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La casa di Pupa: i paesaggi inglesi di Villa Rezzola a Pugliola di Lerici

DiVinicia Tesconi

Ott 15, 2021

È indicata con nomi diversi: Villa Botti, Villa Cochrane, Villa Carnevale, Villa Miniati o con l’improponibile sequela di tutti i cognomi dei proprietari che si sono succeduti. Il nome più accreditato è Villa Rezzola in riferimento alla località precisa in cui sorge l’edificio, ma nel cuore degli abitanti di Lerici, che hanno la magnifica villa ad adornare il loro skyline da oltre 100 anni, è, soprattutto, La casa di Pupa, dal nome, o meglio dal soprannome, dell’ultima proprietaria che ha donato la villa al Fai, Fondo italiano per l’ambiente, alla sua morte, avvenuta nel 2020.

Pupa è la contessa Maria Adele Carnevale: ereditò la villa dalla madre Mara Braida Carnevale, che l’aveva comprata nel 1935. Pupa era nata nel 1929 a Firenze, ma si era trasferita, come già aveva fatto la madre, nella tenuta di Pugliola a Lerici, con il marito e a Lerici è rimasta per tutta la sua lunghissima vita, ultima esponente di una nobiltà raffinata e colta, che ricercava e promuoveva il bello e che sapeva condividerlo anche con le classi sociali più umili.
Pupa fu amatissima dagli abitanti di Lerici per la sua generosità e per il suo carisma. Ancor prima di accordarsi con il Fai di La Spezia per fare in modo che la villa potesse essere aperta al pubblico, lei stessa aveva inventato occasioni per ospitare i bambini del comune ligure in merende primaverili organizzate nel parco o nelle annuali ricerche delle uova di cioccolato disseminate appositamente per i giovani ospiti nei giardini della villa. A dare l’ultimo aspetto alla villa Rezzola sono state le contesse Carnevali, madre e figlia.
Quando la madre di Pupa vi arrivò, nel 1936, la villa era praticamente vuota e lei dovette riarredarla da cima a fondo. Già con la contessa Mara Braida erano cominciate le aperture al pubblico: la famiglia Carnevale, alla fine degli anni ’40, diventò lo sponsor principale di una gara ciclistica che si svolgeva a Lerici e che è stata corsa fino a pochi anni fa, e in occasione dell’evento sportivo, corridori, giornalisti e semplici curiosi erano ospitati dalla contessa nella villa. Gli arredi presenti oggi risalgono all’allestimento voluto dalle contesse Carnevali: mobili, divani, tappeti, quadri, stampe, servizi di argenteria, porcellane, oggetti d’arte per un totale di circa 1500 pezzi, distribuiti tra saloni, sale da pranzo, una sala da gioco, una sala da musica volutamente ispirata alle sale di intrattenimento del Victoria and Albert Museum di Londra e poi ancora camere da letto, camere per gli ospiti, la serra, l’ombrario, le terrazze, la veranda e i giardini. Ma la storia della villa è assai più antica del passaggio e del segno lasciato da Pupa e da sua madre.

La prima costruzione era sicuramente di origine militare, data la posizione particolarmente strategica sul promontorio di Pugliola, sopra la vallata della Venere Azzurra, con un’incredibile vista sul golfo di Lerici, e risaliva al medioevo. Nulla più di una fortificazione e di una torre di vedetta che nel ‘700 vennero comprate dalla famiglia dei nobili Orazio ed Elisa Botti di Lerici, insieme a molti ettari di terreno coltivato, per lo più, ad ulivi e fin oltre alla metà dell’800 si chiamò Villa Botti. Nel 1865 venne comprata dall’imprenditore e ingegnere inglese George Henfrey che si occupava di giacimenti minerari e della produzione di vernici antiruggine per uso militare, e che vi restò fino al 1900 quando, diventato vedovo decise di tornare nel suo paese. Villa Botti venne venduta ai coniugi inglesi Helen Lavinia e William Percy Cochrane e cambiò volto e nome. I Cochrane erano ricchissimi proprietari di ferriere e miniere e produttori di ferro e, sebbene William Percy dovette dividere la sua grande eredità con il fratello, fu comunque in grado di poter vivere agiatamente nella villa alla Pugliola e soprattutto di realizzare moltissime opere di beneficienza per il comune di Lerici e dei suoi abitanti. I Cochrane non ebbero figli e decisero di adottare il borgo ligure non solo come loro residenza, ma anche come destinatario della loro eredità: costruirono strade, lavatoi, asili, portarono la corrente elettrica nelle frazioni più periferiche, contribuirono alla costruzione di reparti nell’ospedale di Sarzana e edificarono case, oltre, ovviamente a ristrutturare la villa secondo il loro gusto inglese ma in perfetta armonia con il contesto italiano in cui si trovavano. Il parco di tre ettari venne realizzato in stile mediterraneo con piante locali e piante esotiche: vi si trovano ulivi, lecci, cipressi, pergolati di glicine, piante da frutto e roseti accanto ad eucalipti, piante di canfora e magnolie. C’era il prato all’inglese e vasche e fontane all’italiana. Nonostante i molti atti di filantropia nei confronti della gente del posto, i Cochrane non riuscirono mai a farsi amare dai lericini, forse per la loro stretta frequentazione degli ambienti militari che a La Spezia, per volontà del governo italiano stavano favorendo lo sviluppo dell’industria bellica o forse, con più probabilità, per un atteggiamento di eccessiva superiorità che inficiava il valore delle loro donazioni. A confermare il carattere “ impossibile” di Cochrane fu, anche, lo scrittore inglese David Herbert Lawrence che ebbe modo di conoscere la coppia di Villa Rezzola, durante il suo soggiorno a Fiascherino e ne parlò in modo assai poco lusinghiero in una lettera a degli amici. Inoltre, come gran parte della nobiltà inglese che aveva scelto la Liguria e l’Italia come residenza per la villeggiatura, i Cochrane non avevano nascosto l’iniziale simpatia verso l’emergente fascismo. Nel 1911 il comune di Lerici assegnò a William Percy Cochrane la cittadinanza onoraria. La villa restò di proprietà dei Cochrane, che nel frattempo si erano separati, fino al 1935 quando, Helen, che era rimasta residente a Lerici mentre Percy si era trasferito a Menton, in Francia, per timore di ritorsione da parte dei fascisti, da cui gli inglesi avevano preso le distanze, decise di vendere la villa alla Società Immobiliare Ligure Siciliana che apparteneva alla contessa Mara Braida Carnevale.

Dal 2021 Villa Rezzola – la casa di Pupa – è gestita dal Fai che ha aperto le sue porte per visite guidate ogni weekend estivo fino al 12 settembre. Per la villa è pronto un piano di restauro da cinque milioni di euro che partirà a breve. Le Giornate di Autunno del Fai, previste per il 16 e il 17 ottobre, riapriranno eccezionalmente la villa prima della chiusura per i lavori di restauro.

La passeggiata che porta a Villa Rezzola parte da Barcola dove si può parcheggiare nei pressi del distributore di benzina e da dove, sulla destra parte una stradina che porta a Pugliola e dopo il paese a Villa Rezzola. Proseguendo oltre la villa si continua sul sentiero fino a Solaro e poi si scende fino alla Venere Azzurra. Il ritorno a Lerici è lungo la scalinata posta all’inizio del paese che prosegue fino a Barcola.

© Foto e percorso di Cristina Maioglio