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Carlo Azeglio Ciampi: il partigiano bianco

DiPierluigi Califano

Giu 18, 2022

Ci sono uomini che entrano loro malgrado a far parte della storia di una Nazione. Carlo Azeglio Ciampi nasce a Livorno nel dicembre del 1920 da Pietro e Maria Masino, nata a Pisa, ma di origini piemontesi. Studia dai gesuiti e si dimostra da subito molto alacre, gli permettono di passare alle classi superiori grazie alla media brillante dei voti che riesce a conseguire. Durante la maturità alla Normale di Pisa, partecipò ad un concorso per un posto nel corso di laurea in lettere. Fu esaminato da Giovanni Gentile, il filosofo del fascismo. I due si ritroveranno avversari, la sincronicità cara a Jung, permeò tutta l’esistenza di Ciampi.

Il 1941 fu un anno cruciale per la vita di Carlo Azeglio Ciampi. Si laureò in lettere e venne richiamato alle armi sul fronte albanese della seconda guerra mondiale. Arrivò l’armistizio dell’8 settembre del 1943 e Ciampi si rifiutò di aderire alla Repubblica sociale italiana, si rifugiò in Abruzzo. La guerra non era ancora finita, ce n’era una nuova da combattere contro quelli che erano prima alleati. Un conflitto senza esclusione di colpi, Ciampi da buon toscano non si sottrasse alla battaglia. Si unì alla Brigata Maiella e attraversando i monti innevati giunse a Bari. Consegnò a Tommaso Fiore il testo manoscritto del catechismo liberalsocialista del Partito d’azione, Ciampi faceva parte dei partigiani bianchi. Dopo la guerra fondò una sezione del Partito d’Azione a Livorno, era tornato a casa. Nel 1946 sposa Franca Pilla, conosciuta nei corridoi dell’università. L’anno seguente decide di non aderire al Partito socialista italiano, le sue idee erano troppo liberali.

Carlo Azeglio Ciampi conseguì una seconda laurea in giurisprudenza e decise di partecipare al concorso come impiegato in Banca d’Italia, ancora una volta la sincronicità stava decidendo il suo destino. Quella di Ciampi con la Banca d’Italia è stata una lunga storia e le sue decisioni furono determinanti per l’istituto e per l’economia del paese. Dopo una lunga carriera, divenne governatore nel 1979, Roma divenne la sua città, il suo destino. Si trovò subito a fare i conti con il crack del banchiere Michele Sindona. Ancora una volta la sincronicità. Sindona aveva studiato dai gesuiti, si era laureato in giurisprudenza e aveva fondato la Banca Privata Italiana. Le sue rischiose speculazioni portarono al fallimento della stessa, implicando varie personalità politiche e imprenditoriali. Il Paese stava uscendo da quegli anni settanta nei quali si respirava il piombo delle pistole, ogni lieve spostamento dell’asse avrebbe potuto portare conseguenze drammatiche. Carlo Azeglio Ciampi aveva combattuto sui monti abruzzesi, sapeva come fronteggiare il fuoco nemico, seppe destreggiarsi in quel clima da tutti contro tutti.

Al fine di contrastare la galoppante inflazione dei primi anni ottanta, dovuta alla debolezza della Lira nei confronti delle altre monete, decise che la Banca d’Italia si sarebbe dovuta staccare dal Ministero del Tesoro. Ciampi era un fautore dell’Europa, vedeva nello Sme, il parametro al quale adeguarsi per avere stabilità economica. Si batté contro la scala mobile, era convinto che una dinamica salariale adeguata ai prezzi, sarebbe stata più equa.

Nel 1992, malgrado gli sforzi di Ciampi, l’Italia fu costretta ad uscire dallo Sme. Ancora una volta si trovò a combattere quasi da solo per riportare il paese all’interno del sistema monetario europeo. Rimase governatore della Banca d’Italia fino al 1993, quando il Presidente della Repubblica, Scalfaro, lo chiamò per risolvere uno dei momenti più drammatici della politica italiana. Lo scandalo Tangentopoli aveva spazzato via la Prima Repubblica, i partiti si erano liquefatti come neve al sole. Carlo Azeglio Ciampi riuscì a traghettare l’esecutivo eterogeneo composto da ciò che restava dei vecchi partiti, fino al maggio del 1994 quando Silvio Berlusconi formò il suo primo governo. Il suo compito di tecnico prestato alla politica si era chiuso, almeno così parve.

Il suo modo educato e perentorio di risolvere le questioni non passò inosservato. Romano Prodi lo volle come ministro del tesoro per il suo governo nel 1996. Si trovò a risolvere la riduzione del debito pubblico per far fronte agli obblighi del Trattato di Maastricht. Iniziò anche l’era delle privatizzazioni, la prima fu quella delle Poste italiane. Carlo Azeglio Ciampi aveva grande considerazione da parte delle opposte fazioni politiche. La dimostrazione pratica fu la sua elezione al primo turno, con amplissima maggioranza, a presidente della Repubblica. Il livornese che non aveva mai piegato la testa, che aveva combattuto per i suoi ideali, era seduto sulla poltrona che aveva guadagnato in ogni suo pensiero e azione. Il suo settennato fu turbolento, gli scontri con Silvio Berlusconi per difendere l’idea di Europa unita che aveva dentro da sempre, furono epici. Carlo Azeglio Ciampi continuò fino alla fine a difendere quella patria in cui credeva, quel suolo che amava. Gli fu chiesto di ottemperare ad un nuovo mandato, rifiutò. Divenne senatore a vita continuando a fare sentire la sua voce, quell’accento toscano che sapeva parlare alla gente coniugando saggezza e semplicità. Carlo Azeglio Ciampi ha lasciato questa terra nel mese di settembre del 2016, in quella Roma che lo aveva accolto e fatto diventare grande. Riposa al cimitero della misericordia a Livorno, perché un toscano può viaggiare a lungo ma torna sempre a casa.