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Là dove guarda il David, non più di Michelangelo, ma di Kobra

DiVinicia Tesconi

Nov 12, 2021

È sicuramente l’impresa artistica di maggior impatto nella storia della provincia di Massa Carrara degli ultimi 20 anni: un sogno, un miraggio, una perfetta sintesi di competenze, valori e intenti. Un’opera che ne celebra una famosissima e che riesce quasi a eguagliarne la fama e, soprattutto, si affranca dall’omaggio, fino a consolidare un’identità propria: non più il David di Michelangelo, ma il David di Kobra. Forse nemmeno l’autore stesso, il brasiliano Eduardo Kobra, uno dei più noti street artist del mondo, aveva immaginato che il suo David sarebbe diventato un punto fermo e molto ricercato nell’offerta artistico-turistica del territorio apuano.

Da quattro anni, infatti, Covid permettendo, si sono consolidati i tour e le visite guidate finalizzate esclusivamente ad andare a vedere da vicino l’unico “graffito” al mondo realizzato sul marmo di una cava. L’impatto con l’opera è emozionante perché potenziato dallo spettacolo naturale e unico del contesto in cui è inserito. Alto 10 metri, largo 11, posizionato su una parete di marmo della cava Cima di Gioia, in concessione a Gualtiero Corsi, dalla quale si estrae uno dei marmi più pregiati delle Apuane, vicino alla vetta della montagna, che dai suoi 850 metri d’altezza concede un panorama allungato fino al mare sia nel versante carrarese, sia in quello massese.

Nel tratto identificativo di Kobra, colori e forme geometriche, è inserito il volto del David di Michelangelo, che l’artista brasiliano ha studiato da ogni angolazione e realizzato con un frenetico ed estenuante lavoro in dieci giorni, nel giugno del 2017. L’intento, dichiarato dall’artista, era quello di riportare l’idea del David nel luogo in cui si è originata: rendere tangibile la visione di Michelangelo del David imprigionato nel marmo, da cui l’immenso scultore italiano l’avrebbe poi liberato. Un omaggio che non toglie nulla alla grandezza dell’opera originale, pur traducendola nel più contemporaneo e popolare linguaggio artistico. Un processo che ha quasi dell’incredibile perché in alcun modo adombra il valore dell’originale, ma rimane espressione profonda del suo autore: è il David di Kobra. Il passato e il presente dell’arte che si fondono armoniosamente, come armoniosamente si fondono l’arte con la natura, la scultura con la roccia da cui trae origine, la pittura con la scultura, il tutto tondo con il piano, il bianco assoluto con il colore, l’antico con il moderno, l’altissimo con il popolare, uniti dal comune denominatore della figura del David, non a caso il ragazzino che sconfisse il gigante. L’uomo che vince sulla pietra, Michelangelo, piegandola alla sua visione dell’arte. Il “graffittaro”, Kobra, che si eleva fino a Michelangelo e per un attimo gli ruba la scena. La vittoria contemplata dallo sguardo enigmatico del David, là dove nessun aveva osato sperare. Gran bella storia.

L’escursione che porta fino al David di Kobra parte dalla piazza principale di Colonnata, dove si trova la segnalazione CAI del sentiero 195. Si prosegue sulla stradina asfaltata fino a trovare l’indicazione David e si scende sulla destra fino ad incontrare un canale. Dopo aver attraversato il canale si inizia a salire nel bosco seguendo la segnaletica bianca e rossa ben evidentemente. Si raggiunge quindi il crinale sopra il monte Tamburone e si prosegue sulla destra fino a raggiungere la Cima Gioia. Per il ritorno si può seguire lo stesso sentiero oppure percorrere tutta la cresta a ritroso che porterà nei castagni di Case del Vergheto, tipiche abitazioni in pietra locale, da dove si riscendere a Colonnata con il sentiero 38 formando così un bel percorso ad anello.

© Foto e percorso di Cristina Maioglio