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Donatello: il Rinascimento

DiPierluigi Califano

Ago 6, 2022

Raccontare in poche righe chi è stato Donato Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, a causa della sua magrezza e quel comportamento signorile, non è davvero semplice. Donatello nacque a Firenze nel 1386. Suo padre, cardatore di lana, aveva un carattere alquanto burrascoso. Fu condannato a morte e poi perdonato, la sua pena fu condonata. Ebbe una formazione da orafo, molto comune per tutti coloro che volessero intraprendere una carriera artistica. Nel 1402 arrivò a Roma seguendo Filippo Brunelleschi. I due volevano conoscere l’antico, studiare quei pezzi di capitelli, colonne e trarne ispirazione. Grazie a Donatello e Brunelleschi, la città si trasformò da barocca in rinascimentale. Nel 1404, Donatello tornò a Firenze. Iniziò a collaborare nella bottega di Lorenzo Ghiberti. I due crearono i modelli in cera per la porta del Battistero. Le sue doti di scultore, architetto, furono da subito ben visibili. Gli fu commissionata una decorazione scultorea per il Duomo di Firenze. Nel 1408 scolpì il David marmoreo, sempre per l’opera del Duomo. Tra il 1409 e il 1411, Donatello scolpì il San Giovanni Evangelista. Il volto del santo con la fronte corrucciata, come il Giove Capitolino che aveva visto durante il suo soggiorno romano, furono un’ispirazione per il Mosè di Michelangelo. Nel 1411 gli fu commissionato dall’Arte dei Linaioli e Rigattieri, il San Marco. Viene considerata la prima scultura rinascimentale dell’artista. Nel 1415, Donatello realizzò il San Giorgio, il primo esempio di stiacciato. Nel Rinascimento era il termine per indicare una scultura con rilievo bassissimo intesa a dare una riduzione in prospettiva del volume reale dei corpi, dando all’opera un valore pittorico. Nel 1423 scolpì lo Zuccone, il profeta Abacuc e Geremia. Sono considerati due capolavori dell’arte. La penetrazione psicologica delle opere, i volti estremamente espressivi, evidenziano i tormenti interiori dello stesso Donatello. Nel 1424, dopo essere tornato da Siena, Donatello realizzò il Reliquiario di San Rossore. Era un’opera in bronzo dorato dalla minuziosa lavorazione, che si rifaceva alla scuola romana. Nel 1425 ebbe inizio il sodalizio con Michelozzo. Egli era un ottimo architetto, Donatello affinò le sue qualità e Michelozzo, avendo un carattere placido riusciva a calmierare quello burrascoso del collega. Dalla bottega di Michelozzo uscirono, dalla loro collaborazione, monumenti funebri, come quello dell’antipapa Giovanni XXIII. Il rilievo dell’Assunzione della Vergine nel sepolcro Brancaccio è considerato come il miglior esempio di stiacciato del Rinascimento. Nel 1428 Donatello e Michelozzo ottennero un incarico di grande importanza. Dovevano creare e scolpire il pulpito esterno per il Duomo di Prato. Nel 1432 i due artisti erano di nuovo a Roma. Lavorarono alla lastra tombale di Giovanni Crivelli in Santa Maria in Aracoeli e il Tabernacolo del Sacramento, che si trova oggi nella sagrestia dei Beneficiati in San Pietro. Dopo il periodo romano, Donatello siglò un contratto con l’Opera del Duomo. Realizzò una cantoria, la balconata con organo che si trova oggi sopra la porta della Sagrestia dei Canonici. Il capolavoro è uno straordinario risultato derivante dai contrasti. Le figure geometriche sembrano lanciate in corsa, il movimento pare un prodromo di ciò che sarà la tecnica cinematografica. Nel 1435 Donatello eseguì l’Annunciazione per l’altare Cavalcanti di Santa Croce. Si tratta di un altorilievo, opera che si allontanava da quelle precedenti del maestro. Nel 1440 arrivarono le commissioni per la Firenze medicea. Cosimo de’ Medici si volle far rappresentare come un eroe biblico. Donatello gli diede una rappresentazione intellettualistica e raffinata. Il David fu progettato per essere visto da più punti di osservazione, fu il primo corpo nudo raffigurato a tutto tondo. Dal 1443 per un intero decennio, Donatello si trasferì a Padova. In quel periodo realizzò il Crocifisso della Basilica del Santo. È un’opera che sfiora la perfezione nei dettagli. La testa è un capolavoro, i lineamenti sono minuziosamente modellati, la sofferenza traspare e inebria di bellezza. Grazie al Crocifisso, gli fu commissionato un lavoro ancora più importante, l’intero altare della Basilica del Santo. Oggi rimangono le statue ricomposte nel presbiterio da Camillo Boito nel 1895. Purtroppo, è andata persa la struttura, un altro capolavoro di prospettiva e struttura architettonica. Per il Monumento equestre dedicato a Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, Donatello si ispirò al Marco Aurelio che aveva conosciuto nel suo soggiorno romano. Nel 1454 tornò a Firenze e si stabilì in una casa con bottega annessa, in piazza del Duomo. Realizzò la Maddalena penitente, un’opera lignea per il Museo dell’Opera del Duomo. Si tratta di una scultura che lascia trasparire tutto il travaglio interiore di Donatello. La Maddalena è una donna alla quale viene negata la bellezza fisica, il corpo scheletrico, una massa informe di capelli. Nel 1457, dopo aver realizzato Giuditta e Oloferne, si trasferì a Siena. Forse voleva ritirarsi e passare gli ultimi anni in una città più a misura d’uomo. Da Firenze gli commissionarono due pulpiti. Il Pulpito della Passione e della Resurrezione per la chiesa di San Lorenzo, furono tra le sue ultime opere. Donatello trascorse gli ultimi anni solo e quasi in povertà, come testimoniano i 34 fiorini di debiti non incassati dal suo proprietario di casa. Morì nel 1466 e venne sepolto nella Basilica di San Lorenzo. È stato un grande artista, poliedrico, probabilmente spesso fuori tempo come accade ai più grandi. Si può considerare il Van Gogh rinascimentale, uno scultore che ha scolpito le emozioni che aveva dentro e ci ha lasciato in eredità capolavori senza tempo.