consegnare all’ambasciata italiana di Nairobi, in funzione della concessione del visto umanitario, ma nulla più.

Seconda parte