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Antichi acquedotti e canali d’irrigazione carraresi: i betali

DiLuigi Giovanelli

Ago 3, 2022

Betali: così si chiamavano i molti canali irrigui costruiti, nei secoli scorsi, nella pianura carrarese caratterizzata dalla abbondante presenza di acqua. Alcuni betali rimasero visibili ancora negli anni ‘70, dopodiché vennero quasi tutti tombati o interrati, dopo aver deviato le acque in canali anonimi diventati rapidamente di scolo, strettamente connessi con le fognature che scorrono sotto le strade locali. Incredibilmente, è emersa una traccia degli antichi betali, proprio nei giorni scorsi. In via Moneta, la strada che porta al borgo medievale sopra Fossola, nei pressi delle case popolari, ai piedi della collina conosciuta come “il Ciocco”, ho rivenuto una porzione di un antico passaggio dell’acqua, il primitivo acquedotto, che canalizzava l’acqua proveniente dalla collina del Tiro a Segno e la distribuiva alle varie proprietà della zona di Moneta e di Fossola. Questa condotta, come ho potuto appurare dalle testimonianze raccolte presso gli abitanti del luogo, arriva fino a via Mulazzo e, dopo aver attraversato tutta la parte restante della piana di Fossola, si disperde nelle condotte della fognatura che si trovano tra via Agricola e il viale XX Settembre all’altezza del Museo del Marmo.

Secondo l’architetto Dino Geloni, questo antico betale si chiamava Canale Mercurio e il suo tracciato era sotterraneo e passava nella proprietà di Villa Biggi, in via Mulazzo a Fossola. Si tratta di un impianto classico, derivato dell’ingegneria romana. Non abbiamo potuto risalire all’anno di costruzione, ma l’indicazione più probabile è che sia stato realizzato nell’’800 quando gli acquedotti spostavano l’acqua solo per mezzo della gravità, essendo costruiti con una leggera pendenza verso il basso all’interno di condotti di pietra, mattoni o cemento. La maggior parte di questi era sepolta nel terreno e ne seguiva l’andamento. Come in questo caso, dove c’erano valli o pianure, il condotto era sostenuto da arcate: ne abbiamo rinvenuta una grande ma nascosta dal verde della boscaglia e altre due più piccole nel tratto in cui avviene il superamento del dislivello con il sovrastante torrente Valenza di Fossola.

© Foto di Luigi Giovanelli