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Il Kenya verso le elezioni: le tensioni mai placate dalla storia

DiStefano Guidaci

Ago 1, 2022

Mancano ormai pochi giorni al 9 agosto, quando in Kenya si avranno luogo le elezioni politiche che hanno scadenza quinquennale. Prima di continuare ad analizzare il livello di vita di questo paese, mi sembra opportuno e doveroso parlare di questo importante evento che, quasi sempre, ha un impatto sulla vita di milioni di persone. Abbiamo già detto che il paese è attraversato da divisioni molto forti: durante le campagne elettorali e subito dopo il voto, queste tensioni diventano ancora più feroci. Al fine quindi di capire meglio quel contesto, è necessario ripercorrere i principali eventi storici.

Come è noto, il paese è stato sottoposto alla dominazione britannica fin dalla fine del XIX secolo, con l’istituzione del protettorato dell’Africa orientale. I primi effetti della colonizzazione britannica furono ambivalenti: se, da una parte, vi fu la costruzione di numerose infrastrutture e la messa a coltivazione di ampie zone del territorio, dall’altra, migliaia di coloni britannici si stabilirono nel paese, importando anche migliaia di indiani (anch’essi sottoposti a dominio britannico) come manodopera.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Inghilterra decise di aprire le porte del consiglio legislativo del paese anche ai sei membri del Kenya, i quali, in patria, riscossero ogni anno maggiori consensi. Nel 1961, nelle elezioni del nuovo consiglio, Uhuru Kenyatta (in foto) e Yomo Kenyatta, rappresentanti delle posizioni anticoloniali, ottennero una schiacciante maggioranza. Essi guidavano due formazioni, che furono incaricate di decidere la forma istituzionale che, la neonata nazione avrebbe dovuto assumere. La lunga maratona si concluse nel 1963, quando venne siglato l’accordo con il governo inglese, in base al quale dal primo giugno, il Kenya otteneva l’autonomia e, il 12 dicembre, la sovranità. Lo stato del Kenya divenne, ben presto, una repubblica presidenziale autoritaria, tanto che il malcontento si diffuse ovunque, anche se Kenyatta divenne una figura fondamentale della storia del paese e di tutto il ‘900 africano. Egli usò a proprio vantaggio la sua posizione di padre della patria, istituendo un regime, sostanzialmente, monopartitico che lo mantenne al potere fino alla sua morte. La sua politica tradì, rapidamente, le promesse in ambito sociale fatte prima dell’indipendenza, marcando, invece, una forte continuità nel cambio economico con il periodo coloniale e difendendo gli interessi dalla borghesia di stampo britannico e della nuova alta borghesia keniana che si stava costituendo proprio in quel periodo di transizione.