Lo scrissero su dei volantini. Lo pensarono come unica soluzione possibile. Lo misero in atto, a grande rischio delle loro vite. Quando le donne di Carrara capirono che erano le sole rimaste a potersi opporre all’esercito tedesco che aveva già dato l’ordine di evacuare la città per farla diventare un campo di battaglia non esitarono. Non si spaventarono. E non lasciarono la città.
Il commando tedesco di stanza a Carrara era costretto alla ritirata e non aveva più nulla da perdere e molto da far pagare agli italiani, considerati traditori. Non era solo una minaccia quella di distruggere la città. Lo avrebbero fatto davvero. Era il 7 luglio 1944 ed era stato diffuso un bando che imponeva a tutti i civili di lasciare la città entro due giorni. La linea gotica dal 44° parallelo si stava spostando verso nord dietro la pressione degli americani e i tedeschi volevano che Carrara fosse deserta per rafforzare il fronte e contenerne la spinta. C’era un solo modo: via tutti. Via le donne, via i bambini. Gli uomini erano già saliti sui monti e si stavano organizzando in squadre partigiane. Le formazioni sulle Apuane, però, non erano ancora abbastanza preparate per potersi opporre all’esercito tedesco che occupava Carrara. Quello che si prospettava alle donne era di lasciare le proprie case, tutto quel poco che erano riuscite a salvare dalla guerra, i loro terreni, le loro uniche fonti di sostentamento.
I tedeschi erano convinti che l’evacuazione sarebbe stata una semplice formalità: loro avevano armi in abbondanza e di fronte avevano solo un gruppo di donne. Non avevano calcolato che quelle donne erano forgiate nello stesso marmo che caratterizzava da sempre la loro città. Dure e resistenti, non se ne andarono. Anzi. Sfidarono il comando tedesco con una manifestazione pacifica, ma di enorme significato e coraggio. Da quello che per secoli era il cuore di Carrara, il mercato di piazza delle Erbe, iniziarono la ribellione rovesciando a terra i banchi con la verdura di fronte ai soldati che presidiavano la città e poi, indomite, scesero lungo la via Garibaldi, che da allora venne chiamata via 7 luglio, fermandosi sotto la palazzina dei tedeschi per urlare: “Non ce ne andiamo”. I tedeschi bloccarono la strada dai due lati per intrappolarle e puntarono loro addosso le mitragliatrici. Nemmeno questo le spaventò. Si misero a cantare, si sdraiarono a terra e ripeterono che non avrebbero lasciato la città. Mai. E i tedeschi non riuscirono ad andare avanti. Furono costretti a fermare l’ordine di abbandonare la città. Carrara non fu mai evacuata, neppure nei mesi successivi quando invece questa sorte toccò a Massa e a Montignoso. Il mercato della frutta e della verdura, in piazza delle Erbe, non c’è più da quasi 50 anni. Su una grande parete che si affaccia sulla piazza c’è un murale che ritrae il volto di Francesca Rolla una delle donne del 7 luglio che per moltissimi anni fu la memoria vivente di quell’impresa. E accanto a lei c’è una scritta: “Non abbandonare la città” e forse un’eco lontana di quel sussurro e di quell’immenso coraggio che quasi 80 anni fa, salvò Carrara.

